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È stato avviato nello scorso mese di maggio, presso il Centro di prima accoglienza “Sant’Antonio” di Geraci Siculo, il “progetto FAMI” a favore dei minori stranieri non accompagnati.
Il progetto prende il nome dal “Fondo Asilo Migrazione e Integrazione 2014-2020”, strumento finanziario con cui l’Unione Europea promuove una gestione integrata dei flussi migratori sostenendo tutti gli aspetti di tale fenomeno: asilo, integrazione e rimpatrio. In Italia è il Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero degli Interni che si occupa dell’attuazione del progetto attraverso una gestione coordinata e attenta di tutti gli interventi in materia di immigrazione e asilo.
Con l’accesso al programma nazionale FAMI, il Centro “Sant’Antonio” partecipa direttamente all’attuazione della strategia nazionale di intervento nel settore asilo, nel rispetto anche delle direttive da tempo fissate in sede di Conferenza Unificata da Stato, Regioni e Autonomie Locali. La Cooperativa, in particolare, è impegnata nel servizio di prima accoglienza e di assistenza specifica per i minori stranieri non accompagnati, nel rispetto dei loro diritti sanciti a livello nazionale e internazionale.
“È un settore essenziale delle politiche di accoglienza – ci dice Damiano Lo Cicero, responsabile del centro – nel quale si misura il grado di efficacia delle strategie europee e nazionali messe in campo per gestire il fenomeno migratorio. Era essenziale che si passasse da una gestione puramente emergenziale a un modello di accoglienza flessibile, integrato e multilivello. Solo così, infatti, si può incentivare ancora di più l’integrazione dei minori non accompagnati che giungono nelle nostre terre in cerca di un avvenire migliore”.
L’attuazione del progetto costituisce un vero e proprio banco di prova per il centro “Sant’Antonio”, ormai punto di riferimento regionale per l’accoglienza dei minori migranti. “Partecipando al progetto FAMI – continua Lo Cicero – la nostra Cooperativa, da tempo impegnata sia nella prima e che nella seconda accoglienza, ha compiuto un vero e proprio salto di qualità. Siamo entrati a far parte di una rete nazionale selezionata e qualificata di strutture di accoglienza su cui vigila il Ministero degli Interni. Nel nostro centro assistiamo i minori sotto ogni punto di vista e li inseriamo in un percorso di accoglienza e di integrazione rispettoso delle loro capacità e delle loro inclinazioni”.
Tante le storie personali che raccolgono gli operatori e i responsabili del Centro. “Le fredde definizioni legislative – ci dice Francesca Lo Cicero, educatrice del Centro – ovviamente non esauriscono il vissuto personale dei ragazzi, fatto sempre di povertà o di guerra. Si tratta di giovani, spesso orfani, che lasciano le loro famiglie e i loro villaggi per intraprendere un percorso pieno di pericoli con un solo obiettivo, quello di vivere da persone libere una vita migliore”.
Il miglioramento delle condizioni di vita di questi ragazzi è il principale obiettivo del progetto che non è indirizzato alla sola prima accoglienza ma anche all’integrazione. “Creando un ambiente accogliente e familiare – continua la Lo Cicero – i ragazzi si aprono al confronto e al dialogo. In un clima di rispetto e di mutua comprensione, immettiamo questi giovani in un percorso d’integrazione autentico per far sì che studino, acquisiscano conoscenze e competenze e s’inseriscano appieno nel tessuto sociale. Il nostro obiettivo fondamentale è migliorare le loro condizioni di vita e dare loro gli strumenti per crescere bene e crearsi un futuro”.
Un esempio ormai raro di solidarietà in un tempo difficile in cui sembra essersi persa quella storica tensione a “farsi prossimi” di chi è in difficoltà.
Antonio Anatra