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Il poeta cefaludese Salvo Gugliuzza scrive:
Cari amici, oggi è stata una giornata… diversa. Sono stato a Messina (mi ha accompagnato mio genero Pino) per partecipare alla Cerimonia di Premiazione del Premio Europeo Terzo Millennio – Memorial “Gaetano Salvemini” (229 partecipanti per ricevere il Premio Speciale della Giuria per la Poesia “Maestrale”.
Nella stessa mattinata ho ricevuto anche i Premi Speciali della Giuria per il 16° Premio Internazionale di Poesia – Memorial “Severino Caspanello” (202 partecipanti) per la poesia “Destino” e per il 12° Premio Internazionale di Poesia “P. Vincenzo Bondì” (201 partecipanti”) con la poesia “Pace”.

Il destino
Non strapperò nessuna pagina
della mia vita. Le pagine che ho
girato appartengono al passato,
un passato vissuto tra dolori e
gioie, successi e amarezze. Una
vita vissuta nel bene e nel male.
A straziarmi l’anima è, però, la
consapevolezza che il destino ha
già scritto la storia della vita che
mi resta da vivere.
Qualunque strada io percorra il
destino ne ha tracciato il percorso
nella buona o cattiva sorte
lasciandomi ben poca scelta
sulle mie azioni …
Però la forza della vita mi ha
insegnato a lottare, a non mollare
mai, neanche se sei sul punto di
dire basta. Ed io lotterò, non
mollerò mai… mai.
Salvatore Gugliuzza (6.4.2014)

Maestrale
Il mare, già percosso dalle
piogge torrenziali dei giorni
scorsi, mi appare plumbeo,
increspato da ricci di candida
schiuma, che corrono sospinti
dal freddo vento di maestrale
che rimescola rabbiosamente
le immense matasse di nuvole
color ardesia.
Tale è la sua forza, tale il suo
soffio è potente che qualche
spruzzo di acqua salmastra
giunge sul lungomare deserto.
Il maestrale soffia nel mare,
freddo, gelido come nella mia
anima che spera che presto si
plachi, porti via le grigie nubi
e che presto sul mare e nell’anima
torni a splendere il sole.
Salvatore Gugliuzza (20.1.2015)

Pace 
Tra le macerie un bimbo piange:
cerca la madre che non troverà.
Un uomo si dispera: cerca la casa
che non troverà. Sulla soglia una
donna spera: aspetta l’uomo che non
ritornerà. Nei campi devastati gli
uomini cercano il grano: troveranno
le bombe. Un uomo torna a casa:
ha il fucile non la vanga.
In ospedale vedi uomini che cercano:
cercano le loro gambe, le loro braccia,
i loro occhi: non li hanno più!
Un popolo di uomini come noi
innalza un grido di dolore: Pace!
Pace significa dolore e la sua insegna
è lo scheletro con la falce.
Arriva sempre dopo lutti e distruzioni:
la guerra. E’ seguita sempre dalla miseria,
dal dolore, dal timore.
Tutti ne parlano, nessuno l’ama.
Forse una granata l’avrà spezzata.
Pace … Pace … Pace …
Salvatore Gugliuzza

 

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