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Grande successo di pubblico registrato già nei primi giorni dall’apertura della seconda edizione della Biennale Internazionale di Arte Sacra Contemporanea a Palermo, manifestazione organizzata per Palermo Capitale della Cultura, con una serie di appuntamenti da aprile a settembre 2018 e apertura di siti museali, archeologici e monumentali in tutta la Sicilia: da Palermo a Selinunte, Gibellina e Salemi, da Terrasini a Taormina, Messina, Giampilieri e Scaletta Zanclea, da Venezia ad Alessandria, fino alla penisola del Sinai, Egitto e Israele.
Ed è proprio in una di queste sedi, nel Museo delle trame mediterranee, presso la Fondazione Orestiadi di Gibellina, all’apertura dei padiglioni taoista, buddhista e filosofico, che abbiamo incontrato Gabriella Lupinacci, pittrice con studi d’arte a Palermo e Bologna, impegnata da oltre 40 anni nella ricerca e promozione di nuovi linguaggi espressivi.
Le chiediamo di fare un tu per tu.
Cosa significa per lei essere qui?
Mi sento onorata. Anche dopo tanti anni di esposizioni, è sempre un riconoscimento essere scelta da una commissione internazionale e continuare ad incontrare un pubblico di fruitori ed amatori dell’arte sempre più vasto, interessato ed attento.
L’arte è il miglior mezzo per esprimere e comunicare le emozioni. Ormai fa parte di me, è un vero bisogno, uno sfogo. Ogni quadro è uno squarcio della mia vita.
Dipingere è qualcosa che mi coinvolge completamente. E’ come entrare in un’altra dimensione o nel sub-cosciente ed approdare in un mondo supremo dove tutto il bello ed il vero sono realizzabili e visibili.
Com’ è nata la sua voglia di partecipare?
Quest’anno il tema proposto per il Bias 2018 è La Porta/ Porta itineris dicitur longissima esse. Direi un focus complesso e stimolante che abbraccia tutte le religioni, intesa come passaggio, possibilità di incontro. Ho sentito la necessità di partecipare alla call perché amo i temi spirituali, l’integrazione etnica, la globalizzazione, lo studio delle religioni e delle scienze olistiche, tanto che nel 2000 la mia pittura è stata definita dai critici “yoga su tela”. Inoltre, in un momento sociale in cui le migrazioni da una terra ad un’altra diventano simbolicamente un passaggio fra porte equidistanti, ho sentito il desiderio di esprimermi ancora su tela, allontanandomi da ogni pregiudizio ideologico e restando concentrata sul tema proposto. Lo ha spiegato anche Chiara Modìca Donà dalle Rose, direttrice e curatrice dell’evento, BIAS ci conduce proprio alla parola “pregiudizio”, all’idea di un giudizio che anticipa lo studio e l’incontro, ad un comportamento sospettoso ed ostile che spesso si assume reciprocamente nell’osservazione e nella conoscenza della diversità culturale e che purtroppo molte volte sfocia in manifestazioni di emarginazione ed in tragedie politico-economico che sconvolgono il mondo intero.
Davanti ai nostri occhi “Oltre la porta”, il suo suggestivo trittico esposto nel padiglione taoista. Perché questa scelta cromatica e perché questo filone religioso?
I colori sono immersi nel mondo e questo produce incredibili vibrazioni ed energie. Quando si riesce ad apprezzare una tale bellezza e unicità delle cose, si riceve un dono illuminante. Nel provare sensazioni di piacevolezza o gioia per piccoli atti o azioni consapevoli, diventi capace di rimandare questa energia. Trovi una dimensione dove l’imperfezione non esiste, dove il ritmo naturale di ogni elemento non può deviare o forzare la spontaneità di ogni cosa. Un luogo puro, dove ricercare l’essenziale e nel quale spogliandosi dai pregiudizi, preconcetti ed orpelli, si possono scoprire i tre gioielli del Tao in una trasmutazione che si conclude in un ritorno al vuoto che è silenzio e pace.
Mentre dipingevo questa opera, mi sono ritrovata in uno stato d’animo particolare, nel quale il mio sentire guidava il mio lavoro. Nuove spinte mi hanno accompagnata in una tecnica mista e in una scelta di colori che sono la chiave di lettura del mio esserci in quel momento. Essere connessa ad un luogo dove la realtà si sfalda per dare spazio ad un nuovo mondo dinamico dove prevalgono l’equilibrio, la giustizia, la salute sociale. Dove si realizza la vera integrazione culturale attraverso il rispetto reciproco, la saggezza e la bellezza. Dietro la scelta casuale o meno di un colore c’è una grande introspezione di sé stessi, un percorso evolutivo e personale che in quell’istante fa si che di quella tonalità vibrazionale il nostro spirito affamato di consapevolezza e di bellezza non possa farne a meno.
Che bellezza è quella di cui parla?
E’ quella che ti permette di respirare. Di stare bene. Di aprire occhi e polmoni, senza paure. L’arte è uno strumento primordiale di bellezza. Riesce a smuovere l’intimo dello spettatore, lo purifica, lo riordina o lo confonde, inducendolo ad una riflessione. L’arte è appunto l’ossigeno della tua anima e nello stesso tempo del mondo. Oggi nel vortice di inquinamento, corruzione e dolore in cui viviamo, l’arte è tra le poche cose che si mantengono pure. Essenziali. Sostanziali.
Secondo lei come si può definire l’arte contemporanea?
Sicuramente un preziosissimo mezzo di comunicazione attiva che non dà nulla per scontato e non ti obbliga all’ascolto di una spiegazione, ma apre un dibattito profondo col tuo io, col se e con il mondo. Mette a nudo tutte le potenzialità di chi crea e di chi osserva, mette in azione un dialogo sottile attraverso il quale, se vuoi, puoi avere tutte le risposte che cerchi. Puoi interrogarti, chiederti, riflettere. Le ultime generazioni stanno crescendo in modalità rapida: tutto è in corsa, di fretta, alla spasmodica ricerca dell’ultima tendenza, dell’ultima applicazione.
L’arte contemporanea, invece ti invita all’immobilità. Ad una sospensione del qui ed ora. Di fronte ad un’opera, la prima cosa che devi fare è fermarti. Sederti. Ammirare. Forse a volte anche annoiarti. Processi comportamentali che oggi stanno sempre più azzerandosi, soprattutto fra i giovanissimi.
Ed è per questo che ci vuole più arte. Moltissima arte. Abbiamo una necessità immensa di bellezza attorno a noi. Pertanto è importante cogliere l’opportunità di questa Biennale internazionale BIAS per visitare tutti i siti monumentali e tutti i padiglioni delle Religioni.
L’arte va sostenuta, alimentata, protetta: produce benessere in chi la crea, in chi la fruisce e in chi semplicemente la respira o l’ammira.
Ha parlato di giovani generazioni. All’alba del suo 40° anno di attività, possiamo dire che ha fatto dell’arte la sua missione: com’è riuscita? E cosa consiglierebbe a chi vuole intraprendere la carriera artistica?
Non so se ci sono riuscita, questo si vedrà in futuro. Di sicuro so che lotto ogni giorno contro l’indifferenza, la superficialità per i nostri monumenti, i paesaggi, le radici storiche, per tutto ciò che emana profumo di immortalità.
Ai giovani dico di crederci sempre, di studiare moltissimo e migliorarsi ogni giorno. All’inizio osservando e imparando dalla natura che è fonte meravigliosa dalla quale prendere spunto, poi pian piano guardando oltre, con gli occhi del cuore in una sintesi di conoscenza ed essenza.
Gli artisti sono animi creativi e liberi, ma è importante anche rimanere con i piedi per terra, essere umili, educati, rispettare i ruoli, l’ambiente e proporsi in modo maturo e responsabile.
Un’ultima domanda, come definirebbe la sua arte?
Balsamica. E’ quel sesto senso che mi permette di vedere oltre il sensibile. E’ una scommessa tutti i giorni. E’ quel punto di domanda che tiene viva la passione per la vita.

Ivana Celano