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Qualcuno aveva provato a riesumarlo appena un lustro addietro. Un gruppo di sportivi, che faceva capo all’allora presidente del Comitato Provinciale della Figc, Ninni Giamportone, aveva tentato di riportare in auge il vecchio ma mai dimenticato Torneo delle Madonie, una delle manifestazioni calcistiche più interessanti e affascinanti mai organizzate nel comprensorio palermitano, sospeso nel 1983 e di recente tornato in auge. Si trattava di vero e proprio campionato estivo che in quanto ad importanza non aveva nulla da invidiare alle rassegne invernali organizzate dalla Federcalcio regionale.
Rovente perché denso di sviluppi campanilistici, attraente e ricco di contenuti tecnici (anche per via della partecipazione dei cosiddetti “stranieri”, vale a dire di quei giocatori impegnati nelle divisioni federali), ideato per coagulare le folle nel periodo postbellico. A progettarlo ci pensarono i compianti Orazio Siino, allora presidente regionale della Lega Sicula, e Beppe Agnello, presidente regionale della Lega Giovanile. I due trovarono l’appoggio degli amministratori locali che a loro volta erano sollecitati da un movimento nato e cresciuto grazie all’arrivo di un gruppo consistente di militari del Norditalia con una grandissima passione per il calcio.
Non era facile nel 1950 riunire a Petralia Sottana i calciofili madoniti, in un comprensorio che mancava di strade, campi ed altre strutture. Sollecitati anche dal veterinario gangitano Carmelo Naselli, Siino e Agnello accettarono la scommessa, varando il Torneo delle Madonie. Si narra che il trasferimento a Petralia Sottana per il prologo del grande evento sia avvenuta a bordo della “Fiat 509” di proprietà di Agnello ma guidata nell’occasione dal terzino rosanero Nello Todeschini. Il verbale della storica riunione ne riporta i nomi dei partecipanti: Michele Barberi (Vis Bompietro), Salvatore Di Belle (A.C. Polizzi), Carmelo Dino (A.S. Petralia Sottana), Ugo Ferrara (C.S. Raimondi Gangi), Pietro Lio ed Enzo Merendino (U.S. Castellana), Siino e Agnello.
I primi campi destinati ad ospitare le contese furono tracciati su terreni da pascolo, sconnessi e irregolari, ovviamente senza recinzione. Il pubblico era a stretto contatto con i giocatori ed anche con l’arbitro che, reduce da un interminabile viaggio da Palermo e in vista di un altrettanto lungo ritorno nel capoluogo, spesso appariva distratto, dunque facile bersaglio per i tifosi delle opposte fazioni. Inoltre, lo spogliatoio era spesso collocato nel vicino paese, cioè a qualche km. di distanza dal campo da gioco, oppure nei pressi di un albero circostante.
Indimenticabile quello che accadde nel 1957, cioè in una delle partite della 3^ edizione del torneo: a Nicosia l’arbitro fischiò la fine della partita proprio mentre un giocatore di casa stava per scoccare il tiro che avrebbe provocato la rete del pareggio; il giudice di gara annullò, scatenando l’ira della tifoseria locale. L’auto dell’arbitro ebbe un amaro destino, ma successivamente l’episodio divenne tragicomico, poiché l’arbitro proveniente da Nicosia fu costretto a raccogliere per strada altri tre giovani colleghi con le ossa rotte perché reduci da turbolente esibizioni sui campi di Petralia Sottana, Caltavuturo e Gangi. I quattro “fischietti” si chiamavano Sconzo, Piana, Monforte e La Monica.
Le squadre erano tenute a schierare giocatori nati in un comune delle Madonie, il cui territorio era stato delimitato in sede di definizione del regolamento dagli stessi dirigenti federali, o lo stesso residenti. Molti tra gli emigrati al nord preferivano conservare la residenza nel comune d’origine per poter prendere parte, durante il periodo estivo, ossia quando trascorrevano le vacanze nei luoghi d’origine, al torneo. Si potevano inoltre ingaggiare fino a due “stranieri”, calciatori nati e residenti in comprensori diversi da quello madonita. I primi fuoriclasse ad essere coinvolti furono i vari Riccobono, Ceccellato, Marasà, Lima, Totò Firicano, Cannarozzo, Di Cristofalo e Nino Cerrito. Poi arrivarono anche i Vegna, i Valenziano ed i Lo Porto.
Il Torneo delle Madonie era una valanga di derby con conseguenze a volte violente; gli accentuati toni campanilistici prevalevano su qualsiasi altra cosa, causando scontri fra tifosi delle opposte fazioni. Indimenticabili i derby fra le due Petralie, Sottana contro Soprana, le sfide fra Castellana e Polizzi. Il che non offuscò tuttavia lo spirito nobile di una manifestazione che aveva lo scopo di stimolare il confronto fra i centri montani ai quali era negata la possibilità di prendere parte ai campionati invernali.
Successivamente, grazie anche alla costruzione di campi sportivi omologabili della Figc ed all’iscrizione nelle categorie dilettantistiche minori, anche le formazioni madonite cominciarono ad affacciarsi sulla scena federale, e con buoni risultati. Squadre come il Madonie, il Calcarelli, lo stesso Petralia Sottana, ma soprattutto il Gangi, che sfiorò addirittura una clamorosa promozione in C/2, hanno a lungo fatto sognare, riscaldando i rigidi inverni in alta quota.

ADOLFO FANTACCINI

Nella foto una formazione della Sopranese 1979