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La bellezza salverà il mondo afferma il personaggio Miskin nell’idiota di Dostoevsky, ma sarà poi vero? Cos’è la bellezza? Tanto decantata nell’arte e nella letteratura in generale. La categoria di bellezza e bruttezza risente del relativismo storico e culturale, immaginata per troppo tempo come l’equilibrio di proporzione e armonia, associata spesso a ciò che è buono, và come categoria rivisitata, perchè bellezza è tante cose messe insieme.
Bello è ciò che suscita in noi sensazioni piacevoli nello stesso istante in cui ne facciamo esperienza al di là delle proporzioni e dell’armonia apparente, questa è la nuova immagine che si cerca di diffondere su tale concetto, Vittorino Andreoli, psichiatra di grande respiro se ne fa interprete e scrive a tal proposito un libro sulle diverse forme di bellezza, un viaggio che cerca di guardare al di là di ciò che è immediatamente visibile, no alla bellezza monumento, che ha creato un uomo di superficie che ostenta l’apparire all’essere. Si è fatto della bellezza un business avendo creato quello che Andreoli definisce l’uomo di superficie, un involucro vuoto, fatto di sola pelle.
La bellezza è nella mente, nel corpo , nelle relazioni, nei gesti, nella delicatezza, nella gentilezza, nel rispetto. La non bellezza estetica, sembra essere diventata un dramma, uno strumento di esclusione sociale, siamo arrivati al punto che la bellezza di superficie ha una tale potenza inaudita, capace di determinare il destino delle persone. Viene sempre meno così l’autenticità delle persone, risucchiata nel teatrino di una società spettacolare che assorbe solo ciò che rientra nel canone della bellezza-monumento.
Si solleva dunque un grido di rabbia dello psichiatra che dice: “no ne posso più, voglio puzzare, ed esibire le mie bruttezze, nel brutto c’è un bello da scoprire”. Il bello è sensazione di ben essere, ed il ben essere contempla tutti i sensi non solo la vista. Nelle relazioni per esempio una donna può apparire bellissima esteriormente, ma i canali della bellezza coinvolgono tutti i sensi e non solo una parte di essi e poiché siamo tutti esseri profondamente diversi ciò che è bello per una persona non è detto che lo sia per un’altra.
La bellezza è un potente analgesico verso tutto ciò che ci rattrista, ecco perchè occorre averne cura senza snaturarne l’essenza.
Siamo entrati nel vivo della settimana della contemplazione del bello puro, la magia del Natale che esalta la semplicità della storia di un bimbo che viene al mondo in assoluta povertà, il bello risiede in tutto quello che questo evento porta con se, la tenerezza del bimbo, la curiosità dei pastori, il viaggio dei re magi, la gravidanza di una giovane mamma che si affida alla volontà divina, Giuseppe e la sua totale obbedienza.La bellezza è in tutto il presepe e in quello che esso rappresenta, che sia poi oggi per costume, contornato di luci e merletti dei nostri tempi non toglie di una sola virgola l’essenza del suo esistere, la comunità in cammino che si ferma a contemplare la nascita della vita, di una nuova vita, il bimbo che si contempla è “nudo” è solo coperto da fascie, non ci sono stoffe preziose, ma solo stracci che profumano di una gioia incredibile, il dono della vita, certo non si è mai visto un bambinello bruttino raffigurato nè nelle iconografie, nè nelle statuette , ma chissà se esistesse sono sicura che l’incanto avrebbe il sopravvento sui canoni a cui siamo abituati per dare enfasi piuttosto all’emozione che l’evento suscita in sé, buona settimana della bellezza, la bellezza dei gesti d’amore e generosità.