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Nel pomeriggio di ieri, a Carini, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Provinciale di Palermo e della Compagnia di Monreale hanno rintracciato e tratto in arresto il catturando Giuseppe Cosenza, classe 1975, in esecuzione di un provvedimento restrittivo emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo – Ufficio Esecuzioni Penali.
Dal giugno del 2017 Cosenza aveva fatto perdere le proprie tracce, rendendosi irreperibile; ogni tentativo di rintracciare il destinatario del provvedimento restrittivo si era rivelato inizialmente vano.
Nel pomeriggio di ieri, i militari componenti del dispositivo investigativo predisposto, durante l’ennesimo mirato servizio di osservazione, controllo e pedinamento, notavano la moglie del Cosenza che, nella zona centrale di Palermo, si poneva alla guida di una Mercedes classe C di colore nero. L’atteggiamento della donna, alquanto guardingo, insospettiva i militari che perseveravano nel pedinamento fino a quando la donna bloccava repentinamente la marcia accostandosi al ciglio della strada. In quel frangente, con mossa fulminea, la donna passava sul sedile anteriore passeggero ed alla guida dell’autovettura si poneva il Cosenza, apparso a piedi spuntando tra i veicoli in sosta nelle strade limitrofe e salito velocemente a bordo dell’autovettura.
A quel punto Cosenza riprendeva la marcia ed, a velocità sostenuta nonostante il traffico cittadino, si allontanava, fino ad immettersi sull’autostrada in direzione di Trapani. Il dispositivo alle calcagna del Cosenza convergeva sull’obiettivo sino a quando l’autovettura condotta da Cosenza raggiungeva l’area antistante un distributore di carburanti di Carini, dove nel frattempo si era recato.
Pronta e tempestiva era l’azione di accerchiamento dei militari componenti del dispositivo che sfruttavano l’occasione; a Cosenza non veniva lasciato spazio ad eventuali tentativi di fuga. Tratto in arresto, veniva portato al Comando Provinciale dei Carabinieri di Palermo.
Espletate le formalità di rito, veniva tradotto pressa la casa circondariale di Pagliarelli per espiare una pena complessiva di anni 6 e mesi 4 di reclusione nonché mesi 9 di arresto per ricettazione ed estorsione aggravata dal metodo mafioso commessi a Palermo tra il 2003 ed il 2009.
Cosenza era rimasto coinvolto, nell’operazione antimafia “Cerbero” del 2009, che aveva colpito duramente i mandamenti mafiosi cittadini di Porta Nuova e di Brancaccio. In qualità di emissario dell’organizzazione mafiosa, lo stesso aveva contribuito in maniera attiva alla consumazione di un tentativo estorsivo di tipo mafioso in danno di un gioielliere.