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Lunedì 30 maggio, presso il Teatro comunale “S. Cicero” di Cefalù, il Laboratorio teatrale sul dramma antico del Liceo classico “Mandralisca” presenterà “Trachinie” di Sofocle. Per la rappresentazione sono previsti due turni: il I alle ore 9:30, il II alle ore 11:30.

A Trachis, in Tessaglia, Deianira attende in esilio il ritorno del marito Eracle. Mossa dalla preoccupazione, la donna invia il figlio Illo a cercare il padre; anche il Coro delle fanciulle di Trachis partecipa a questa atmosfera di apprensione, e riflette sull’alternarsi delle umane vicende e sull’impermanenza della vita.
Nella seconda parte del dramma, Illo porta sulla scena, disteso su una lettiga, Eracle in preda al dolore: l’eroe che sembrava invincibile è ora impotente, sul letto di morte. Ma quando Illo racconta al padre la verità su Deianira e sul sangue di Nesso, l’eroe ricorda improvvisamente l’oracolo di Zeus che gli aveva predetto una morte perpetrata da un morto. Eracle chiede al figlio di condurlo sul monte Eta e di porlo su una pira; la tragedia si conclude con le parole di Illo che condanna l’indifferenza degli dei e l’operato di Zeus, padre celeste di Eracle.

Ascoltando e guardando Eracle sofferente, che si lamenta per atroci dolori e parla con il figlio Illo, nella seconda parte della Tragedia T?a????a?, “Trachinie”, ovvero “Le donne di Trachis”, in Tessaglia, di Sofocle – scrive Natalia Di Bartolo – non può che venire in mente quella specie di dicotomia che ha da sempre caratterizzato tale opera teatrale: il mai incontrarsi di Deianira, moglie di Eracle, col marito, nel corso della tragedia; quando Eracle soffre, Deianira è già morta, senza averlo rivisto. Questo non indifferente dato di fatto, ha da sempre diviso gli studiosi nel dare più o meno valore artistico alla tarda Opera Sofoclea, risalente al 429 a.C., considerata “scissa” e, quindi, mancante di quell’unitarietà di svolgimento e contenuti che da sempre viene portata ad esempio della migliore produzione del grandissimo Tragediografo greco.

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