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La dichiarazione di dissesto finanziario, assunta dal Consiglio comunale,  è un atto di assoluta gravità, di cui percepiamo tutte le implicazioni. Era comunque una scelta obbligata, perché la situazione finanziaria dell’Ente è oramai incontrovertibile.

La relazione dei Revisori dei conti parla chiaro,  e denuncia una disinvolta  gestione  delle risorse pubbliche,  lungo il primo decennio degli anni 2000, in cui gli  accertamenti aumentati a dismisura,  ed ai quali non corrispondevano effettive entrate,determinavano residui attivi inesigibili, e gli avanzi di amministrazione fittizi  alimentavano  la spesa corrente, in costante aumento,   da un anno all’altro.
Un periodo in cui  i trasferimenti statali e regionali erano assai consistenti, nel quale, eppure, si sono sperperate ingenti  risorse e si sono accumulati milioni e  milioni di debiti.
Nel maggio del 2012 ci siamo candidati a governare questa Città, che era già sull’orlo della bancarotta, con una procedura avviata da parte della Magistratura contabile.
Abbiamo tentato un salvataggio, in extremis, aderendo alla legge “salvacomuni”,ed abbiamo ottenuto l’approvazione del piano dalla Corte dei Conti.
Ma la legittima pretesa dei creditori a riscuotere subito quanto spettante ha fatto saltare il banco.

Adesso si aprono due distinte e parallele fasi: una è legata all’accertamento delle responsabilità da parte della Corte, al
quale, anche noi ci sottoponiamo, chiedendo,  sin d’ora,  che chi ha sbagliato paghi e rifonda i cittadini. L’altra è il risanamento, che sempre consegue al disseto. Perché comunque sia la Città ne uscirà certamente risanata e potrà guardare al futuro con più ottimismo.
In fondo, ciò che conta è la verità. Ed il dissesto è una strada dolorosa ma che conduce all’accertamento della verità.

Il sindaco
Rosario Lapunzina

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