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La questione meridionale e i piccoli comuni siciliani, devono essere posti al centro di una questione nazionale, l’entroterra è la madre di un patrimonio culturale inestimabile. Bisogna valorizzare i piccoli comuni, perché le periferie e le grandi metropoli rispetto a questi ultimi hanno ben poco da offrire in termini culturali e paesaggistici. Su queste emergenze una intervista al Presidente del Centro studi Alimena, Salvatore Scelfo.
Presidente Scelfo , in questi giorni alla Camera dei Deputati è stato presentato il report dello Svimez, dal quale si evince ancora una volta, il decentramento della questione meridionale, in virtù di tale argomento, vorrei chiedeLe un’analisi della questione.
Mi rivolgo a lei perché ritengo assolutamente fondamentale che l’analisi di questo argomento venga alimentata da un esperto professionista, che abbia elevata competenza nel campo, e che ha vissuto la questione sociale determinata dalla diversità nord-sud in prima persona, in quanto la sua lunga esperienza sindacale ai vertici della Cisl ci è da testimone e ci permette di stilare una analisi dettagliata ed assolutamente allineata con la realtà.
Caro Massimiliano, è sempre un piacere confrontarmi con te su argomenti di grande rilevanza, che oggi risultano essere di fondamentale importanza per la nostra quotidianità.
Dunque, ritengo che la questione meridionale debba tornare centrale, la crescita nazionale non può non partire dal Sud.
Solo (ri)partendo dal sud Italia, l’Italia può fare il tanto desiderato salto di qualità.
Tutti gli indicatori economici del Sud ci raccontano una situazione particolarmente difficile: nelle regioni meridionali il calo del Pil è stato doppio, in questi anni di crisi, rispetto al resto del Paese.
Al Sud, questo lungo, terrificante periodo di recessione economica è costato 700mila posti di lavoro. Parliamo quindi di un disagio sociale che ha colpito altrettante famiglie, milioni di persone.
Il Meridione, in particolare la nostra amata Sicilia con il suo bellissimo entroterra, e con le sue bellissime coste è una Regione che può diventare la più produttiva d’Italia, perché si può variare da industrie manifatturiere artigianali ad industrie tecnologiche di alto livello, ha un patrimonio artistico culturale che ci invidia tutto il mondo, inoltre, la nostra posizione geografica ci rende unici nella produzione di energie rinnovabili, Quindi ahimè non ci manca assolutamente nulla.
Presidente, mi scusi, ma avendo così tante risorse disponibili perché ci troviamo in una fase di sottosviluppo strutturale e industriale? La Comunità Europea e i fondi destinati da essa perché sono a noi sconosciuti?
La risposta mi sembra abbastanza ovvia. Ci troviamo ahimè dianzi ad una classe politica spesso inadeguata, se non corrotta, che viene mandata al potere attraverso sistemi medievali ed arcaici. Gli eletti una volta raggiunti i palazzi di potere puniscono i loro elettori con infrastrutture degne di un Paese di “serie B”, abbandonando qualsiasi interesse altruistico per mettere in prima linea i propri interessi egoistici, sgravandosi dalle responsabilità che il mandato elettorale gli attribuisce.
Classe politica disinteressata a far conoscere ai propri cittadini i benefici delle ingenti risorse messe a disposizione dalla programmazione europea, difatti i fondi una volta arrivati, non sono stati spesi ma rimandati indietro, nel 90% dei casi per disinformazione o informazione parziale, con grande nostra penalizzazione.
Si è sempre pensato di accumulare debiti per finanziare enti regionali, che gravano fortemente sulle casse dell’Isola; enti che  non solo non producono servizi per la collettività ma ci portano ad essere sempre più vicini al rischio di finire ai margini dell’Europa.
Alcuni dati economici della nostra Regione Sicilia sono addirittura peggiori a quelli della Grecia, non c’è da scherzare!
Presidente mi lasci utilizzare un’espressione Berlusconiana: secondo lei qual è la “ricetta” per ripartire?
Ripartire dal Sud vuol dire innanzitutto fare in modo che si affermi la legalità. In tutti i luoghi, a tutti i livelli. L’affermazione della legalità è imprescindibile da qualsivoglia discorso sul riscatto sociale, sulla ripresa, sulla speranza. Legalità, soprattutto tra i dirigenti pubblici, fa rima con qualità, con efficienza, con futuro. La riscossa del Sud può e deve partire da una classe dirigente preparata, umile, onesta, pragmatica. È solo da questo momento che sarà possibile mettere in moto la macchina dello sviluppo. Dotare il Sud di infrastrutture “europee” sarà la priorità, per rimettere in moto, per esempio, l’edilizia, che vale da sola l’11% del Pil, e per ridare dignità al Meridione. Grazie alle infrastrutture sarà possibile rendere più facilmente raggiungibile il Sud e spostarsi al suo interno; non ignoriamo il fatto che in alcuni territori della Sicilia, le ferrovie funzionano ancora con il gasolio, rendendo queste tratte incompatibili con il resto del sistema ferroviario regionale e nazionale.
La nostra terra, il nostro entroterra, i nostri piccoli Comuni devono diventare la punta di diamante per l’intero territorio.
Presidente, ricollegandomi alla prima domanda, desidero chiederLe quali sono gli argomenti focali trattati nelle previsioni del rapporto SVIMEZ 2017/2018?
Il Mezzogiorno resta agganciato alla ripresa economica dell’Italia uscendo da una lunga recessione, facendo segnare tassi di crescita di poco inferiori a quelli del Centro-Nord.
Ma l’emergenza principale resta l’occupazione: al Sud il tasso è ancora il più basso d’Europa (35% inferiore alla media Ue), nonostante nei primi 8 mesi del 2017 siano stati incentivati oltre 90 mila rapporti di lavoro nell’ambito della misura “Occupazione Sud”
Il secondo fenomeno che preoccupa è la povertà, che resta sui livelli più alti di sempre e il livello di disuguaglianza interno all’area deprime la ripresa dei consumi. Le politiche di austerità, determinano il deterioramento della capacità del welfare pubblico di controbilanciare le crescenti disuguaglianze indotte dal mercato, in presenza di un welfare privato del tutto insufficiente al Sud.
Fattori positivi?
Gli investimenti sono cresciuti nel Mezzogiorno del 2,9%, un incremento sostanzialmente in linea con quello del Centro Nord.
Nell’industria al Sud si ha una crescita del 3% ed è positivo il valore aggiunto delle costruzioni (+0,5%), rispetto al centro Nord (-0,3%). Infine, nel terziario il valore aggiunto del Mezzogiorno con +0,8% ha superano quello del Centro Nord (+0,5%).
Secondo Svimez, l’aumento del Pil meridionale mostra i primi segni di solidità: il recupero del settore manifatturiero, cresciuto del +2,2%, come detto, la ripresa dell’edilizia (+0,5%), il positivo andamento dei servizi (+0,8%), soprattutto nel turismo, legato soprattutto alle crisi geopolitiche dell’area del Mediterraneo che hanno dirottato parte dei flussi verso il Mezzogiorno.

Massimiliano Cipriano

 

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