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Nella qualità di Presidente onorario dell’Anpi, Palermo “Comandante Barbato” desidero fare pervenire, e subito, al sindaco di Gangi (Palermo) il seguente messaggio qui appresso dettato e trascritto tra virgolette.
“Sindaco, che accada un fatto come quello evidenziato dalla lapide qui riprodotta in immagine che riporta su un muro del suo Comune una frase di Benito Mussolini molto aggressiva, di natura ipernazionalistica e funzionale alla guerra, grandemente mi addolora, se non altro perché mette in luce quanto sia ormai povera e decaduta in una smemoratezza condita da ignoranza, e nello squalllore truffaldino delle interpretazioni “revisioniste”, la storia nel nostro Paese ovvero, come ritengo che Lei sappia (dato che anche Gangi fa parte dell’Italia!) la storia d’Italia. A parte il mio dolore, che vale ancor più di una semplice indignazione, è da mettere in primo piano l’assoluta gravità di aver consentito – seppure ad un privato (come Lei ha tenuto a precisare all’amico Ottavio Terranova, Presidente operativo dell’Anpi Palermo – quella che è certamente una pubblica, sottolineo “pubblica”, manifestazione di propaganda fascista, vietata, come Lei da sindaco dovrebbe sapere, sia dalla XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione della repubblica, sia,dalla Legge 20 giugno 1952, n. 143 (la cosiddetta “legge De Gasperi-Scelba”) , che non è stata mai abrogata.
Con un incredibile, e grottesco tentativo di giustificazione, Lei ha osato scrivere, sempre al sopra citato presidente Terranova, di temere – nel caso di un’eventuale rimozione di tale lapide – addirittura un intervento sanzionatorio della Sovrintendenza ai monumenti e alle belle arti, poiché, a Suo dire, si tratterebbe di qualcosa assimilabile ad un documento storico o a un reperto culturale d’epoca. Mi chiedo e Le chiedo: è questo il livello della Sua capacità di valutare i reperti storici e culturali, e le “belle arti” per il Suo affascinate paese madonita (eletto l’anno scorso il “borgo più bello d’Italia”)? Spero proprio di no.
In ogni caso, con le facoltà che mi appartengono nella pura e semplice qualità di cittadino,Le ingiungo di esercitare i suoi poteri di Sindaco, per fare immediatamente rimuovere tale oscena lapide, ricordandoLe che, in caso contrario, Lei si esporrebbe alla certa eventualità di farsi complice del reato di “apologia di fascismo”: il reato che – recita la Legge da me appena richiamata – è compiuto da “chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo” e che è punito con la reclusione da 2 a 5 anni, Voglio sperare che Lei, non soltanto per sensibilità democratica e repubblicana, voglia evitare di esserne coinvolto.

Gradisca i miei saluti
Giuseppe Carlo Marino””

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