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Presentato a Villa Zito, in una sala poco lontano dal quadro di donna Franca Florio, che tanto abbiamo desiderato tornasse a Palermo, il libro di Mimmo Cuticchio “Alle armi, cavalieri” le storie dei paladini di Francia.
Dopo un’illustre presentazione del prof .re Puglisi e il dott.re Raffaele Bonsignore, presidente della Fondazione Sicilia,Il maestro Cuticchio interviene con una semplicità disarmante che lascia il pubblico esterefatto, con tono pacato Mimmo si lascia andare in un percorso a ritroso della sua storia artistica svelando aneddoti che non possono non fare innamorare ancora di più di lui e del suo personaggio.
Cuticchio, uomo di grande statura e corporatura possente nell’aspetto ha rivelato in questo suo racconto molto intimo, una tenerezza che forse pochi conoscono e che lo hanno reso agli occhi del pubblico presente in sala incredibilmente unico, il suo parlare della famiglia d’origine, i suoi occhi protesi verso la moglie Elisabetta, compagna infaticabile, senza la quale molti successi non ci sarebbero stati, perchè la serenità parte da dentro le quattro mura domestiche, dal sostegno amorevole di chi ci è vicino e condivide con noi pene e gioie.
Cuticchio ha dato un’importante lezione di vita, figlio d’arte, ha poi scelto da giovanotto di seguire il suo sogno ed il suo stile di vita e pensiero a costo di allontanarsi dalle proprie radici per un po’.
L’incontro con altri maestri, Peppino Celano, cuntista, in particolare e l’aneddoto dell’investitura simbolica, con “ la spada che dà forza”, al suo nuovo percorso di puparo, sono l’espressione più alta di un percorso forse già segnato dal destino che da buon puparo ca cunta di armi e battaglie non poteva che essere cosi non solo nelle storie, ma nella sua di storia.
Un’investitura del destino degno di un grande paladino, un monito la sua vita per i giovani, perchè non smettino mai di seguire i propri sogni.
Bellissime le illustrazioni della Tania Giordano, lo staf quasi al completo decide volutamente di sedersi nelle ultime fila, segno di grande umiltà che contraddistingue tutta la grande famiglia artistica dei Cuticchio.
Il desiderio più alto del maestro lasciare in questi suoi racconti memoria, nella speranza che i cunti possano essere narrati da una voce nuova.
Un’appello a Giacomo, figlio di Mimmo, custode vivente della tradizione che passa tra le generazioni che la sua musica porti sempre lustro al padre e ai paladini immortali.