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Discorso del Sindaco di Cefalù Rosario Lapunzina – Capaci di non dimenticare -Cefalù, Teatro “S. Cicero”, 23 maggio 2015

Nell’esprimere la mia emozione nel prendere parte alla manifestazione odierna, desidero porgere all’uditorio il saluto di S.E. Reverendissima Mons. Vincenzo Manzella, Vescovo della Chiesa Cefaludense, il quale, impegnato con le celebrazioni della veglia della festa liturgica della Pentecoste, mi ha chiesto di farmi tramite rivolgendo in sua vece gli attestati di vivo apprezzamento e di sincera condivisione della presente iniziativa con la quale si intende non solo commemorare il XXIII anniversario della strage di Capaci ma ancora di più mantenere vivo il ricordo degli uomini che hanno sacrificato la loro vita per la difesa dello Stato, della legalità e dei valori democratici e la lotta alla mafia, al malaffare, alla corruzione.
Paolo Borsellino nel suo ultimo discorso pubblico, pronunciato il 25 giugno 1992 nel corso di una manifestazione, ebbe a dire: Io sono venuto questa sera soprattutto per ascoltare. perché ritengo che mai come in questo momento sia necessario che io ricordi a me stesso e ricordi a voi che sono un magistrato. E poiché sono un magistrato devo essere anche cosciente che il mio primo dovere non è quello di utilizzare le mie opinioni e le mie conoscenze partecipando a convegni e dibattiti ma quello di utilizzare le mie opinioni e le mie conoscenze nel mio lavoro. In questo momento inoltre, oltre che magistrato, io sono testimone. Sono testimone perché, avendo vissuto a lungo la mia esperienza di lavoro accanto a Giovanni Falcone, avendo raccolto tanti ricordi[…] debbo per prima cosa assemblarli e riferirli all’autorità giudiziaria, che è l’unica in grado di valutare quanto queste cose che io so possono essere utili alla ricostruzione dell’evento che ha posto fine alla vita di Giovanni Falcone, e che soprattutto, nell’immediatezza di questa tragedia, ha fatto pensare a me, e non soltanto a me, che era finita una parte della mia e della nostra vita.
Con queste poche parole il magistrato, che più di ogni altro fu amico di Giovanni Falcone e che con lui condivise gli alti ideali che lo portarono ad immolare la propria vita per la loro affermazione, presenta alcuni punti chiave che devono guidarci nel nostro agire. La capacità di ascolto, che è la base dell’autentico dialogo su cui si fonda la democrazia, il valore del ricordo e della testimonianza inteso come capacità di mantenere vivido l’esempio lasciatoci da coloro che con l’estremo sacrificio ci hanno rivelato quell’autentico senso del dovere nel quale, come amava sostenere Giovanni Falcone, risiede la nostra umana dignità.
Con questa consapevolezza siamo qui per testimoniare la volontà di farci carico della lotta alla mentalità mafiosa, l’impegno di prendere posizione contro ogni forma di violenza e di sopruso, di dare speranza ai nostri giovani, creando le condizioni per nuove opportunità di lavoro onesto e dignitoso e una autentica collaborazione tra le istituzioni e i cittadini per raggiungere un vero progresso civile e morale.

Nel giorno in cui ci inchiniamo ad onorare la venerata memoria di: Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonino Montinaro, vogliamo celebrare anche il riscatto del popolo siciliano.
Cinquecento chili di tritolo non hanno fermato le idee di un uomo.
Non hanno fermato Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e coloro che ne hanno raccolto il testimone.
Nell’anno in cui si celebra il Settantesimo anniversario della Resistenza, crediamo che ci sia bisogno di una nuova Resistenza contro l’illegalità. Una nuova Resistenza che si rende possibile grazie a leggi più incisive. Saluto con favore, a tal proposito, la recentissima approvazione, da parte del Parlamento, di due importanti leggi contro la Corruzione e i reati ambientali, con il contestuale inasprimento delle pene previste dall’articolo 416/bis, ossia l’associazione mafiosa. Norme queste, non certo risolutive ma che costituiscono, comunque, un segnale importante dell’attenzione dello Stato.
Tuttavia, questo non basta, poiché come diceva Antonino Caponnetto, la mafia teme di più la scuola che la magistratura. Abbiamo dunque bisogno di una nuova speranza che non può che venire dalla scuola e dalle principali agenzie educative, in primo luogo la famiglia.
Dobbiamo dunque essere Capaci di non dimenticare, come recita lo slogan della manifestazione, perché il ricordo di quel 23 maggio del 1992 non è un fatto privato ma è divenuto memoria collettiva di una intera generazione. La generazione sulla quale riponiamo tutta la nostra speranza di cambiamento per la nostra amata terra di Sicilia.
E’ necessario l’impegno di tutti per affermare una parola meravigliosa: legalità.
Legalità vuol dire: convivenza civile, rispetto delle regole, libertà, democrazia. Una parola che racchiude, nei suoi molteplici significati, l’idea di una società più giusta, più libera, più democratica.
Anche qui a Cefalù, ognuno deve fare la propria parte, con il proprio lavoro, con il proprio esempio, con la propria vita. Accanto all’impegno delle forze di polizia e dei rappresentanti delle istituzioni locali è fondamentale il ruolo di tutta la società civile.
Noi Amministratori e rappresentanti delle istituzioni, siamo chiamati al principale dei nostri doveri di cittadini, ancor prima che di uomini e donne investiti di responsabilità pubbliche: onorare e rispettare lo Stato.
L’illegalità deve essere contrastata con un’adeguata azione di formazione civile e culturale.
Una società che preferisca l’accomodamento, il lasciar andare, il quieto vivere, rinuncia di fatto alla vita, alla dignità, all’autorevolezza necessaria per l’esercizio dei propri diritti.
La legalità, però, non è un valore in quanto tale: è l’anello che salda la responsabilità individuale alla giustizia sociale, l’io e il “noi”. Per questo non bastano le regole. Le regole funzionano se incontrano coscienze critiche, responsabili, capaci di distinguere, di scegliere, di essere coerenti con quelle scelte. Il rapporto con le regole non può essere solo di adeguamento, tanto meno di convenienza o paura. La regola parla a ciascuno di noi, ma non possiamo circoscrivere il suo messaggio alla sola esistenza individuale: in ballo c’è il bene comune, la vita di tutti, la società.
E allora, la parola d’ordine deve essere formare coscienze critiche; solo così si potrà avere una democrazia compiuta; solo per questa via la battaglia per la legalità potrà essere vinta; solo in questo modo potrete concorrere, pienamente, alla costruzione di una nuova stagione per la nostra Sicilia, per la nostra Nazione, per le donne e gli uomini di domani.

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