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“Il rispetto di una puttana” quando i pregiudizi vengono annientati.

Le città sono sempre più grandi metropolitane, in alcuni casi tuttavia dentro i quartieri finiscono per svilupparsi meccanismi che niente hanno di metropolitano e diventano solo provincie nelle provincie, dove i pregiudizi, il razzismo, la corruzzione finiscono per fare sempre da padrone impedendo qualsiasi tipo di reale crescita umana e sociale, solo il senso della dignità della persona può vincere qualsiasi tipo di omologazione.
E’ riuscito bene a descrivere tutto questo Giuseppe Provinzano all’interno del progetto laboratorio “Amuni” con uno spettacolo “il rispetto di una puttana”, liberamente ispirato a la putain respecteuse di Jean Paul Sartre testo del 1946 in cui si cerca di ragionare su cosa si intenda per discriminazioni tra esseri umani.
Lo spettacolo si è tenuto il 26 luglio con replica il 28 presso il Teatro Nuovo Montevergini, con un pubblico numeroso ed interessato.
I due protagonisti entrambi stranieri uno di colore, l’altra donna dell’est bianca e “puttana” sono involontariamente protagonisti di una stessa vicenda che li metterà insieme in una condizione di vicinanza, ma anche di poter essere potenzialmente l’uno la causa dei problemi dell’altro. Tre ragazzi bianchi tentano di abusare della ragazza, intervengono in suo aiuto due ragazzi di colore, ma la rissa prende una brutta piega ed uno dei due ragazzi di colore viene accoltellato ed ucciso, per l’opinione pubblica non ci sono dubbi i cattivi sono i neri, vanno salvati i bianchi ,solo lei la ragazza può scagionare l’altro ragazzo nero rimasto in vita.
La ragazza cede all’inizio alle proposte dei potenti della città, di volere scaggionare il bianco, uomo ricco ed oltre tutto in vista in città, in cambio di una vita migliore, poi comprende che ci sono dei valori ai quali non ci si può sottrarre, il rispetto della vita altrui, una falsa testimonianza avrebbe condannato per sempre un uomo innocente. Anche se sei una prostituta puoi avere dei principi, questo il senso della storia, senza con questo certo volere scaggionare la donna da una vita di mal costume. Tra gli attori il bravissimo iracheno Yousif Latif Jaralla e tutti gli altri impossibile nominarli tutti, bravissimi, hanno parlato molto con il corpo e con i simboli, le marionette per esempio, i giochi di potere in cui spesso anche la giustizia cede. Sono riusciti con poche battute a raccontare moltissimo e consentire allo spettatore di riflettere anche sulla vita di “facciata” di molti, di giorno stimati professionisti, di notte, gente corrotta e dedita a dare sfogo al proprio piacere. Il progetto Amuni ha creato i presupposti per la nascita di una compagnia multietnica, come dice la stessa parola amunì è un termine che sollecita il movimento, dove c’è movimento ci sono menti pensanti. Il teatro ha questo grande potere se fatto bene, sollecitare la riflessione.
Io spettacolo ha solleticato l’idea di stare attenti ai giudizi, dietro un mostro si nasconde, una persona gentile, dietro una persona gentile il mostro, attenzione dunque!