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Vigili del Fuoco, operai forestali e volontari oggi hanno tirato un sospiro di sollievo con il cambio

temporaneo del clima, l’acquazzone e l’abbassamento delle temperature.

Ma proprio per questo, gli scenari che si presentano agli occhi di tutti sono danteschi: distruzione

da fuoco. Adesso bisognerà fare la conta dei danni, economici e ambientali.

Sul piano economico, cento, mille volte più di quanto sarebbe costato un serio ed efficace piano di

prevenzione; sul piano ambientale i danni sono incalcolabili, ce ne accorgeremo già il prossimo inverno

quando con le prime piogge si acuirà il dissesto idrogeologico nelle zone colpite dagli incendi. Bisognerà

accertare le responsabilità, sul mancato piano di Prevenzione e sulla risposta insufficiente dei soccorsi ,

malgrado gli sforzi di tutte le forze in campo.

Abbiamo perso tutti qualcosa, la stanchezza degli operatori la si è letta nei loro occhi, turni stressanti,

anche di 24 ore consecutive per i vigili del fuoco; gli operai forestali in molti casi hanno raggiunto i luoghi

degli incendi a piedi e a mani nude, spesso senza dispositivi di sicurezza, stessa cosa per i volontari.

Ancora oggi si invocano elicotteri e canadair, si fa un salto a piedi pari, per convenienza, per non parlare

della parte che è venuta a mancare, la prevenzione. Gli unici che hanno guadagnato qualcosa sono i privati,

che gestiscono la flotta aerea antincendio, pagati profumatamente. L’avviamento degli operai forestali per

tempo e la giusta manutenzione antincendio del bosco, avrebbe limitato i danni causati dalla mano

dell’uomo e dalle alte temperature. Una sala operativa unificata, un rafforzamento delle squadre dei vigili

del fuoco per lo spegnimento da terra, attivate da apposita convenzione avrebbe dato sostegno valido al

sistema antincendio.

Lo dice Pino Apprendi, deputato all’Ars

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