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Il tribunale di Termini Imerese si è pronunciato: il sindaco Francesco Giunta era candidabile ed eleggibile, dunque resta a pieno titolo sindaco della città di Termini Imerese.
I ricorrenti Vincenzo Fasone, Claudio Merlino, Salvatore Di Lisi, Franco Piro, Agostino Moscato, Vincenzo Taravella, Salvatore Curreri, Giuseppe Cumbo, ed anche un rappresentante del M5S, Andrea Di Leonardo, sostenevano che il sindaco fosse incandidabile in forza dell’articolo 10, lettera d) della cosiddetta legge Severino; chiedevano, pertanto, al tribunale di Termini Imerese, di dichiararne la decadenza.
Il tribunale, con la sentenza pubblicata in data odierna (18 gennaio), ha disatteso totalmente la tesi sostenuta dai ricorrenti e dal Pubblico Ministero che, alla prima udienza, depositando una memoria, aveva chiesto l’accoglimento del ricorso.
Sono state, invece, pienamente accolte, come si evince dalla motivazione della sentenza, le argomentazioni degli avvocati Liborio Armao, Adele Saito e Salvatore Pirrone, costituiti in giudizio, rispettivamente, per il sindaco Francesco Giunta e per gli assessori in carica (Licia Fullone, Maria Loredana Bellavia e Rosa Lo Bianco) ed i consiglieri comunali (Anna Amoroso, Anna Maria Chiara, Antonio Borgognone, Giuseppe Di Blasi, Michele Galioto, Francesco Gelardi, Michele Speciale, Marcella Rodriquez).
“Senza voler eccedere in tecnicismi, la sentenza del tribunale di Termini Imerese, presieduto dalla dottoressa Teresa Ciccarello, ha posto fine a una querelle che ha lasciato per diversi mesi con il fiato sospeso sia gli amministratori in carica che moltissimi concittadini interessati alle sorti di Termini Imerese – ha commentato l’avvocato Salvatore Pirrone -. Con la sentenza di oggi il tribunale ha accolto la tesi secondo cui il sindaco Francesco Giunta era da ritenersi incandidabile ai sensi della legge Severino”.
Queste le parole del sindaco, Francesco Giunta: “La Giustizia ha parlato, confermando la ineccepibile decisione della commissione elettorale, che aveva sancito la pienezza dei miei diritti di cittadino elettore ed eleggibile. Ora mi auguro che si diano pace e tacciano coloro i quali hanno interpretato la competizione politica come un’arena, dove l’avversario deve ad ogni costo soccombere, anche contro la volontà della Gente – ha aggiunto il primo cittadino -. Da parte mia nessun rancore nei confronti di chi ha riaperto antiche ferite, che hanno segnato me e la mia famiglia. Offro alla Città la sofferenza di questi lunghi mesi di attesa che, pur con la fiducia nella Giustizia, sono stati umanamente caratterizzati dalla preoccupazione di un responso non favorevole.
Archiviata la vicenda, invito tutti a collaborare, con cuore sincero, per riprendere con maggiore lena la ricostruzione della Città, destinata a rioccupare il suo posto in prima fila nel panorama sociale, economico, culturale e turistico della nostra Sicilia”.
“Sin da quando l’avvocato Giunta si è rivolto al nostro studio per avere un parere sulla sua candidabilità alle elezioni amministrative non ho avuto alcun dubbio sull’insussistenza di alcuna causa ostativa – ha concluso l’avvocato Adele Saito dello studio legale Armao -. Letta la sentenza, infatti, abbiamo escluso da subito la riconducibilità del caso in esame ad una delle fattispecie di cui alla legge Severino. Nonostante il provvedimento del Giudice dell’ufficio elettorale che parimenti a noi ha ritenuto l’avvocato Giunta candidabile ed eleggibile, il candidato sconfitto al ballottaggio, Vincenzo Fasone, e un militante del Movimento 5 Stelle hanno deciso di proporre comunque il ricorso, sostenendo delle tesi a nostro avviso non condivisibili in quanto volte ad interpretare a favore proprio degli elementi che inequivocabilmente escludevano la sussistenza della causa di incandidabilità – ha aggiunto Saito -. Ci siamo limitati a far valere in giudizio le conclusioni del Giudice che nella ricostruzione del fatto e nell’individuazione dei fatti contestati ha escluso la sussistenza di quegli elementi la cui presenza avrebbe reso il sindaco incandidabile – ha concluso l’avvocato Saito -. Abbiamo atteso con rispettoso silenzio la decisione del Tribunale che ha confermato la precedente pronuncia del Giudice dell’ufficio elettorale che ci aveva già rassicurati in ordine alla correttezza della nostra difesa”.