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Il popolo fenicio si formò intorno al 2.000 a.C., quale risultato di una migrazione nord europea che, conquistata la Grecia, in particolare la civiltà micenea, per mezzo dei Dori, si riversò su Creta, luogo di altra florida cultura, e su Cipro, da cui ci fu una invasione delle coste libiche, fino a quelle egiziane, dove Ramsete riuscì ad ottenere un vittoria.
Questi popoli venuti dal mare, Khreti e Plethi (Cretesi e Dori), si insediarono in Cananea, fondando, alcuni, la Filistea; altri, amalgamandosi con le popolazioni locali, diedero luogo alla civiltà fenicia.
Inoltre una parte di questa migrazione dalla Grecia si diresse presso gli Ittiti, sconfiggendoli e da qui in Mesopotamia.
Verso il 1.000 a.C. i navigatori cananei cominciano ad avere navi più robuste, impiegando il legname ed il cedro libanese, ed a percorrere rotte più lunghe (fino ad allora si viaggiava lungo la costa).
Ed è così che i Fenici giunsero in Sicilia prima dell’VIII secolo a.C., con la creazione di alcune colonie in africa settentrionale (Utica, Ippona e Cartagine ) ed in Sardegna (Nora, Cagliari, Sulcis e Tarros) e nella zona occidentale dell’isola.
Nel 734 a.C. i Fenici avevano fondato Mabbonath l’odierna Palermo, già abitata dai Sicani
Dello stesso periodo è la fondazione di Mtw cioè Mozia, che si ingrandì molto ospitando i Fenici espulsi dai Greci.
Kfra (Solunto) fu il terzo polo delle colonie fenice in Sicilia, fondato intorno al 700 a.C..
Le tre città rivestirono un ruolo di primaria importanza nei commerci con le zone circostanti e validi porti amici per le navi degli alleati Elimi e Sicani.
Ma, a partire dal V secolo a.C., l’isola fu dominata dai i Fenici di Cartagine, una delle colonie fondata da essi stessi nell’814 a.C. nel nord dell’odierna Tunisia, fino alla loro definitiva cacciata ad opera dei Romani con la vittoria della prima guerra punica nel 241 a.C.

Inizialmente, gli insediamenti, che erano di tipo commerciale(empori), erano diffusi su tutta la costa, ma con l’arrivo dei Greci si dovettero ritirare nella zona occidentale, dove fondarono vere e proprie città residenziali.
Non furono dei veri e propri colonizzatori; infatti, il loro obiettivo era quello di creare una fitta rete commerciale per esportare i loro prodotti: ceramica, carpenteria metallica, oreficeria ed importare grano, pezzi di stoffa, anfore per l’olio ecc.
Gli unici reperti fenici ancora esistenti si trovano a Mozia, una piccola isola di 45 ettari, sulla punta occidentale della Sicilia, collegata alla terraferma da una strada sommersa, costruita a metà del VI secolo a.C., lunga circa 1.700 metri e larga circa 7 metri, che riappare con la bassa marea, essendo stata edificata sul fondale di una laguna di circa 2.000 ettari, meglio conosciuta come lo Stagnone, la cui profondità oscilla tra 125 ed i 275 centimetri.
Nella zona a sud dell’isola di Mozia sorge il Khoton era piscina sacra di acqua dolce, delle dimensioni di 100 x 70 cubiti ovvero 52,5 x 35,7 metri, alimentata tramite una raffinato sistema di drenaggio delle acque sotterranee, limitrofa ad un tempio: del tutto simile a quelle della madrepatria (Siria e Libano).
Fin dagli albori della loro avventura occidentale, che li vide via via prima affacciarsi (IX sec. a.C.), poi stabilirsi (VIII sec.) e espandersi (VII-VI sec.) anche in Sardegna oltre che in altri lidi dell’ovest (Nord Africa, Sicilia, Spagna), i Fenici portarono con sé il loro peculiare bagaglio di usi e tradizioni di ogni genere, compresi quelli culinari e di cottura, non disdegnando la sperimentazione e l’adozione anche delle esperienze delle popolazioni indigene con cui entravano in fecondo rapporto culturale oltre che economico e territoriale.
Purtroppo sul versante della vita quotidiana e quindi anche circa i sistemi di cottura degli alimenti, la documentazione materiale non è abbondante, poiché sono maggioritari gli scavi e i rinvenimenti da necropoli rispetto a quelli degli abitati, e anche in questi casi le tracce sono in genere troppo labili a causa delle urbanizzazioni posteriori (di età punica, romana, ecc.), che spesso hanno cancellato il più antico momento insediativo.
E non possono essere di aiuto neanche le fonti letterarie, dal momento che è perduta l’intera letteratura fenicia, tranne i pochi echi che rimbalzano dalle pagine degli autori latini e greci.
I Fenici promossero l’oleocoltura, l’estrazione del sale con la costituzione delle saline, l’allevamento di animali da cortile, la conservazione del vino in recipienti ceramici, l’apicoltura, l’espansione della coltivazione di alberi da frutta, l’industria della pesca, la costruzione di navi con il legname ricavato dagli alberi, furono gli inventori dell’alfabeto e scoprirono il vetro.
Nel pasto dei Fenici abbondavano grano, orzo, legumi, olio di oliva, vino, miele ecc. I cereali, grano e orzo, venivano consumati sotto forma di focacce o di pane lievitato. La farina, che si otteneva dai processi a noi noti, serviva per fare pappe, semolini e pietanze affini.
Ai Fenici in particolare è dovuta una nuova forma di conservazione degli alimenti con la salatura ed affumicazione
La base dell’alimentazione dei Fenici era costituita dai cereali. Venivano coltivati il farro (una specie di grano) e l’orzo: con la farina di quest’ultimo si preparavano vari tipi di zuppe, focacce e pane.
Nell’alimentazione quotidiana, al pane si aggiungevano le verdure mangiate crude o cotte: cipolle, radici commestibili e lattuga. Con le leguminose: fave, lenticchie, ceci, si preparavano zuppe e polente.
La carne veniva mangiata meno frequentemente: di solito era quella dei volatili di cortile, dei bovini, degli ovini, dei maiali e soprattutto per le classi più elevate la selvaggina.