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27 - Epitonium scalare (olio, cm 70x100) 2015È trascorso poco più di un anno dall’apprezzata mostra “Cromatismi floreali” allestita a Cefalù presso la “Corte delle Stelle” (riproposta poi a Castelbuono presso la Casa Speciale) e Franco D’Anna torna a sorprenderci con una nuova collezione, frutto sicuramente di una vigorosa creatività, ma anche di una curiosità inesauribile nei confronti dei vari aspetti della natura, che non smette mai di destare nell’uomo dotato di sensibilità emotiva quella “meraviglia” che induce ad osservare le cose come se fosse la prima volta. E così la natura, non quella maestosa e potente delle grandi vedute e degli spazi smisurati, ma quella delle piccole cose (un fiore, un sasso, una conchiglia, una farfalla) viene esaminata, anzi scrutata, con attenzione scientifica e resa sulla tela con un realismo così ossessivo da diventare iperrealismo.
Quello che da spettatori avevamo già potuto sperimentare con i fiori, potremo riviverlo adesso di fronte alle nuove opere dedicate alle conchiglie. Sì, perché il nuovo tema è il mondo affascinante di questi ‘fiori calcarei’ che da sempre, direi in maniera ancestrale, hanno incuriosito e attratto l’uomo. Non c’è bambino che abbia frequentato il mare e la spiaggia senza raccogliere conchiglie e, probabilmente, non c’è adulto che imbattendosi in una conchiglia non si soffermi a guardarla, magari fugacemente…
Un richiamo forte, dunque, come quello dei fiori, forse più dei fiori. E se ad un primo livello di riflessione fiori e conchiglie appaiono appartenere a mondi del tutto diversi (così è scientificamente), non bisogna sottovalutare l’aspetto culturale-simbolico che invece li accomuna sotto più punti di vista.
Già in occasione della mostra “Cromatismi floreali” ho messo in evidenza il valore fortemente evocativo dei fiori, soprattutto in riferimento al loro carattere effimero che riconduce alla dimensione esistenziale umana, di cui accompagnano i momenti fondamentali, come la nascita, la morte, l’amore, con una prepotente allusività alla sfera onirico-sessuale. A loro volta le conchiglie, che da un punto di vista scientifico altro non sono che strutture rigide che proteggono il corpo privo di scheletro di certi animali, da sempre hanno assunto una connotazione simbolica che ne ha fatto le protagoniste della cultura religiosa e artistica, legate all’acqua e alla fecondità, come magnificamente sintetizza La nascita di Venere di Sandro Botticelli.
32 - Tibia fusus (olio, cm 70x100) 2015Collegata sia nel mondo greco che in quello romano alla sfera genitale femminile, la conchiglia è stata reinterpretata nel mondo cristiano che, pur mantenendo il simbolismo della fecondità e della nascita, ha spostato l’attenzione sul concetto di rinascita e purificazione in collegamento con l’acqua, per cui molti fonti battesimali richiamano la forma della conchiglia.
Il mondo dell’arte ha fatto ampio uso delle conchiglie, nella pittura, nella scultura, nell’architettura. Non è questa la sede per approfondire l’argomento: desidero solo ricordare che nel ’600, con l’affermazione del genere relativo alle nature morte, le conchiglie figuravano proprio insieme ai fiori (ma non solo), in quel percorso allegorico sintetizzato con il termine ‘Vanitas’.
Con questo nuovo tema pittorico, Franco D’Anna riprende la tecnica già sperimentata con i fiori: ingrandimento dell’oggetto che diventa unico protagonista della tela, spesso senza nessun altro elemento figurativo, dilatazione di una fotografia che evidenzia particolari che normalmente sfuggono all’occhio poco attento, colori che emergono con tutte le loro sfumature e iridescenze, dettagli dei pigmenti e delle tipiche ornamentazioni delle conchiglie, come spine, nervature, tubercoli.
Le opere sono quarantuno, ma in questa occasione si vuole regalare ai lettori solo un assaggio della collezione completa, lasciando aperta la possibilità di dare, in un altro momento, una panoramica di tutta la produzione.
Il dipinto che probabilmente costituisce la sintesi rappresentativa di tutta l’operazione artistica è il Nautilus (olio, cm 80×80), 2015.
In questa tela il Nautilus è come appoggiato su un quadrato blu, a sua volta appoggiato su un quadrato ocra i quali, in maniera essenziale, richiamano il mare e la sabbia. Solo lateralmente si vedono le screziature rosso-arancio tipiche di questa conchiglia, perché l’opera ci mostra la parte più intima e segreta, costituita dalle camere di accrescimento separate dai setti madreperlacei che si sviluppano in una spirale perfetta. Belle le sfumature dei colori, dal blu all’azzurro al celeste, e il beige delle camere più piccole.
Le sfumature di blu dominano nell’opera Nautilus (olio, cm 80×80), 2014, la prima tela realizzata sul nuovo tema, quando probabilmente la mente dell’artista, rivolgendosi per la prima volta alle conchiglie, era piena di mare e di azzurro.
Anche in questa tela è rappresentata la spirale interna del Nautilus ma, come in uno zoom, l’attenzione è spostata sulla parte centrale, da cui il colore sfuma man mano che essa si avvolge.
E poi, splendida, la tela Melo aethiopica (olio, cm 80×80), 2014, che raffigura la conchiglia come se fosse stata ‘scolpita con il pennello’.
Il dettaglio centrale della conchiglia riempie la tela, la spirale si avvolge con il corredo delle sue ornamentazioni, in un gioco di luce ed ombra che dà volume e corpo e nello stesso tempo con delicate sfumature di colore che vanno dal rosa all’ocra all’azzurro: può sembrare contraddittorio, ma è un dipinto delicato ed etereo e, nello stesso tempo, plastico e roccioso.
A proposito di colori, un discorso a parte merita il dipinto Iridescent shell (olio, cm 80×80), 2015.
Il colore, verde su verde con eleganti sfumature violacee, in questo caso viene esaltato dalla tipica iridescenza delle conchiglie, che dà luminosità attraverso le superfici lisce e riflettenti. La bellezza della tela nasce dalla sinuosità delle forme, raffigurate in maniera limpida, come nate da un’unica pennellata che gira su se stessa, mutando di tanto in tanto l’orientamento del suo vorticare.
L’iridescenza è l’elemento dominante anche della tela Haliotis iris (olio, cm 70×100), 2015
In questo caso, la lucentezza madreperlacea è intrecciata ad una vasta gamma di colori che, emergendo dal fondo nero, ricevono la luce come le vetrate di una cattedrale gotica.
Se nelle opere appena viste il colore gioca un ruolo fondamentale, nella collezione pittorica di Franco D’Anna è presente un percorso monocromatico, di particolare raffinatezza artistica. Si presenta qui solo una tela, la Tonna galea (olio, cm 100×80), 2015, come rappresentativa di tutte.
Questa conchiglia, elegante nella sua forma ovoidale, arricchita da ornamentazioni essenziali che l’avvolgono come in un abbraccio, chiusa in una perfezione autosufficiente, poggia sulla sabbia, colore su colore, sfumature su sfumature, solo questo… e nient’altro.
Più complesse le conchiglie, e le tele, che seguono, rispettivamente Epitonium scalare, Tibia fusus e Venus Comb Murex (tutte olio, cm 70×100, 2015).
Accomunate dalla forma allungata, presentano somiglianze e differenze: la prima e la terza si richiamano per i colori, la prima e la seconda per la scelta compositiva di inserire bande di colore contrastante sui lati della tela. Sono conchiglie che colpiscono per le loro ornamentazioni, soprattutto coste e spine, con risultati che definirei barocchi per la prima, minimalisti per la seconda, futuristici per la terza.
C’è poi un gruppo di dipinti che presenta questi nuovi protagonisti in maniera più tradizionale. Uno per tutti è il Siratus beaui (olio, cm80x100), 2015.
Si distingue dalle tele della stessa linea figurativa per la presenza dell’acqua che offre alle plastiche forme della conchiglia l’amplificazione del riflesso. Il ventaglio di ornamentazioni sembra attingere all’azzurro del mare per schizzarlo verso l’alto, in un magnifico cielo rosa che, a sua volta, si riflette nelle stesse. Una perfetta sintesi tra acqua, aria e conchiglia, che è sintesi compositiva e cromatica operata dall’artista D’Anna, ma che è propria della natura che crea, attraverso la cristallizzazione del carbonato di calcio e la varia aggregazione dei cristalli, delle vere e proprie sculture.
Poteva Franco D’Anna dimenticare la sua città? Ecco l’opera Melo aethiopica (olio, cm 80×100), 2015, dove la conchiglia in primo piano vive della luce della Marina: un omaggio a Cefalù, protagonista di tante opere del nostro artista, anzi di intere collezioni, alcune note, altre inedite. E mi chiedo se questo amore per le conchiglie sia nato solo adesso o sia il risultato di un lungo percorso, probabilmente inconscio, che nasce proprio dal profondo amore per la sua città, per la sua forma, per il suo mare e, chissà, dalle suggestioni della collezione malacologica del Museo “Mandralisca”, un ‘luogo nel luogo’ per D’Anna, sicuramente un ‘pezzo’ fondamentale della sua vita.
Rosalba Gallà

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