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La chiesetta di Santa Marina (La Nuova) oramai, in rovina sorge nella contrada “Bragone”, chiamata nella parlata locale “U brauni”, una località a circa tre chilometri dalla città di Termini Imerese. La modesta chiesetta campestre è posta su un fondo privato, in un pianoro sottostante il monte Lignari e attraversata dalla via Consolare, ovvero l’antica carrozzabile che collegava Termini con il capoluogo siciliano. L’edificio religioso dista circa un chilometro dall’omonima chiesetta di Santa Marina “La Novissima”, quest’ultima costruita agli inizi dell’Ottocento e nella quale attualmente la santa è venerata e commemorata annualmente con una fastosa manifestazione la prima domenica di settembre. Durante le mie ricerche storiche con grande sorpresa ho scoperto che la ubicazione della chiesuola campestre di Santa Marina “La Nuova” nelle adiacenze del territorio termitano fu indicata in un primo momento, pur concisamente dal sac. don Gioacchino Errante, nella sua opera a stampa “Delle Azzioni Eroiche, Virtù Ammirabili, Vita, Morte e miracoli del B.Agostino Novello Terminese” Messina 1713. L’Errante così scrisse: “Nella Chiesa filiale ancora il quadro della Cappella del B. rappresenta la sua SS morte. E fin nell’altar maggiore della Madonna SS. della Trabia (Chiesa, che è nel distretto, e nel territorio di Termini; di molta devozione e concorso di popolo, e confinate colla Trabia: come pure nel distretto dell’isteso territorio di Termini sopra della Trabia, dentro terra meno di due miglia, nella contrada dello Bragone, vicino a Scanio, Castelletto antico, e diroccato, che oggi chiamano Castellazzo, vi è una Chiesetta di Santa Marina Verg. Terminesa di devozione, e cocorso del popolo a fianchi della Imag. Della SS. Verg. vi è ancora la Imagine del B. Agostino vestito Agostiniano”. L’Errante avanzò l’ipotesi identificativa che vede nel luogo denominato Castellazzo in contrada Bragone, il sito di Scanio. Le ipotesi dell’Errante furono riprese in parte dallo storico termitano Baldassare Romano (1794-1857) nel suo opuscolo più volte ristampato “Vita di Santa Marina Vergine Siciliana”, edito nel 1842. Il Romano così riferì: “…Or sulla fine della dominazione degli Arabi, e cominciando il governo del gran Conte Ruggiero, visse la santa verginella Marina siciliana. Venne essa la mondo verso gli anni 1036 dell’era volgare in un oscuro borgo che appellavasi Scanio: epperò non è da confondersi con altre sante del medesimo nome. Tal borgo è oggi interamente distrutto, e nessun altro scrittore abbiamo che lo ricordi: ne ciò dee recar meraviglia, poichè le moltissime terre per ogni dove son venute affatto in oblio. Ma in Termini è tradizione antichissima che Scanio esisteva sulla montagnola nominata Patàra, quasi un miglio lungi della città ad occidente. Ivi ha la campagna portato il nome di Scanio; ivi si vedevano alcuni avanzi di antiche fabbriche fino al principio del secolo scorso; ivi fu eretta in quel tempo una chiesuola alla Santa, e un’altra assai prima, nel sedicesimo secolo sen’era edificata di là poco discosta, le quali tuttavia decorosamente sussistono…”. Il Romano quindi è del parere che nelle immediate vicinanze della chiesetta in questione sorgesse un preesistente oratorio: Santa Marina (“La Vecchia” n.d.r.), del quale sussisteva ancora qualche vestigia. Alle notizie precedentemente riportate, il Romano fa seguire alcune puntualizzazioni che ci piace riportare qui di seguito: “…Dopo secoli che il popolo si adunava nella prima di esse, nel 1730 sperando di trovare le sacre ossa nel colle detto di Scanio, segnatamente in mezzo alle vestigia d’alcuni rovinati edifizi che ancor si vedeano, fu chiesto al Vicario capitolare della diocesi il permesso di farne ricerca. Il quale prescrisse che con un digiuno di tre giorni ed una solenne processione di penitenza si disponessero i cuori dei cittadini a divoti affetti, e si mettesse indi mano al lavoro. Tutto eseguito con un religioso raccoglimento, scavata la terra, frugate le antiche fabbriche per più giorni, non furon le desiate reliquie rinvenute…”. Nel 1741, il papa Benedetto XIV, su richiesta del popolo termitano, concesse il 16 giugno l’indulgenza plenaria settennale ai fedeli che avrebbero compiuto la devozione di visitare la detta chiesa nell’ultima domenica di maggio.
Giuseppe Longo
Pubblicato in origine su MadonieLive, il giorno 8 Giugno 2011