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L’Imu agricola, noi riteniamo, non ha ragione di esistere: come si fa a tassare uno strumento imprescindibile per la vita e il lavoro agricolo? Come si può pretendere una tassa su un bene strumentale per la produzione non solo di cibo ma anche di benessere per la comunità tutta? Pone questi interrogativi AGIA-CIA.
Il governo italiano – dice l’associazione – continua a sbandierare slogan a favore del ritorno dei giovani in agricoltura, continua a dire che il futuro del nostro bel Paese siamo noi e che l’agricoltura sarà il volàno per farci uscire dalla crisi e poi ci obbliga a pagare un’imposta iniqua non sulla produzione, ma addirittura sullo strumento per produrre, a prescindere da quanto quel terreno abbia reso e dato in termini economici all’agricoltore, a prescindere se sia stato vittima di calamità o altri eventi incontrollabili.
Nonostante la dichiarata attenzione verso i giovani e la centralità dell’agricoltura per far ripartire l’Economia l’IMU si trasferisce per intero sul costo per l’utilizzazione del fattore terra, in mancanza di specifiche deroghe nel caso di uso a titolo gratuito o affitto per i giovani.
Lo stesso governo – conclude – sottolinea come siano troppi ad oggi i terreni rimasti abbandonati negli anni e poi, con quest’IMU , incentiva l’abbandono del settore agricolo, esorta i nostri padri agricoltori ad abbandonare un comparto in perenne difficoltà e noi giovani a gettare la spugna e cercare un’alternativa migliore e con meno rischi dal punto di vista economico.
Quella stessa Italia che, in Expo, sta facendo dell’agroalimentare il suo punto di forza, che si sta facendo bella agli occhi del mondo anche con il lavoro degli agricoltori, li ricompensa con quest’indegna moneta. Ecco perché diciamo NO all’Imu agricola.

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