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Il Parco delle Madonie è parte lesa ed è ingiustificata ogni accusa all’Ente sul fenomeno del proliferare dei suidi nel territorio madonita. “Infatti – commenta il direttore Peppuccio Bonomo – come riportato in diversi documenti ufficiali, tra cui il Piano di gestione dei suidi, l’unico in Sicilia, l’immissione è stata realizzata dalla forestale quando ancora non esisteva il Parco. Anzi l’Ente negli anni ha fatto di tutto per cercare di arginare tale problematica. Ha persino proposto la modifica della norma che fino al 2008 non consentiva all’ente gestore di poter fare i piani di controllo. A seguito della modifica normativa del 2015 (LR 18) che ha reso un po più attuabili i piani l’Ente ha formato circa 50 selecontrollori che però possono operare solo in zona D di Parco. Sono stati realizzati diverse unità di cattura e finalmente dopo tre avvisi andati deserti è stata affidata la gestione delle carcasse ad una ditta autorizzata alla macellazione e trasformazione. Occorre ancora tanto da fare, più volte è stato chiesto alla politica di copiare la normativa statale che consente l’intervento dei cacciatori residenti, ovviamente formati, nonché l’affidamento delle unità ai privati. Ad oggi i privati possono partecipare, previa apposita formazione, all’attuazione del Piano (cattura o abbattimento) solo sui propri fondi».
Il Commissario Straordinario Francesco Barranco assicura: «L’Ente sta procedendo ad attuare il Piano che oltre la cattura prevede l’abbattimento. La prossima settimana faremo un incontro con il dipartimento Sviluppo rurale, l’Istituto zooprofilattico sperimentale, il corpo forestale e l’Asp per implementare le operazioni di cattura».