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Il Mov139, con il voto contrario di Partito Democratico e centrodestra, ha approvato il Regolamento sulla “movida” che sostanzialmente si limita a introdurre dei divieti di vendita per le bevande alcoliche nonché il divieto di emissioni acustiche oltre una certa fascia oraria. Tuttavia non è stata prevista la “zonizzazione acustica” (la cui adozione è invece obbligatoria per i comuni) in mancanza della quale, a mio avviso, non potrà migliorare la qualità della vita dei residenti né si avrà certezza sui limiti consentiti in relazione alle emissioni di suoni che, invece, avrebbero dovuto in questa sede essere adeguatamente dettagliati e imposti. Al riguardo il Partito Democratico aveva proposto una suddivisione del territorio in “zone acustiche”, salvaguardando tra l’altro il centro storico e le zone residenziali considerate, in applicazione del Dpcm 1991, “aree particolarmente protette” e quindi con limiti più stringenti. Tuttavia questo emendamento è stato bocciato dalla maggioranza che, invece, ha accolto un altro emendamento (proposto dalle opposizioni) che impone alla Giunta di presentare il piano di zonizzazione entro sei mesi, decorsi i quali lo stesso Regolamento andrà a decadere.

In altri termini l’attuale testo non risolve i problemi cittadini e a mio avviso è da considerarsi privo di reale consistenza. Non è stata accolta l’idea del Partito Democratico, in relazione al regime sanzionatorio, di applicare esclusivamente le sanzioni previste dalla legge, evitando così forme repressive non contemplate dalle disposizioni normative (va ricordato che in materia di sanzioni operano i principi di tassatività e riserva di legge). Il Mov139, invece, con un suo emendamento ha generalizzato il potere sanzionatorio accessorio, che sarebbe espressione dell’autonomia comunale. Emendamento che a mio avviso rischia non solo di creare disparità di trattamento (nel senso che la stessa sanzione accessoria potrà essere applicata indipendentemente dalla gravità della violazione), ma soprattutto demanda a una libera interpretazione degli uffici l’esercizio di questo potere repressivo. C’è anche da dire che lo stesso Regolamento non chiarisce tuttavia quali sarebbero le sanzioni accessorie, con conseguente rischio di azioni che possono vedere soccombente, come avvenuto in passato in casi analoghi, l’Amministrazione comunale. Da ultimo non può non osservarsi che dopo tre anni e mezzo, e dopo un ampio dibattito cittadino, il Comune di Palermo non ha ancora quegli strumenti di pianificazione territoriale e acustica indispensabili per garantire la qualità della vita e la salute degli abitanti.

La vicepresidente vicaria
del Consiglio comunale di Palermo

Nadia Spallita (nella foto)

 

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