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La storia dei Ventimiglia, nobile casato siciliano la cui influenza corse lungo 800 anni di storia isolana. Una famiglia attraversata da aneddoti, storie, congiure, amori e tradimenti, legata straordinariamente anche al bellissimo Ariete in bronzo conservato al museo archeologico Salinas: la racconta, miscelando storia e fantasia, Mimmo Cuticchio che ha raccolto l’invito del Museo Civico di Castelbuono e costruito un pupo ispirato a Giovanni I Ventimiglia. Lo spettacolo a Castelbuono sarà accompagnato da una mostra di scenografie, disegni, pupi originali ed oggetti di scena; a Palermo, il riallestimento dell’Ariete che ritornerà visibile per due mesi al museo archeologico, in corso di restauro.
Il Museo Civico di Castelbuono presenta così al pubblico il progetto “Tra i sentieri dei Ventimiglia”, una composto dallo spettacolo teatrale di Mimmo Cuticchio, Sabato 16 aprile alle ore 17.00; e dalla mostra a cura di Laura Barreca e Valentina Bruschi che si inaugura domenica 17 aprile alle ore 17.00.
Commissionato dall’istituzione castelbuonese e co-prodotto dall’associazione Figli d’Arte Cuticchio, il progetto è stato realizzato in collaborazione con il Museo Archeologico Regionale “A. Salinas” e l’Accademia di Belle Arti di Palermo, e grazie al sostegno di Elenka.
Il progetto teatrale mette per la prima volta in scena l’epica siciliana rinascimentale, legata alle vicende storiche che ruotano attorno alla figura di Giovanni I Ventimiglia (1382-1473 circa) capostipite dei Marchesi di Geraci e Signori di Castelbuono. Si tratta di una rilettura contemporanea della storia della Sicilia, attraverso la ricostruzione dell’importante casato che fin dal Medioevo ha avuto influenza in tutto il Mediterraneo, ma utilizzando il linguaggio contemporaneo – e tradizionale allo stesso tempo – del Teatro dell’Opera dei Pupi. Un segmento della secolare storia della Sicilia rivisitata da uno dei più grandi artisti del teatro dal vivo in Italia, Mimmo Cuticchio, che ha realizzato la messinscena. Lo spettacolo è stato concepito con Piero Longo, in veste di “dramaturg”, e attraverso la ricostruzione degli eventi storici del periodo, basata sugli studi storici di Orazio Cancila e sulle ricerche di Giovanni Ventimiglia.
Mimmo Cuticchio, nella contorta storia del casato dei Ventimiglia, lunga ottocento anni, ha scelto il personaggio di Giovanni I Ventimiglia e lo ha trasformato nel pupo protagonista dello spettacolo. Marchese di Geraci e Signore di Castelbuono, Giovanni Ventimiglia, fedele ad Alfonso d’Aragona, partecipò alle battaglie contro gli Angioini, e sgominò un complotto dei nobili siracusani contro la regina aragonese, guadagnando la fiducia del re. L’oprante recupera gli umori e i ritmi della corte del tempo, e li traspone nel mondo dell’Opra. “L’identità di Giovanni Ventimiglia è complessa – spiega Cuticchio -, era impossibile raccontare la storia del casato, ho quindi scelto alcuni capitoli, e mi son preso qualche “licenza poetica” facendo alcuni tagli temporali che facilitano la comprensione”. Cuticchio ha costruito diversi nuovi pupi, studiando attentamente i costumi e i disegni dell’epoca: ogni personaggio vive di rimandi e simboli sia nei costumi che nei particolari.
La mostra Tra i sentieri dei Ventimiglia raccoglie gli apparati scenici, i pupi originali e le scenografie realizzate dall’associazione Figli d’Arte Cuticchio, all’interno di un’installazione curata dagli studenti del corso di Allestimento dell’Accademia di Belle Arti di Palermo; a corredo, una video-installazione di Costanza Arena e Roberto Salvaggio, del corso di Audio Video dell’Accademia di Belle Arti di Palermo. Le musiche originali di Giacomo Cuticchio sono state composte appositamente per lo spettacolo e per il video, e sono ispirate alla poesia scritta da Torquato Tasso per Giovanni III Ventimiglia nel 1590. Il pupo di Giovanni I Ventimiglia è stato realizzato da Mimmo Cuticchio con metodi artigianali ma con una concezione innovativa: un pupo con occhi di vetro (utilizzati per le statue dei santi e acquistati da Cuticchio in Messico), sbozzato ad arte e con lo scudo che riprende l’aureola del busto argenteo di Sant’Anna, conservato nella cappella palatina del Castello dei Ventimiglia, a Castelbuono. Sia il pupo che l’opera video di Costanza Arena e Roberto Salvaggio dell’Accademia di Belle Arti di Palermo entreranno a far parte della collezione permanente del Museo Civico di Castelbuono.
In occasione di questa collaborazione, il Museo Archeologico Regionale “A. Salinas” di Palermo riallestirà, a maggio, nella Sala Romana, il prezioso Ariete in bronzo presumibilmente del III a.C., donato nel 1448 ai Ventimiglia che lo conservavano un tempo a Castelbuono, con un esemplare gemello, distrutto durante i moti del 1848.
“Un’operazione – affermano Francesca Spatafora, direttore del Museo Salinas, e Laura Barreca, direttore del Museo Civico di Castelbuono – di costruzione di una rete territoriale tra istituzioni culturali siciliane attraverso gli alti valori della storia e dei suoi simboli. Il fatto che avvenga utilizzando un linguaggio multidisciplinare e contemporaneo come quello dell’Opera dei Pupi, sottolinea la straordinaria potenza evocativa che le opere della classicità mediterranea hanno lasciato in Sicilia”.
Mimmo Cuticchio non è nuovo a queste “intrusioni autorizzate” nel mondo dell’arte contemporanea: già nel 2010 ha realizzato “La stanza dell’Opra” all’Atelier sul Mare di Antonio Presti a Castel di Tusa (PA), una vera e propria installazione ambientale che lega l’arte del teatrante palermitano al territorio delle Madonie.
Nei giorni che precedono la mostra, verrà presentato il “cartellone” dello spettacolo a Castelbuono, realizzato seguendo la tradizione dell’Opra, dal Laboratorio Saccardi (collettivo di artisti presenti nella collezione permanente del Museo Civico), che conducono da sempre una ricerca sulla storia contemporanea, attraverso la rivisitazione iconografica dei suoi simboli. La mostra è accompagnata da un catalogo che raccoglie i testi di Mimmo Cuticchio, Mario Zito, Francesca Spatafora, Piero Longo, Giovanni Ventimiglia, Pietro Attinasi, Angela Sottile, Laura Barreca, Valentina Bruschi.
L’Opera dei Pupi è bene immateriale e patrimonio dell’umanità, sancito nel 2001 dall’UNESCO, come lo è, dal 2016, il Parco Naturale Regionale delle Madonie.

Biglietto: intero € 4,00; ridotto € 2,00 (adulti oltre i 65 anni e ragazzi dagli 8 ai 18 anni, scolaresche e gruppi superiori a 12 persone); omaggio per bambini di età non superiore a 7 anni.

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