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Presso il Museo delle Marionette Antonio Pasqualino di Palermo si è tenuta la presentazione del libro scritto a due mani da Francesca Lo Nigro e Carmelo Botta edizione Navarra “Placido Rizzotto, dai fasci siciliani dei lavoratori alla strage dei sindacalisti”.
Un pubblico numeroso e prestigioso presente in sala per parlare insieme agli autori, Letizia Colajanni, Michelangelo Ingrassia, Franco Garufi, il nipote di Placido Rizzotto.
Chi era Placido Rizzotto? Gli adulti lo ricordano bene, ma le nuove generazioni, cosa sanno di chi ha perso la vita per difendere i diritti dei lavoratori della terra?.
Bene, il libro ha proprio questo scopo rendere accessibile a tutti la storia, cercando di non lasciarla soltanto alle analisi critiche degli addetti ai lavori, o alle riflessioni di pochi. La storia, la nostra storia deve poter entrare in maniera diversa tra i capitoli di conoscenza che si insegnano ai giovani perchè possano farne tesoro, possano comprenderla e trarne insegnamento.La storia non è mai un capitolo, ma un divenire di eventi che si intrecciano continuamente ridisegnando confini umani, relazionali.
La presenza variegata di relatori di cosi grande prestigio che gravitano anche nel mondo della scuola aveva anche questo importante obiettivo, aiutare a leggere la storia degli eventi con una lettura interdisciplinare.
Placido Rizzotto, sindacalista, segretario della camera del lavoro di Corleone si batteva per i diritti dei contadini, cercò di convincere i contadini a ribellarsi al sistema di potere della mafia, che opprimeva i lavoratori. La mafia tentò di isolarlo, minacciandolo più volte . Sostenne con forza i decreti Gullo, che imponevano l’obbligo di cedere in affitto alle cooperative contadine le terre incolte.
Parlare di Rizzotto, significa fare si un tuffo nel passato, ma anche offrire un’occasione per riflettere su quello che stà accadendo oggi sotto i nostri occhi in termini di sfruttamento della manodopera. Il capolarato stà prendendo di nuovo piede , si registano in molte parti del nostro paese forme di schiavitù inimmaginabili, che sollevano le nostre coscienze chiedendoci di non dimenticare quello che di importante è stato fatto.
La terra resta un bene che non possiamo trascurare, il lavoro dell’uomo non può perdere dignità, finiremmo per frantumare anni di importanti lotte sociali che hanno visto il sacrificio umano di tanti uomini come per l’appunto Placido Rizzotto e tanti altri uomini sindacalisti e delle forze dell’ordine.
Siamo tutti chiamati ad assumere atteggiamenti di responsabilità verso il nostro operato quotidiano.Non possiamo e non dobbiamo tollerare che il lavoro, diventi schiavitù, non possiamo e non dobbiamo seppllire le idee e l’orgoglio che hanno profumato la vita di tanti uomini che si sono battuti per la libertà.
Un grazie dunque agli autori del libro per questo lavoro di memoria fruibile a tutti, ed un pregiato grazie all’editore Navarra, che sostiene temi cosi difficili.