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Questa nota mi è dettata dal dovere di dare testimonianza di una eredità che, in un tempo di scientismo trionfante e di secolarismo sempre più esteso ed orgoglioso di sé, può essere in certa misura salutare per la scuola e, di riflesso, per la società civile. Mi riferisco alla eredità del professore Giovanni Sottile, che il 25 aprile scorso ci ha lasciato. Il filo del discorso può procedere da un passo di quanto lui ebbe a scrivere in un suo articolo con riferimento al Barone Mandralisca: «la scuola è la via maestra della formazione dell’uomo, consapevole dei diritti e dei doveri, capace di esercizio razionale della libertà; il sapere, tramite la scuola, è a servizio della società civile». … «Questo concetto di sapere – egli aggiunge -, come dinamica delle coscienze, legge e misura della condotta, luce della mente, ha l’antecedente storico e teorico nell’Illuminismo, che – come è noto – ha dato un forte impulso alle problematiche della scuola e della ricerca pedagogica».
Il richiamo all’Illuminismo tradisce l’ammirazione del filosofo per questa esaltante stagione del pensiero, con le sue conquiste intellettuali e i conseguenti risvolti socio-etico-politici. Può apparire strano, dato che il riferimento più consono alla personalità del Sottile, intellettuale cattolico radicalmente impegnato come tale in campo pedagogico, potrebbe sembrare ovvio che fosse il pensiero cattolico quale si è svolto dai Padri della Chiesa (Agostino e Tommaso in primis) fino all’esistenzialismo cristiano. Ma qui sta la grandezza del pensatore Sottile: nell’avere saputo conciliare senza iato e senza contraddizioni il razionalismo illuminista con la ragionevolezza sapienziale della Rivelazione. Quando, nel paragone tra spiritualismo e materialismo, metteva a confronto il giovanneo “in principio era il Verbo” e all’inizio c’era il caos o il nulla di chi – per dirla con Dante Alighieri – “il mondo a caso pone”, sapeva bene quello che diceva e sapeva ben dimostrare perché aveva scelto per sé l’affermazione di Giovanni, non ignorando per nulla anche le ragioni degli altri che la pensavano diversamente da Lui.
La riflessione filosofica del Sottile si colloca nel solco della tradizione del cosiddetto pensiero forte, senza escludere, però, l’esperienza del pensiero contemporaneo, nelle sue più significative connotazioni teoretiche, oltre che nei suoi risvolti esistenziali e nelle corrispondenti implicazioni di carattere pedagogico.
Nella scienza, segno distintivo del nostro tempo, egli ha saputo cogliere i tratti di un umanesimo rinnovato e meglio rispondente a dare consistenza axiologica al sentire e all’agire contemporanei. «Ormai non è più in discussione – ha scritto qualche tempo addietro – il contributo formativo della matematica e delle scienza, nella prospettiva di un umanesimo più ricco di significati, di valori, di nuove concrete possibilità di formazione».
La qualità dell’insegnamento scientifico del nostro Liceo. qui sempre ben rappresentato dal tempo della sua fondazione fino a tempi recentissimi. che egli ha potuto associare a figure eminenti come quelle del nostro comune maestro Víncenzo Pìazza, del professore Maggiogallina e del compianto collega ed amico Gioacchino Genchì, avrà contribuito a confermarlo in tale sua convinzione non meno che la dimestichezza con quelle scuole di pensiero europee che hanno fatto dell’epistemologia il punto forte del dibattito filosofico. Perché il preside Sottile si è lasciato profondamente influenzare dallo spirito del Mandralisca, il quale ha permeato gran parte della sua vita intellettuale e del quale egli ha incarnato le dimensioni pedagogiche di studente, di professore e di preside.
Sul piano pedagogico, il suo credo si compendiava nel trinomio frequente sulle sue labbra: motivazione comunità educante – sintesi di cultura e vita. Queste le espressioni ricorrenti nel magistero professionale del Professore Sottile. La “motivazione” come fondamento, la “comunità educante” come mezzo, la “sintesi di cultura e vita” come fine di ogni progetto educativo. Tre canoni pedagogici, questi, sempre attuali, che in certa misura richiamano la triade donboschiana: ragione – religione – amorevolezza, come doveva essere in un pedagogista cattolico, che non poteva ignorare l’importanza della pedagogia salesiana di Don Bosco, così efficace in un tempo in cui la società condannava alla galera giovani vocati alla santità.
Ma più delle forzature semantiche, ad accomunare i due trinomi è la fiducia nei giovani, la quale ne costituisce il motivo ispiratore e il fondamento dell’ottimismo sul piano educativo. In un’ottica in cui l’educazione appare come una scommessa che vale la pena di fare sempre, perché non ci sono giovani negati al suo effetto. Il problema sta solo nell’indovinare l’approccio idoneo ad attivare quelle energie intellettuali e morali che la possano determinare. Energie mai assenti, in ogni persona, e soltanto inespresse quando appaiono tali. Si tratta di una scommessa assai rischiosa. È vero. Ma la si deve fare, se non altro perché i giovani rappresentano il futuro, e non ha alcun senso puntare sul passato
Ecco il motivo della affabilità del Sottile verso i giovani, la quale non era buonismo ingenuo, né condiscendenza insensata, in linea col permissivismo di moda, ma una scelta consapevole dell’intellettuale chiamato a svolgere un ruolo educativo nel mondo giovanile. Compito di cui egli sentiva tutto il peso della responsabilità che veniva a gravare sulle sue spalle, che erano ben robuste e perciò maggiormente vocate a svolgere quel ruolo che è proprio degli intellettuali di rango, qual egli era, nella società civile, i quali non possono chiudersi in sé stessi tronfi del proprio sapere, ma devono preparare, attraverso i giovani e soprattutto per i giovani l’avvenire di tutti.
Non si perda dunque il senso della eredità lasciataci dal Maestro Giovanni Sottile, perché, altrimenti, la sua scomparsa sarebbe un irreparabile impoverimento per la nostra comunità, che egli ebbe ad amare e a servire con tutto se stesso.

Giuseppe Terregino

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