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Vien in aiuto il Cipe, per il problema idrico in Sicilia. Una pioggia di finanziamenti sono stati previste per nove dighe in territorio siciliano, con interventi in ambito di Fondi di coesione e sviluppo e, risolvere quanto prima il problema ma, sopratutto in ottica futura per tamponare l’emergenza che si è avuta in questo periodo . Un problema vitale e importante per l’utenza media, ma anche per la siccità che ha paralizzato tutto il sistema idrico delle campagne con penalizzazione avute su tutto il fronte agricolo e l’indotto che vive attorno al sistema. Una somma considerevole di circa 66 milioni di euro, somma sollecitata direttamente al Governo nazionale dal presidente Musumeci. Via libera innanzitutto al completamento della Diga Pietrarossa, opera strategica a cavallo tra Enna e Catania, una delle maggiori incompiute ultradecennali. Risorse immediatamente disponibili anche per una serie di importanti interventi antisismici che prevedono studi di fattibilità già nell’anno in corso e progettazioni entro il 2019.
Fin dall’insediamento – spiega il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci – il governo ha dovuto fronteggiare emergenze decennali mai risolte, a cominciare, proprio, da quella idrica. Ma ha voluto anche concepire un piano strategico di potenziamento delle infrastrutture, in modo tale che, fra qualche anno, questo attuale stato di crisi possa essere solo un lontano ricordo. Il completamento della diga Pietrarossa rappresenta, in particolare, un traguardo importante atteso da lunghissimo tempo. È questa la risposta concreta a tutti coloro che, forse non avendo altri argomenti per pretestuose accuse, hanno messo in dubbio l’azione tempestiva ed efficace del governo. Adesso – conclude – bisogna passare alla fase operativa”
Questi gli impianti interessati dal piano: Pietrarossa (a cavallo tra Aidone e Mineo, province Enna e Catania),60 milioni; Fanaco, (Castronovo di Sicilia, provincia di Palermo), 700mila euro; Garcia (Contessa Entellina, provincia di Palermo), 1 milione; Nicoletti (Leonforte, provincia Enna), 1 milione; Paceco (nell’omonimo comune in provincia di Trapani), 350 mila euro; Piano del Leone (Castronovo, provincia di Palermo), 2 milioni; Ponte Barca (Paternò, provincia Catania), 175 mila euro; Rubino (Trapani), 250mila euro; Scansano (Piana degli Albanesi, provincia di Palermo), 300mila euro.
Nessuna considerazione di ripristino o rivisitazione per dire la diga di Blufi, un’opera incompiuta da svariati anni, che per tanta ragioni non è mai stata completata e definita tale da renderla utile nel bene comune. Importante per il territorio madonita e altrettanto valida per la posizione strategica in cui si trova e per l’importanza che potrebbe dare per le città metropolitane adiacenti o meno. Una “cattedrale” strutturale che rimane ben visibile sul territorio e che non è mai decollata, con spese sostenute e rimaste nel dimenticatoio, seguite dalle svariate promesse non mantenute da tutti coloro che, passando nei svariati periodi elettorali, ha ripresentato il “cimelio” da mettere in prima linea. pur sapendo e constatando che il territorio madonita, con le sue montagne poteva essere un buon serbatoio non solo per lo stesso comprensorio ma elemento da traino per gran parte della Sicilia.