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Il coraggio nel tempo dell’irresponsabilità buona Pasqua!

Parlare di coraggio oggi sembra alquanto strano, nella cultura dominante della sfiducia e dell’ansia.
Il benessere ha reso questa virtù più addomesticata, non pura espressione di personalità, impeto, impulso, ma altro, qualcosa che non riusciamo neanche noi a definire.
Il coraggio è uno strumento per allenarci ad un’esistenza che rifugge la mediocrità e il consenso a tutti i costi. Nella storia si è sempre distinto chi ha avuto la capacità di esprimere il coraggio, facendo la differenza, tra chi si è adattato e chi ha cercato di imprimere la propria impronta negli eventi, anche sfidandoli.
Nella vita quotidiana ripetiamo spesso schemi noti per gestire gli eventi, ma arriva sempre un momento però in cui lo schema di vita che fino a poco prima sembrava vincente non lo è più e serve un’atto di presa di posizione di coraggio, un’atto che ci porterà a fare delle scelte , a prendere delle decisioni a muoverci verso altre direzioni ad accorgerci che siamo magari soli nella nostra battaglia.
Avere coraggio significa sapersi confrontare con le difficoltà, ed oggi sembra che il nostro sistema tenda a volere affievolire qualunque tipo di difficoltà, si tende ad allontanare tutto ciò che fa star male, pura illusione tuttavia, perchè il mal di vivere serpeggia abbondantemente ovunque, anche laddove pensavamo di averlo allontanato.
Ci vuole coraggio in tante cose, nel vivere la quotidianità onestamente, nel saper svolgere bene il proprio lavoro, nel saper dissentire quando serve, nel prendere decisioni impopolari.
In campo educativo per esempio si nota come non si premia più il coraggio, c’è sempre di più una cultura del livellamento tra le generazioni, i giovani non devono reciclare la vita di chi li ha preceduti come se fosse un copia ed incolla, dobbiamo lasciare che esprimano il loro coraggio cercando di fare ciò che loro più amano, tuttavia per molti non è semplice, anche misurarsi con standard di vita molto alti, o è forte la necessità di omologarsi a qualcosa che non gli appartiene.
Siamo troppo ossessionati dal consenso in quella che viene definita la repubblica dei like, Distinguersi dalla massa può farci rimanere soli, occorre uscire dal coro, occorre avere il coraggio di sapere provare sdegno per ciò che non è giusto, il coraggio è una virtù che sfugge all’ipocrisia, ed un uomo libero non può essere ipocrita.
Il mondo di internet ha creato un mondo di mediocri, non possiamo rimanere indifferenti a questo appiattimento pericoloso.
Occorre coraggio per pensare con la propria testa, Vittorio Andreoli, ci parla della gioia del pensare in un suo recente saggio, coraggio significa agire sapendo che la propria fiducia nel successo è più forte della paura del fallimento.
Pensare è un esercizio a cui dedichiamo sempre meno tempo, il chè impoverisce il nostro vissuto ed emozioni, una persona coraggiosa pensa, coraggio non è solo impeto, ma pensiero per l’appunto.
Insegnare il coraggio si può? Dobbiamo rispolverare gli insegnamenti dei grandi maestri del coraggio, imparare a camminare a testa alta, sognando e non solo guardando i nostri cellulari, osare laddove gli altri pensano che non abbia senso, distinguerci per non estinguerci. Riscoprire l’importanza del pensiero, il pensiero produce autocritica, arricchimento, progetto, crescita, e se c’è un essere pensante c’è un uomo coraggioso.
In tempo di Pasqua l’augurio è che come metaforicamente la festa ci insegna che la luce trionfi sulle tenebre, che in tutti i campi la responsabilità faccia da strada maestra, che ciascuno nel proprio settore si adoperi per il bene della collettività e non dell’egoismo becero.