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Da diversi anni il nostro presidio ospedaliero assiste a un lento e costante depotenziamento che ne pregiudica il funzionamento, anche a discapito dell’impegno profuso da tanti dipendenti. Lo stato dei fatti è stato segnato da una volontà politica precisa, tesa a limitare la capacità d’azione dei piccoli presidi a vantaggio di quelli più grandi. Ciò, non tenendo conto in nessun modo delle difficoltà di collegamento, delle condizioni climatiche e ambientali. Non esitiamo a dire che spesso, alle genti delle Madonie, il diritto alla salute viene negato.
Nella conferenza dei sindaci del 26 aprile 2017, con all’od.g. “Adeguamento Atto Aziendale al documento di riordino della rete ospedaliera approvato dal D.A. n° 629 del 31/03/2017”, il dott. Candela, manager dell’ASP 6, chiedeva l’approvazione urgente dell’Atto aziendale “che è rispondente a quanto previsto dal decreto con le integrazioni di cui abbiamo parlato.” Aggiungendo poi che “l’assessore non potrà censurare modifiche che sono state condivise dal territorio e condivise dall’Asp.”
Le modifiche in oggetto, per il presidio di Petralia Sottana erano:
• Riattivazione unità operativa semplice di Pediatria qualificata a valenza dipartimentale di fascia alta;
• Riattivazione unità operativa semplice di Ginecologia/Ostetricia qualificata a valenza dipartimentale di fascia alta;
• Riattivazione unità operativa semplice di Ortopedia qualificata a valenza dipartimentale di fascia alta
• Qualificazione unità operativa semplice di Chirurgia qualificata a valenza dipartimentale di fascia alta
La riunione era stata convocata non rispettando i tempi consueti perché l’atto aziendale doveva essere approvato entro il 3 maggio a seguito del decreto assessoriale del 3 marzo 2017. Lo stesso prevede il mantenimento del solo reparto di medicina interna con 12 posti letto (6 in meno della precedente pianta organica) + 2 day hospital. Inoltre 16 posti in lungodegenza (mai attivati) e 6 in day surgery per la chirurgia.
Le attese non hanno trovato riscontro nella successiva delibera dell’ASP (n° 352 del 19/05/2017) titolata: “Rideterminazione della dotazione organica ai sensi delle linee di indirizzo regionali di cui alla nota prot. N. A.I.3-S.1/32951 del 18 aprile 2017 dell’Assessorato regionale alla Salute”.
Nell’allegato C – PROGRAMMAZIONE E DOTAZIONE ORGANICA, non si trova traccia di medici per la famosa unità dipartimentale di ortopedia e, nel caso di Ostetricia e Ginecologia, viene riportato “Applicare DECRETO”.
Infine alla pagina 49 della seconda parte del documento, la tabella “RIEPILOGO STRUTTURE OSPEDALIERE” non riporta nessuna figura come dirigente medico né in ostetricia-ginecologia, né in ortopedia.
Di fatto viene riportato pedissequamente il decreto assessoriale.
Le modifiche proposte a Corleone, con il reinserimento dell’ortopedia e la individuazione della chirurgia come Unità Dipartimentale, sono importanti per porre rimedio ad alcune storture del decreto. Premettiamo intanto che
– il Distretto Socio-sanitario n. 35 delle Alte Madonie a gennaio 2016 registrava una popolazione servita di 26.217 abitanti ripartiti in 9 comuni, con il più alto indice di vecchiaia delle Aree Interne
(28,96% contro una media regionale del 19,90% ed una media nazionale del 21,20%). (fonte relazione SNAI)
– Il territorio madonita ha caretteristiche peculiari in termini di: dislocazione della popolazione; altezza media dei comuni (ubicati in zona montana tra i 600 e i 1150 metri) ; condizioni climatiche avverse e neve durante i mesi invernali; distanza dei nosocomi più vicini (i tempi di percorrenza, partendo dal madonna dell’Alto di Petralia Sottana, sono di 64 minuti per Termini Imerese – Km 74 – e 72 minuti per Cefalù – 78 Km; individuazione del territorio nel progetto nazionale SNAI Strategia nazionale Aree Interne)
Pertanto:
– Vogliamo avere certezze sul numero di medici dei reparti, sui livelli assistenziali previsti e sull’organizzazione del personale che verrà impiegato. La qualifica di dipartimentale, infatti, mette i reparti in una condizione di indipendenza da altre strutture complesse ma, di contro, fa sì che il controllo venga effettuato da un ente non prossimo. Chiediamo certezze sulla reale operatività dei reparti sia negli interventi in elezione, sia, ancora più importante, in quelli in urgenza; chiediamo che la chirurgia possa operare nella totalità delle situazioni possibili offrendo non solo interventi di day surgery (come previsto) ma tutte le tipologie di interventi previsti attualmente. In tal senso si chiedono tutte gli opportuni interventi perché, anche attraverso flessibilità dei reparti, ci sia la massima garanzia per il paziente circa le possibilità di ricovero ed assistenza immediata.
– Chiediamo che il reparto di Ortopedia, in considerazione dell’anzianità della popolazione e della presenza degli impianti di risalita di Piano Battaglia, abbia la possibilità di dare risposte alle esigenze del territorio. Troppo spesso infatti si deve ricorrere ad altri nosocomi anche solo per una semplice rottura di femore. Innumerevoli volte gli abitanti delle Madonie sono costretti ad ore di attesa nella speranza di un posto letto che si trova dopo un snervante ricerca e, in non poche occasioni, fuori provincia. Questo con un rischio per il paziente e un evidente danno economico per le famiglie che devono accudirli. Chiediamo che si ridia dignità al comprensorio garantendo di essere curati nell’ospedale di zona (almeno per le patologie la quale complessità non implichi la presenza di specialisti e attrezzature particolari).
– Reclamiamo il ripristino dell’unità di cardiologia. Attualmente, nel nostro presidio, è presente un unico specialista che, naturalmente, non può sopperire alle esigenze di una popolazione in buona parte anziana e che necessita di controlli ed interventi efficaci nei casi di emergenza. Sottolineiamo che spesso gli utenti sono costretti a sobbarcarsi costi extra per eseguire terapie e controlli prima erogati in un contesto generale di crisi e impoverimento di larga parte della popolazione.
– Esigiamo il mantenimento, con gli standard attuali, dell’unità semplice di laboratorio analisi e radiologia. Si sottolinea infatti che nella rideterminazione della pianta organica sembrerebbero esserci tagli di personale anche in questi reparti che offrono supporto indispensabile alle attività di presidio.
– Chiediamo la piena funzionalità dell’unità di riabilitazione: attualmente su 16 posti ne funzionano solo 6 e, come esposto prima, esistono diverse problematiche relative alla popolazione anziana.
– Segnaliamo la necessità di mantenere l’unità semplice di ostetricia e ginecologia con riattivazione del punto nascite (fermo da fine 2015). La soppressione di quest’ultimo, basato su presupposti di scientificità (500 parti l’anno per presidio), anche in questo caso ha ignorato tutte le condizioni peculiari delle Madonie, prima fra tutte la distanza dal punto nascita di Termini con tempi di percorrenza superiori a un’ora. Facciamo notare che, nonostante l’ampia dotazione strumentale, mancante solo di pochissimi accorgimenti; le ampie sale operatorie e la proposta di far turnare il personale fra i presidi di Termini e Petralia al fine di garantire l’expertise richiesta dalla legge (Temini e Petralia sommavano quasi 700 parti nel 2014) il nostro punto nascite è stato chiuso. Altri non rispondenti ai parametri venivano invece derogati. In più di un caso le donne madonite hanno rischiato la vita partorendo in ambulanza o arrivando in condizioni estreme in sala parto.
In sintesi chiediamo di aprire un tavolo che ricoinvolga l’assessorato regionale, l’asp e tutti gli attori del territorio per trovare una sintesi che consenta di avere un ospedale funzionale e rispondente alle esigenze dei pazienti, in armonia con una rete ospedaliera efficiente. Non chiediamo più di quello che spetta ma il raggiungimento dei servizi assistenziali e la dignità per chi vive sulle Madonie.