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La portavoce alla Camera dei Deputati del M5S Giulia Di Vita deposita un interrogazione al Ministro della Salute Lorenzin sulla chiusura del Punto Nascite di Cefalù
La nostra portavoce del MoVimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati – scrive il M5S di Castelbuono – Giulia Di Vita ha depositato una interrogazione al Ministro della Sanità Beatrice Lorenzin sulla chiusura del Punto Nascite di Cefalù. Questa segue alla interrogazione del Porta Voce del M5S all’ARS Salvatore Siragusa all’Assessore Lucia Borsellino, con la speranza che questi atti possano contribuire a mettere l’attenzione a un problema che sta molto a cuore a tutti i cittadini dei paesi Madoniti che usufruiscono di questa importantissima struttura sanitaria che non può essere oggetto di indiscriminati ed ingiustificati tagli da parte del del Governo Nazionale.

Il testo dell’interrogazione
premesso che: con decreto del 14 gennaio 2015, «Riqualificazione e rifunzionalizzazione della rete ospedaliera-territoriale della Regione Sicilia», l’assessorato alla salute siciliano ha stabilito la chiusura, tra gli altri, del punto nascite presso il comune di Cefalù, poiché non raggiungente la soglia minima di 500 parti all’anno fissata dal decreto Balduzzi del 2012;

in base a quanto previsto dai successivi decreti attuativi assessoriali la ginecologia del San Raffaele Giglio dovrà quindi esser chiusa con urgenza entro il 30 aprile;
sulla questione del punto nascite di Cefalù si era già pronunciato nel recente passato il Tar di Palermo;
nel 2011, infatti, i giudici amministrativi avevano disposto la sospensiva della chiusura del punto nascite, nonostante il piano di riordino dell’allora assessore regionale alla salute Massimo Russo, ritenendo che le motivazioni dei tagli erano inconsistenti e ribadendo che l’ospedale San Raffaele Giglio, gestito da una fondazione, manteneva un carattere pubblico, oltre la qualità dei servizi di una struttura di «terzo livello» con una presenza di specialisti e personale sanitario 24 ore su 24 ore. Lo standard di assistenza venne ritenuto perfino superiore a quello offerto dall’ospedale di Termini Imerese al quale il punto nascite doveva essere accorpato. Il Tar aveva quindi ordinato all’assessore di rimodulare il piano;
nel 2013, però, dopo un periodo di congelamento del piano di riordino assessoriale nel 2012, il Tar, ribaltando l’esito della precedente pronuncia, confermava la chiusura del punto nascita di Cefalù, salvando invece quello di Termini Imerese, respingendo così il nuovo ricorso presentato dal comune di Cefalù. Nel caso vennero considerate decisive la breve distanza da Termini Imerese e il carattere della struttura dell’ospedale San Raffaele Giglio che essendo gestito da una fondazione – sostenne il Tar – «non può essere totalmente assimilato a una struttura pubblica in senso stretto qual è il presidio ospedaliero di Termini Imprese»;
a distanza di due anni da allora la questione del punto nascita di Cefalù torna dunque a far capolino nel panorama, invero già critico, della sanità regionale siciliana;
contro l’ufficializzazione della chiusura della struttura disposta in base al piano dell’assessore regionale per la salute, Lucia Borsellino, si è svolta la scorsa settimana nel pieno centro di Cefalù una manifestazione di alcune centinaia di persone, tra cui donne e bambini, che in corteo sono arrivate in piazza Duomo sfilando dietro uno striscione che spiegava il senso della protesta: «Chi chiude il centro nascite dice no alla vita»;
in merito il sindaco di Cefalù, Rosario Lapunzina, ha annunciato che presenterà un nuovo ricorso amministrativo, certo dell’esito – si dice – alla luce della nuova composizione interamente pubblica della fondazione «Giglio»: «Se nel luglio 2013 i giudici del Tar giustificavano la scelta della Regione di mantenere Termini e chiudere Cefalù, entrambi sotto la soglia dei 500 parti l’anno, in virtù della natura pubblica del primo, – ha dichiarato Lapunzina – oggi questo elemento di motivazione può venir meno, privilegiando di contro il più giusto criterio della territorialità e della sicurezza, che vede il centro di Cefalù decisamente più distante dagli ospedali palermitani, rispetto a quello termitano»;
secondo il primo cittadino di Cefalù la decisione regionale di chiudere il centro sarebbe stata assunta sulla base delle pressioni del Ministro Beatrice Lorenzin dopo la morte della piccola Nicole tra Catania e Ragusa. «Malgrado le pressioni del ministro – ha aggiunto Lapunzina – la Regione avrebbe potuto esercitare la sua autonomia e trovare una soluzione diversa, come è stato fatto per esempio per gli ospedali di Corleone e di Petralia Sottana»;
l’ospedale di Cefalù è una struttura che, nel settore, ha dimostrato invece di saper crescere in qualità e nel numero di parti; che è una struttura pubblica a servizio di un territorio molto vasto, non di certo inferiore, per numero di parti, per efficienza, pulizia e professionalità, ad altri centri nascita che sono rimasti inspiegabilmente aperti;
nel 2014 il totale dei parti è stato di 420 con un incremento, rispetto al 2013, di circa il 15 per cento; dal 1o gennaio 2015 ad oggi la struttura ha avuto un incremento di 20 parti rispetto allo stesso periodo del 2014; se dovesse continuare questo trend positivo per il resto dell’anno nel 2015 si stima che verrà certamente superata la soglia dei 500 parti;
l’ospedale di Cefalù, rispetto ad altri punti nascita con più di 500 parti l’anno, possiede invero un considerevole livello di efficienza, disponendo attualmente di ginecologo di guardia 24/h, pediatra neonatologo di guardia 24/h, ostetrica di guardia 24/h, anestesista di guardia 24/h, laboratorio d’analisi, centro trasfusionale e radiologia con TAC e RM attivi 24/h, per una U.O. composta complessivamente da 8 medici ginecologi, 4 medici pediatri, 6 ostetriche, 6 infermiere professionali e 3 operatrici socio sanitarie;
si aggiunga, infine, che ad oggi il punto nascite di Cefalù ha la peculiarità di poter servire utilmente, riducendo così i disagi consequenziali, quei comuni delle Madonie che per difficoltà di collegamenti stradali arrivano a distare, come nel caso di Isnello (PA), tra i 55 e i 60 minuti di tortuoso percorso stradale, soprattutto montano, dal punto nascite più vicino, che dal 30 aprile diverrà quello di Termini Imerese, oltretutto non considerando il caso delle condizioni climatiche avverse, con le grandinate e nevicate interessanti non di rado il territorio di cui si discute –:
se il Ministro interrogato sia al corrente di quanto illustrato in premessa;
se sia vero che il Ministro abbia fatto pressioni perché si giungesse alla chiusura del punto nascita di Cefalù e, se così fosse, se non ritenga, alla luce delle considerazioni fatte in premessa, di intervenire al fine di correggere quello che appare agli interroganti un chiaro errore di valutazione da parte del Ministro, considerata l’importanza di mantenere quantomeno un’unità operativa di ginecologia-ostetricia per le emergenze.

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