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Tra il 2004 e il 2009 la spesa corrente del nostro Comune era costantemente sopra i 20.000.000 €, mentre nel 2013 è stata ridimensionata a 14.000.000 €; nel 2005, la vendita del servizio elettrico all’ENEL ha fruttato alle casse del Comune ben 4 milioni di euro, ma questa cifra è stata interamente utilizzata dal 2005 al 2007 per finanziare il bilancio, anziché per acquisire patrimonio; complessivamente tra il 1998 e il 2007 il Comune di Cefalù ha speso oltre un milione e cinquecentomila euro in consulenze ed incarichi esterni; l’anticipazione di cassa (ovvero soldi presi in prestito dalla banca) ha raggiunto nel 2011 la cifra record di 4.000.000 € e negli anni precedenti era comunque mediamente sopra i 3.000.000 €, mentre nel 2013 l’amministrazione Lapunzina l’ha ridotta a 0 (ZERO!!!).
Quelli sopra riportati sono dati certi, documentati e perfettamente verificabili che emergono dalla relazione con cui il Collegio dei Revisori dei Conti analizza la gestione dei Bilanci del Comune di Cefalù negli anni compresi tra il 1997 e il 2013. Queste carte e questi documenti avrebbero dovuto leggere quanti oggi dimostrano interesse per il tema della gestione delle finanze comunali, prima di additare all’opinione pubblica, quale esempio di cattiva amministrazione, quella guidata da Rosario Lapunzina, l’unica che ha seriamente messo mano alla riduzione di sprechi di varia natura e spese inutili, a cominciare proprio dal “taglio”di quelle per i servizi di telefonia.
Nel dettaglio la spesa per il consumo di telefonia fissa è passata da 138.812 € del 2011 a 47.486 € del 2014, con un risparmio per le casse comunali di ben 91.325 €. Macroscopico esempio di spreco è inoltre il dato della spesa per il servizio di video-sorveglianza nel centro storico, mai entrato in funzione, che, in virtù di un contratto sottoscritto nel 2006, è costato alla città oltre 577.000 €, spesa questa destinata a crescere se nel giugno 2012 (subito dopo l’elezione) l’amministrazione comunale avesse deciso di rinnovare il contratto delle linee di connessione.
Purtroppo, però, quell’informazione, che oggi si inginocchia quale “vittima sacrificale” all’altare delle libertà democratiche, non ha mai voluto avventurarsi in inchieste dal sapore storico, proponendo alla cittadinanza una seria comparazione della gestione della spesa nel passato e nel presente. Si è preferito, piuttosto, tenere un’altra linea, inseguire lo scoop sensazionalistico e ogni piccolo pretesto per martellare in modo più o meno diretto sempre e costantemente la parte politica che oggi governa la città. Si è arrivati persino a pubblicare interviste fittizie a Ruggero II, al Barone Mandralisca e pure ai “nanni” della tradizione carnevalesca, mettendo in bocca alle “buonanime” giudizi severi sull’attualità, pur di poter screditare “l’attuale classe dirigente”. E i paradossi sono due: il primo è quello di fare ciò nella presunzione di detenere la verità assoluta, di rappresentare un esempio di giornalismo indipendente e libero da qualunque orientamento di parte, quando invece, da tempo, si tirano le fila di un non meglio precisato progetto politico alternativo; il secondo è che chi viene attaccato, se si difende e controbatte in piena legittimità, non gode della medesima libertà di espressione, anzi viene accusato di offendere e addirittura di minacciare e intimidire.
Nel precisare che, a nostro avviso, più che di “chiusure”, la città ha bisogno di “aperture” alla chiarezza e alla trasparenza dei ruoli, ci auguriamo vivamente che questa nuova compagine politica possa finalmente venire alla luce al più presto, con nomi e cognomi, con cui poter lealmente competere per essere giudicati dai cittadini, sovrani arbitri di quella vera libertà e democrazia che amiamo onorare.
Partito Democratico Cefalù
Segretario Daniele Tumminello

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