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Ignazio Buttitta, Sandro Pertini, Vincenzo Consolo ne scrissero. Antonio Gramsci e Umberto Terracini vi polemizzarono. Monarchici, socialisti, comunisti, popolari, fascisti, l’apparato clericale e gli stessi
anarchici ne conobbero la penna caustica.

Paolo Schicchi, anarchico individualista, da Collesano, nel petto delle Madonie siciliane, ha attraversato la storia d’Italia, tra monarchia, dittatura e repubblica, testimone dei principali avvenimenti dell’Otto-Novecento.

Pubblicista, fondatore di periodici d’area, intellettuale eccentrico e dalla vasta cultura, bombarolo per magistrati e benpensanti, girovagò da clandestino, tra espulsioni e inseguimenti delle polizie di mezza
Europa, trascorrendo in galera buona parte della sua vita.

Come un Che Guevara ante litteram volle sbarcare a Palermo da Tunisi per portare, fallendo, la rivoluzione e spronare il popolo a sollevarsi contro il regime fascista. I comunisti ne vollero fare un padre costituente
alla fine del secondo conflitto mondiale, ma per tutta risposta li fece caracollare giù dalle scale della Clinica Noto di Palermo, dove risiedeva ormai da alcuni anni quale confinato prima e celebrato antifascista
dopo.

Un personaggio romantico, da fiction televisiva, immerso nella sua forte contraddizione caratteriale, culturale e ideologica, che l’ultimo pronipote in linea retta ha raccontato grazie all’immenso patrimonio
documentario conservato nell’archivio di famiglia e mescolato ai ricordi d’infanzia.

Saluti:
Giovanni Battista Meli, sindaco di Collesano
Fausto Amato, assessore alla Cultura
Giuseppe Federico, presidente del Circolo culturale “Monte d’Oro”.

Relazioni:

prof. Rosario Termotto, Storico, con un intervento dal titolo “Profilo storico di Collesano tra Ottocento e Novecento”;

Natale Musarra, Curatore dell’Archivio Storico degli Anarchici Siciliani, con un intervento dal titolo “Paolo Schicchi e l’anarchismo siciliano e internazionale”.

Arianna Attinasi, Editrice
Nicola Schicchi, autore del libro e pronipote di Paolo
Antonino Cicero, curatore

Intervento musicale di Moffo Schimmenti.

 

In copertina, che fa un po’ pop art, un Paolo Schicchi del 1915: un cinquantenne in giro per l’Italia a scrivere e polemizzare.

Di lì a poco avrebbe conosciuto nuovo carcere e rinnovate privazioni per mano di quel Benito Mussolini aiutato in Svizzera qualche anno prima. Paolo, infatti, aveva appreso che era fuoriuscito un giovane italiano di idee rivoluzionarie, che versava in disastrose condizioni economiche. Pensò allora d’inviargli del denaro (anche di una sottoscrizione). Ma poi la dittatura sciolse tutto.

Le sue invettive si scaglieranno, dagli anni Venti in poi, principalmente, contro Casa Savoia e i fascisti. Ma incrocerà il suo dire caustico ancora contro comunisti, socialisti, democratici e anarchici. Senza dimenticare l’apparato clericale.

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