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Dal 10 Ottobre al 30 Novembre si tiene, nella sede della Galleria “Il Gabbiano” a La Spezia, la mostra ideata e curata da Fernando Andolcetti, Cosimo Cimino e Mario Commone “C’è OCCHIO e OCCHIO”.
Più di 130 gli artisti invitati a partecipare, che si sono cimentati nella realizzazione di un’opera a tema su un supporto quadrato offerto dalla Galleria. Le opere in mostra, realizzate con tecniche differenti, stili e materiali talvolta curiosi, sperimentali, compongono “un’eterogenea omogeneità”, che si equilibra in un allestimento accurato, tipico della storica ed importante galleria spezzina.
L’occhio è l’assoluto protagonista dell’esposizione: indagato, dipinto, ritagliato, truccato, scritto, riscritto, segnato e rappresentato come elemento naturale ricco di mistero, di “fascinum”, è stato al centro di iconografie amuletiche e apotropaiche, è stato interpretato più volte come la porta del mondo interiore dell’essere umano. Molti gli scultori e i pittori che hanno fatto dell’occhio un campo di indagine e ricerca creativa, dalla Preistoria all’arte egizia, dalla fissità dello sguardo della Grecia arcaica a quello severo dei bronzi di Riace, saltando fino ai “taglienti e spigolosi” occhi delle Demoiselles D’Avignon, agli occhi delle opere di Chagall. A tal proposito, mi ritorna in mente “La casa dall’occhio verde”, una tela pensata nel 1926 per la pubblicità di una marca di latte, poi rielaborata nel ‘44, dove l’occhio è protagonista indiscusso e significante della Provvidenza divina.
La mostra, offrendo molteplici sfumature interpretative del tema, certamente invita il visitatore a volgere “lo sguardo” alle opere che, a loro volta, sono sguardi o occhi sul visitatore: in particolare, essa ospita le opere di ben quattro artisti di Cefalù, cioè Giuseppe Collara, che da tanti anni risiede in Francia ma è sempre attento e partecipe dei fermenti artistici della nostra Città, così come Cosimo Cimino, che della mostra di La Spezia, dove abita da decenni, è partecipante e organizzatore; poi Francesco D’Anna, con un’opera ispirata all’Ignoto di Antonello, e la sottoscritta Rosalia Liberto, con un’opera materica dal titolo “QUID EST VERITAS?”, l’eterno interrogativo di Ponzio Pilato, che significativamente non ha risposta da Gesù Cristo, perché Egli solo la conosce e l’uomo è chiamato al discernimento, a distinguerla dietro l’artifizio, la falsità sempre più dilagante, la corruzione dell’ipocrisia, delle mode massificanti e della dimensione virtuale. Perciò, la ricostruzione plastica di un occhio finto, che ha perso la sua purezza, la sua “natura e naturalezza”, si è vestito di menzogna, di apparenza, che lo rende specchio fallito di un’anima distrutta.
Va detto che, fra gli artisti in mostra, vi è anche Benedetto Poma, catanese, che nelle scorse settimane cefaludesi e visitatori di Cefalù hanno tanto apprezzato per una sua personale all’Ottagono di Santa Caterina. Ho la certezza che sono stati già avviati gli opportuni contatti dalla Fondazione Culturale Mandralisca affinché “C’è occhio e occhio” trovi una sua preziosa appendice nella nostra Città, dove potrà dispiegare la positiva influenza del suo sguardo uno e molteplice, come elemento antropologico di tradizione popolare, sapienza e conoscenza, di natura e cultura che hanno generato i 130 occhi protagonisti dell’esposizione. Grazie Gabbiano! Grazie Cosimo Cimino!

Rosalia Liberto

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