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I Carabinieri della Compagnia di Palermo San Lorenzo hanno condotto, dalle prime ore del mattino, una vasta operazione antidroga, con l’esecuzione di 23 misure cautelari, di cui 15 in carcere e 8 (tra arresti domiciliari e obbligo di presentazione alla P.G.), emesse dal G.I.P. del Tribunale di Palermo, Dottoressa Daniela Cardamone, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di altrettanti indagati ritenuti responsabili, a vario titolo di “associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti” e “produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti”, per essersi associati col fine di commettere, in concorso tra loro e con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, i reati di detenzione ai fini di spaccio e cessione sostanza stupefacente del tipo cocaina, eroina, hashish e marijuana.
L’esecuzione dei provvedimenti conclude una complessa attività investigativa sviluppata dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Palermo San Lorenzo sotto la direzione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo (Procuratore Aggiunto Dott.ssa Teresa Principato e Sostituto Procuratore Dott. Siro De Flamminies) come naturale prosecuzione dell’attività investigativa – denominata “Horus”- culminata nel gennaio 2014 con l’arresto di 33 persone.
Le indagini riguardano le piazze di spaccio nel quartiere “Zisa”, in particolare tra le vie Gualtiero Offamilio, Matteo D’Aiello, Bernardo Cabrera, Regina Bianca e Alcadino da Siracusa, monopolizzate dagli illeciti traffici dei malviventi che le presidiano quotidianamente, ad ogni ora, e divenuto punto di riferimento per qualsiasi soggetto che voglia acquistare facilmente dello stupefacente.
Con l’intento di disarticolare in maniera definitiva il gruppo criminale, capace di sopravvivere e rinnovarsi nonostante le numerose operazioni di contrasto portate sinora a termine dalle Forze di Polizia, gli investigatori hanno predisposto un complesso sistema di videosorveglianza, dotato di moderni strumenti tecnologici, garantendo una costante e quotidiana osservazione degli illeciti traffici.
A riscontro delle 23 misure cautelari eseguite oggi sono state documentate centinaia di “cessioni”, per introiti giornalieri stimati in oltre 2.000 euro, che hanno portato, in pochi mesi di attività, a:
– segnalare 22 persone alla Prefettura di Palermo per “uso personale di sostanze stupefacenti”;
– arrestare 13 persone e denunciarne altre 13 per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti;
– sequestrare circa 2 kg di sostanze stupefacenti tra COCAINA, EROINA, HASHISH e MARIJUANA per un valore complessivo di svariate migliaia di euro, oltre alla somma contante di 1.000 euro circa, provento dell’illecita attività di spaccio.
L’attività d’indagine ha delineato le caratteristiche di 2 associazioni criminali finalizzate allo spaccio di sostanze stupefacenti, l’una del tipo “hashish” e “marijuana”, l’altra del tipo “cocaina” ed “eroina”, dotate di strutture tendenzialmente gerarchiche per individuare le fonti di approvvigionamento della sostanza, condividere le basi logistiche utili per lo stoccaggio, il taglio ed il confezionamento al dettaglio della sostanza, piazzare sul mercato lo stupefacente e dividerne i frutti, accettando i conseguenti rischi di un’attività vista come un vero e proprio “lavoro” dai giovani pusher.
L’associazione dedita ad “hashish” e “marijuana”, con a capo Luca Giardina e Umberto Machì, quella operante nel settore della “cocaina” e dell’ ”eroina” capeggiata da Antonino Stassi e Claudio Missaghi dall’altro.
Dalle indagini, inoltre, è emersa la partecipazione di altre famiglie della zona negli illeciti traffici, come dimostrato dai diversi e stretti rapporti di parentela intercorrenti tra gli indagati, nonché dalle veementi reazioni di tutti gli abitanti del quartiere in occasione degli interventi dei Carabinieri. In effetti, si è evinto che gli illegali traffici costituiscono l’unica vera e propria fonte di sostentamento di interi nuclei familiari residenti nel quartiere, per i cui componenti queste attività costituiscono la principale occupazione quotidiana. Tali interessi hanno assicurato la pressoché totale connivenza degli abitanti della zona, i quali avevano tutto l’interesse a non ostacolare le condotte illecite degli spacciatori.
La conduzione esclusivamente familiare delle attività di spaccio è di tutto rilievo nell’organizzazione che smercia eroina e cocaina, costituita dai membri delle famiglie Catalano, Missaghi e Cardinale, tutti tra loro imparentati. In tal caso, ad una parvenza di legalità costituita dalla gestione di un minimarket posto all’incrocio tra via S. De Perche e vicolo Alcadino da Siracusa, fanno fronte i traffici illeciti costituiti dalla vendita a clienti abituali di dosi di cocaina e di eroina. Le immagini registrate dai Carabinieri hanno dimostrato come l’attività degli indagati si svolgesse in maniera frenetica nell’angusto vicolo, permettendo di delineare compiti e ruoli degli indagati, i quali, come api operose, si spostavano tra il minimarket e le proprie abitazioni per soddisfare le richieste degli acquirenti. La dinamica osservata è sempre la stessa e consiste nel ricevere l’ordinazione dal tossicodipendente in prossimità dell’esercizio commerciale, nel recarsi presso una delle abitazioni poste al civico 3 o al civico 4 del vicolo, comunicare l’esigenza ad un complice presente all’interno dell’abitazione e ricevere da questi la sostanza, frequentemente attraverso un paniere calato dal balcone, talvolta, invece, afferrando al volo le dosi lanciate, prima di consegnarle, in cambio della somma di denaro pattuita, al cliente. L’uso del paniere ha rappresentato una costante per i trasferimenti dello stupefacente, soprattutto nel caso degli indagati già sottoposti agli arresti domiciliari. Allo stesso modo è stata rilevata la procedura di approvvigionamento delle scorte di droga, sovente fornite da Stassi al Missaghi e da questi agli altri complici, così come significativo è l’apporto fornito dalle donne delle famiglie, sempre pronte a spostare droga e denaro all’interno di un borsello fucsia dal minimarket alle abitazioni.
L’associazione dedita allo spaccio di hashish e di marijuana ha, invece, stabilito il suo centro nevralgico all’interno del condominio di via Re Tancredi dove risiedono Luca Giardina, per il quale nemmeno gli arresti domiciliari cui era sottoposto hanno rappresentato un freno per la gestione delle attività illegali. Proprio dalla finestra dell’abitazione di Luca Giardina, posta al piano terra, sono stati registrati interessanti incontri tra gli indagati, rilevando come l’arrestato domiciliare fosse solito scavalcare quella finestra per rientrare repentinamente nell’abitazione in caso di allarme.
Le attività illecite di entrambi i sodalizi sono caratterizzate da una gestione accentrata da parte di due nuclei familiari, i quali si sono avvalsi di diversi pusher per la perpetrazione delle attività criminali. I numerosissimi episodi di spaccio documentati dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Palermo San Lorenzo hanno dimostrato come giovani ma esperti spacciatori, con differenti funzioni e compiti, fossero dediti alla sistematica cessione “al minuto” di sostanze stupefacenti, utilizzando comuni fonti di approvvigionamento della sostanza, basi logistiche utili per lo stoccaggio, il taglio ed il confezionamento dello stupefacente da piazzare sul mercato. È risultato evidente come le dinamiche criminali monitorate dagli investigatori non consistano nello spaccio in strada da parte di qualche giovane sprovveduto, ma risultino incardinate in attività sapientemente organizzate. I due gruppi criminali, rimodulando le strategie operative, hanno provato a tenere testa ai colpi inferti dai Carabinieri che, a riscontro delle risultanze investigative, hanno arrestato diversi pusher in flagranza di reato, sequestrando la sostanza stupefacente già suddivisa in dosi pronte per lo spaccio. Ogni tentativo da parte degli indagati di eludere le investigazioni – facendo convergere nelle vie adiacenti gli acquirenti e cambiando i nascondigli delle dosi -, però, è risultato vano.
I gruppi erano dotati di vari nascondigli utilizzati dai pusher, predisposti nelle immediate vicinanze della zona di spaccio (motorini, usci delle porte, segnali stradali, passaruota delle auto, grondaie, fori nei muri e nei marciapiedi, persiane, aiuole), dove provvedevano a depositare periodicamente il denaro provento delle cessioni e le dosi di stupefacente.
Particolare emblematico è l’indifferenza e la connivenza degli abitanti del quartiere nei confronti degli spacciatori, infatti sono stati monitorati:
– bambini che giocano tranquillamente a pochi passi dai pusher, impegnati nelle illecite attività, e con cui spesso dialogano;
– proprietari dei mezzi utilizzati quali nascondigli per lo stupefacente che, consapevoli di tale attività, chiedono “gentilmente” ai pusher di cambiare luogo di occultamento poiché devono andare via;
– numerose persone (sia residenti che parenti e conoscenti degli indagati) che accorrono provando ad ostacolare l’operato dei Carabinieri intervenuti per arrestare un pusher e sequestrare lo stupefacente e che poi, una volta che i militari hanno lasciato i luoghi, fanno capannello commentando con fare concitato l’accaduto.
Nella piazza operavano costantemente, su turni giornalieri (mattina – pomeriggio – sera), 2/3 soggetti che fungevano da “pusher”, “cassieri/rifornitori” e “vedette”. Per rendere più complessa l’individuazione della cessione e la configurazione del reato, gli spacciatori operavano in totale sintonia tra loro effettuando gli scambi in concorso (nessuno aveva mai la disponibilità diretta ed immediata di un quantitativo di droga che potesse di per sé integrare la detenzione ai fini di spaccio) sotto la stretta sorveglianza delle vedette che provvedevano sia ad avvertire del passaggio di pattuglie delle Forze dell’ordine che ad indirizzare gli acquirenti (i quali è captato che si rifornissero di sostanza stupefacente più volte nell’arco della stessa giornata), altamente “fidelizzati”, come testimoniano scene di soggetti che, dopo essere stati fermati e segnalati per uso personale dai militari, tornavano a comprare la droga.
Le indagini hanno comprovato che tutto lo stupefacente veniva ceduto con identico confezionamento (involucri di cellophane trasparente chiuso con la spillatrice per la marijuana; stecche prive di involucro per l’hashish; involucri di plastica colorata chiusi “a caldo” per l’eroina e per la cocaina).
I numerosi interventi effettuati dai Carabinieri, a riscontro dell’attività di indagine in corso, hanno permesso di stilare una sorta di “prezzario” della droga, a seconda del tipo di sostanza stupefacente e del peso della singola dose. Tra l’altro è emerso come, in una perfetta logica di mercato, acquistando maggiori quantitativi si ottenessero sconti sul prezzo: infatti a fronte dei 15 € pagati per una dose da ¼ di grammo, il costo di una dose da 1 gr. era di appena 30 €.
Nell’ambito del gruppo, i ruoli di pusher o vedetta erano assolutamente intercambiabili anche nell’arco della medesima giornata. In caso di arresto di alcuni spacciatori, il gruppo garantiva la prosecuzione dell’illecita attività, la quale assumeva in alcuni momenti l’aspetto di una vera e propria “catena di montaggio”.
In particolare, nei momenti immediatamente successivi agli interventi delle Forze dell’Ordine, i soggetti più esperti delle associazioni criminali – spesso gli stessi promotori – si occupavano di controllare i vari nascondigli per recuperare eventualmente del “materiale” non trovato dai militari, redistribuire lo stupefacente ai nuovi spacciatori, reindirizzare il traffico di acquirenti nei vicoli adiacenti, oltre a consultarsi per comprendere le dinamiche di quanto accaduto ed adottare le opportune contromisure.
In tal senso, infatti, si è prepotentemente manifestata la profonda conoscenza del territorio ed il suo totale controllo da parte degli indagati, peraltro sempre attentissimi a verificare ogni presenza sospetta in zona. I Carabinieri, infatti, per agire in quei luoghi, hanno dovuto travestirsi per confondersi tra residenti e frequentatori della zona, nel tentativo di operare senza allarmare i residenti che, ciononostante, hanno avvicinato i Carabinieri camuffati per verificare i motivi della loro presenza in quelle strade.
Il GIP del Tribunale di Palermo ha così accolto le richieste della Procura della Repubblica, emettendo 23 misure cautelari personali nei confronti di altrettanti indagati, assicurati alla Giustizia nel corso dell’operazione svolta questa notte grazie all’impiego di 200 Carabinieri, supportati dalle unità cinofile antidroga e da personale del Battaglione Mobile.
Al termine della vasta operazione, gli arrestati, a seguito delle formalità di rito, sono stati associati presso la locale Casa Circondariale “Pagliarelli” o sottoposti alle misure cautelari degli arresti domiciliari o dell’obbligo di presentazione alla P.G.
Le 23 persone sono tutte nate a Palermo.
IN CARCERE
1. BERTOLINO Domenico;
2. BUCCAFUSCO Giuseppe;
3. CATALANO Antonio;
4. CATALANO Natale;
5. GIARDINA Luca;
6. GIORDANO Gianluca;
7. MACHI’ Umberto;
8. MESSINA Pietro;
9. MESSINA Salvatore;
10. MISSAGHI Claudio;
11. PEDALINO Raimondo;
12. SCAFIDI Alessio;
13. SCAFIDI Benedetto;
14. STASSI Antonino;
15. TARALLO Laura.

ARRESTI DOMICILIARI
16. CARDINALE Giovanna Solange;
17. CARDINALE Pietra Jessica;
18. CATALANO Salvatore;
19. GARGANO Damiano;
20. GENUARDI Alessandro;

OBBLIGO DI PRESENTAZIONE ALLA POLIZIA GIUDIZIARIA
21. CARDINALE Giovan Battista;
22. CASCINO Gianluca;
23. LA CORTE Nazareno Davide.

Foto di repertorio

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