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Basta evidenziare qualche dato significativo del regno di Ruggero II per rendersi conto del fatto che la fondazione dell’abbazia premonstratese nel territorio madonita di Gratteri non sia stata frutto del caso e senza alcun legame col cammino dei Normanni, oggi ritenuto, per la sua impareggiabile valenza culturale, patrimonio dell’umanità. Basterebbe la sua data nascita, intorno al 1140 secondo il Backmund, appena successiva alla conclusione della lunga controversia tra Ruggero e il legittimo pontefice romano, Innocenzo II, a rendere questa fondazione inscindibile dalla vicenda di quello che sarebbe divenuto il sovrano di una potenza mediterranea di grande peso per il successivo corso della storia al di là della stessa Sicilia.
C’è però un altro dato, altrettanto significativo, che serve a corroborare questa tesi: il nome del fondatore, che – secondo il Passafiume – sia da individuare nel Duca Ruggero, dal quale il monastero venne «fondato e dotato … , come si legge nel diploma dato a Palermo dal Re di Sicilia Tancredi nell’anno 1190». Il Duca Ruggero, infatti, era il figlio maggiore di Ruggero II, il quale, dopo la vittoria a Galluccio sul Garigliano nel 1139, col trattato di Mignano del 27 luglio – come ricorda lo storico Tommaso di Carpegna – «dietro prestazione dell’omaggio feudale e il versamento di un censo annuo, si vide riconosciuto il dominio sulla Sicilia e il titolo di re, mentre i suoi due figli, ebbero il Ducato di Puglia e il Principato di Capua».
Ma a poco servono questi richiami se non si ricordano gli antefatti della citata vittoria e dello scontro che l’aveva preceduta. Questo scontro era stato, infatti, l’atto conclusivo della controversia col papato per il possesso dei territori dell’Italia meridionale. «Il conte di Sicilia – dice lo storico Jean Huré – non aveva mai cessato di desiderare il possesso dei feudi normanni d’Italia. Quando suo cugino, Guglielmo di Puglia, morì senza erede, nel 1127, Ruggero fece valere i suoi diritti contro il Papa». Ne nacque un conflitto, dal quale Il Conte usci vincitore e di conseguenza «Onorio dovette accordare solennemente l’investitura a Ruggero (1128)».
La cose tornarono a complicarsi alla morte di questo Papa. Come dice ancora lo Huré (Storia della Sicilia, ED.RI.SI., PA 1982), «La morte di Onorio fu seguita da uno scisma: vennero eletti due papi simultaneamente nel 1130. Ruggero ebbe l’audacia – e l’abilità – di sostenere il più sospetto dei due, un po’ ebreo peraltro, Anacleto Pierleoni. Grazie all’appoggio siciliano, quest’ultimo poté, fino alla propria morte (1138), impedire al suo rivale, Innocenzo II, di sistemarsi a Roma. Ma non poteva rifiutare nulla al suo protettore: nel settembre 1130, lo investì della corona regale».
Una incoronazione che Innocenzo non poteva – com’è ovvio – riconoscere. Ne nacque un conflitto, in cui per un certo tempo il papa sembrò averla vinta, anche perché, oltre ad avere dalla sua parte “i signori indisciplinati dell’Italia del Sud”, ebbe anche l’apporto favorevole dell’imperatore Lotario. Senonché, quando si ribellarono i baroni tedeschi, «l’armata imperiale dovette battere in ritirata. Inesorabile il papa volle continuare la lotta, ma fu vinto e cadde lui stesso, con i suoi tesori e tutta la sua corte, nelle mani del re di Sicilia»(Ibidem, p. 71).
Questo avvenne nel 1139. A cui seguì il trattato di pace del 27 luglio a Mignano, con le condizioni sopra accennate. Alle quali sarebbe da ricondurre – a nostro modesto avviso – anche la nascita dell’abbazia di San Giorgio come elemento strutturale atto a garantire il legame della Sicilia con la sede papale romana, come volevano la Apostolica Legazia assegnata nel 1098 da Urbano II al conte Ruggero I e l’”omaggio feudale” rassegnato da Ruggero II al Papa, che sanciva l’autorità di quest’ultimo sulla Sicilia, salvo le prerogative proprie dell’autorità regia.
Se poi si aggiunge il dato della vicinanza di san Norberto di Assen, fondatore dell’ordine monastico dei premonstratensi, al Papa Innocenzo II e quello della predilezione di costui verso i canonici regolari e gli ordini monastici in generale, si ha qualche elemento in più per capire il motivo della presenza di una comunità cenobitica d’oltralpe in un recondito angolo del suolo siciliano e la non trascurabile rilevanza di essa nell’itinerario normanno da Cefalù a Monreale.
Dice lo storico Tommaso Di Carpegna Falconieri (in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 62): «Norberto di Xanten e Bernardo di Chiaravalle, due tra le figure più imponenti del XII secolo, furono i fieri sostenitori di Innocenzo II. Questo condivideva con loro la formazione culturale, l’alto ideale di riforma della Chiesa, la propensione per gli ambienti monastici e canonicali, … . E se da parte del papa non furono lesinati aiuti e privilegi, è vero anche che il riconoscimento universale di I. II e la sua vittoria finale su Anacleto sono da ascrivere principalmente all’operato di Norberto e Bernardo».
A questo legame, nato e rafforzatosi nel tempo trascorso da Innocenzo fuori di Roma, a ragione della pervicace persistenza di Anacleto nel non abbandonare la sede di Roma, non è certo azzardato riportare la fondazione dell’abbazia di San Giorgio. E non è neppure da escludere che la nascita della stessa rientrasse nelle clausole non scritte, ma ugualmente vincolanti, del trattato di Mignano. In ogni caso è certo che il Papa si sentisse meglio garantito riguardo al legame con la sua sede apostolica da un clero regolare, stante che per lui – come dice ancora T. Di Carpegna – «la vita regolare era infinitamente superiore a quella secolare». E questo «lo spinse a favorire il formarsi di congregazioni di canonici regolari che officiassero tutte nella medesima diocesi o provincia, che sottostessero a un capitolo generale (forse mutuato da quello cistercense) e che obbedissero a un priore generale. … . Così, i numerosi benefici concessi a Norberto di Xanten, fondatore dei premostratensi, e, attraverso di lui, alla sua arcidiocesi di Magdeburgo, miravano a porre sotto l’egida della riforma e della vita comune e regolare il potente moto di evangelizzazione che investiva l’Europa nordorientale».
Dopo quello che abbiamo sopra riportato, diventa quasi lapalissiano il motivo della fondazione di una abbazia premostratense nel territorio che, regnante Ruggero II, era privilegiato come sede morale del Regno. Cosa che risulta anche avvalorata dalla preferenza del medesimo Re di collocare nella cattedrale di Cefalù il sarcofago che ne avrebbe dovuto raccogliere, alla fine dei suoi giorni, le spoglie mortali.
Non è quindi esagerato dire che il rudere della chiesa di San Giorgio in Gratteri abbia in sé l’eco della predicazione evangelica di un tale pilastro del monachesimo medievale quale fu San Norberto di Axen, un convertito, secondo la leggenda, come San Paolo dopo una caduta da cavallo a causa di un fulmine , che spese la successiva vita nella diffusione del Vangelo, come predicatore ambulante prima e quindi come fondatore, a Prémontré presso Laon, di un cenobio, su suggerimento del vescovo di questa sede, e quindi come vescovo di una sede molto importante, qual era a quel tempo quella di Magdeburgo. Il che rende il rudere assai prezioso e incancellabile perché singolare nel suo genere. Una pietra miliare ineludibile e insurrogabile nel cammino dei Normanni riconosciuto come patrimonio dell’umanità sotto l’egida dell’Unesco.
Giuseppe Terregino