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La giornata è cominciata in un delizioso angolo di Paradiso: L’area attrezzata di Tiberio[1].

gole tiberio2Un’area fruibile dai piccoli “salotti” a più livelli dove i fiori d’oleandro contornano lo steccato in legno; la pietra viva dei muri mostra un carattere di notevole effetto decorativo dove il fascino naturale si fonde con l’armonia dei suoi colori che si uniscono all’arte scultorea di Mario Scacciaferro, un operaio forestale che con semplice raffinatezza pone i suoi bassorilievi in legno in punti strategici che ben ci stanno nel contesto ambientale: la testa di una cavallo (per es.) è un segno distintivo della presenza, pressoché costante, di cavalli. Il pagliaio dalle sembianze antiche espressione del passato; la fontana, simile ad un pozzo, rivestita in legno ed altre in pietra; gli efficienti e invitanti servizi; la pulizia decorosa che dà dignità a un ambiente naturale. Il rispetto del luogo si deve all’attenzione e all’opera lungimirante dell’ Azienda forestale capitanata dall’Agente Tecnico Mauro Scialabba e alla sorveglianza dei suoi attenti operatori. Per questo l’Associazione “L’Approdo” sente il dovere di manifestare la simpatia e il riconoscimento verso i sorveglianti in servizio. I signori Mario Scacciaferro e Angelo Gatta, con la loro gentilezza e disponibilità, hanno, infatti, facilitato la permanenza nell’area che ho già definito “Angolo di paradiso”.

Nella seconda parte della giornata un’altra sorpresa in un luogo apparentemente enigmatico: “Le gole di Tiberio” o “Miricu”[2] Un altro eden tra le rocce e le acque del fiume Pollina.

Sensazioni davvero uniche poter filmare, con una mia videocamera, il percorso su un gommone guidato da mani esperte; attraversare il canyon sulle acque chete con accanto le pareti di solide rocce convergenti verso il cielo levigate dalle acque invernali impetuose; sentire il gracidio delle rane, il gracchiare dei corvi, il cinguettio di altri uccelli mentre lo sguardo si posa su un fossile risalente ad una immisurabile cronologia geologica è come vivere e scrutare il passato, come ammirare un ecosistema in cui l’uomo è “invasore”. Quelle grotte, il verde lussureggiante, i colori di alcune rocce, la brillantezza delle acque, è come navigare su un tappeto vellutato che, al passaggio dei naviganti, si ricompone. A volte è facile descrivere le bellezze di un luogo; altre volte è difficile perché le parole non bastano, non sono appropriate per narrare le meraviglie che meritano un linguaggio da veri scrittori e, purtroppo, non credo di essere la persona giusta.

Le gole di Tiberio mi portano a immaginare una “guerra”, una battaglia tra la massa minerale e quella molecolare dell’acqua che dura da sempre, mai una tregua invernale. Ancora oggi le battaglie  continuano tra le meraviglie del luogo. Per fortuna l’estate è sinonimo di quiete, una pace silenziosa che ci permette di ammirare, riflettere e sognare.

Per concludere, una nota di merito va data alle donne approdiane per il loro coraggio positivo e convincente che hanno sfidato e vinto le incertezze di alcuni uomini. Io, coinvolto dal loro entusiasmo, ho deciso di partecipare e  grazie all’esempio del gentil sesso, ho potuto provare e documentare le mie personali sensazioni che, sicuramente, sono uguali a quelle di persone sensibili amanti della natura: sensazioni coinvolgenti vissute e da rivivere.

Un grazie sentito va rivolto al sig. Giovanni Nicolosi che, coadiuvato da altri giovani, è stato la guida tinta di sicurezza ed entusiasmo. Un personaggio da ammirare per l’affetto che nutre verso il paese natio e i luoghi che lo circondano. Un altro ringraziamento è dovuto alla Signora Loredana Cassata che, con i suoi mezzi, ha facilitato il raggiungimento dell’agognata meta.

Infine, un doveroso ringraziamento al Consiglio Direttivo dell’Associazione “L’Approdo”, a tutti i partecipanti, allo staff e, in particolare, Antonio Giordano instancabile e tenace trascinatore che si pone come esempio da  assecondare affinché l’Associazione si arricchisca di nuove esperienze e di conoscenze storiche e culturali.

Lucio Vranca   

[1] Comune di San Mauro C.de (PA)

[2] “U’ Miricu (ombelico), per via di una leggenda legata alla capacità di questo punto di inghiottire tutto quello che si trova nel letto del fiume e trasportarlo a mare”

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