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Gangi cuore storico della Sicilia dalle viscere della terra riemergono importanti reperti archeologici di varie epoche (ellenistica, romana e bizantina).
Ieri pomeriggio, 11 dicembre, le sale nobili di palazzo Bongiorno hanno accolto un importante convegno per presentare i nuovi dati archeologici riemersi dal sottosuolo di Gangi. I reperti sono venuti alla luce nel corso di esplorazioni sul monte Alburchia e a Gangivecchio a seguito di scavi condotti negli ultimi mesi grazie al contributo di privati e sotto l’egida vigilanza della soprintendenza ai beni culturali di Palermo.
Dopo i saluti di Ignazio Sauro, presidente nuova accademia degli industriosi, è stato il sindaco di Gangi, Giuseppe Ferrarello a ringraziare la soprintendenza di Palermo: “A Gangi non si scavava da 50 anni grazie alla collaborazione con soprintendenza e agli sponsor privati, la ditta Gangi Impianti, Benedetto Notararigo e Nino Polizzi e in particolare alle famiglie Salerno e Tornabene con l’infaticabile collaborazione del nostro archeologo Santino Ferraro, abbiamo portato alla luce importanti reperti archeologici che riscriveranno la storia del territorio e che avremo l’onore di esporre nelle nuove sale del museo civico di palazzo Sgadari che sarà inaugurato il prossimo gennaio”.
E’ stata la soprintendente dei BB.CC.AA. di Palermo Maria Elena Volpes a ringraziare Gangi e la sua amministrazione illuminata, e a preannunciare che chiederà, visto il suo impegno e competenza, che l’archeologo Santino Ferraro venga nominato ispettore onorario della soprintendenza ai beni archeologi.
Stefano Vassallo, responsabile beni archeologici BB.CC.AA. di Palermo, ha parlato di Gangi come importante centro sin dall’antichità: “Qui insiste un lungo insediamento umano perché il territorio è ricco di risorse naturali, sono stati fatti proprio a Gangi i primi scavi archeologici in provincia di Palermo, da Vincenzo Tusa nel 1958, un territorio che vanta anche un altro primato proprio qui è stato fatto il primo scavo di archeologia medievale in Italia”.
E’ stata l’archeologa della BB.CC.AA. di Palermo Rosa Maria Cucco che ha presentato i risultati degli scavi a Monte Alburchia, luogo che già in età arcaica probabilmente era sede di un centro indigeno e poi di un abitato che dall’età ellenistico-romana si protrasse al IV-V sec. d.C. “I recenti lavori di ripulitura della parete settentrionale del rilievo, hanno messo in luce una serie di edicole, scavate nella parete di roccia alcune monumentali, lo dimostra il ritrovamento di due colonnine e l’architrave ma anche di una stanza con altarino per le offerte alle divinità, una camera sepolcrale o luogo di culto. Tutta l’area – ha aggiunto – ha importanza sacrale, le decine di nicchie trovano confronti in alcuni importanti contesti della Sicilia come Palazzolo Acreide, Enna, Marsala e Ustica, le edicole ebbero forse valenza funeraria e furono plausibilmente scavate lungo una via sacra, doveva esserci un forte culto dei morti legato appunto a questo periodo e Gangi di sicuro era centro e snodo vitale per tutta l’isola”.
E’ stata invece Francesca Agrò per l’Università di Palermo a parlare degli scavi effettuati a Gangivecchio dove da alcuni anni la Soprintendenza di Palermo in convenzione con l’Università dell’Iowa (professor Glenn Storey) e con l’Università di Palermo (professoressa Fabiola Ardizzone) ha realizzato saggi archeologici nell’ambito dell’abbazia e nei terreni circostanti.
“L’esplorazione archeologica ha messo in luce più fasi di vita di un insediamento che, sorto probabilmente nella prima età imperiale, si sviluppò in età tardo antica, rinvenuti tessere di mosaico, vetri, oggetti di osso lavorato che fanno ipotizzare la presenza nel sottosuolo di una dimora di lusso (probabilmente una villa romana), l’insediamento si protrasse anche in età bizantina, interessante è inoltre l’individuazione del basamento dell’antica torre campanaria del convento benedettino, la presenza all’interno del cenobio di tombe, mentre all’esterno dell’abazia sono state rinvenute tracce di una fornace utilizzata possibilmente dalla nobile famiglia gangitana Bongiorno che divenne proprietaria del monastero”.

 

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