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La Cgil Palermo ricorda ad agosto due sindacalisti uccisi dalla mafia. Domenica ricorre il 74° anniversario di Andrea Raia, segretario della Camera del Lavoro di Casteldaccia, ucciso il 5 agosto del 1944. E martedì il 66° anniversario di Filippo Intili, dirigente della Camera del Lavoro di Caccamo, ucciso il 7 agosto del 1952. Altre due ricorrenze nel lungo calendario della memoria della Cgil, che ricorda ogni anno i suoi dirigenti assassinati.
Per Andrea Raia, alle 10,30 di domenica ci sarà la deposizione di una corona di alloro al cimitero comunale. Prenderanno la parola Dino Paternostro, responsabile dipartimento Legalità Cgil Palermo, il segretario generale Cgil Palermo Enzo Campo, l’amministrazione comunale, la Camera del Lavoro di Bagheria, i rappresentanti del comitato “Andrea Raia”, i familiari. Il 7 agosto, per la commemorazione di Filippo Intili, alle ore 10,30 sarà deposta una corona di alloro sulla sua tomba al cimitero di Caccamo. Introduce Dino Paternostro, responsabile dpartimento Legalità Cgil Palermo. Intervengono Filippo Campisi, nipote di Filippo Intili, il frate domenicano Giovanni Calcara, l’amministrazione comunale, la Camera del Lavoro di Caccamo, i familiari di Intili.
“Il nostro doveroso percorso della memoria continua. Con Andrea Raia e Filippo Intili – dicono Enzo Campo e Dino Paternostro – ricorderemo due dirigenti sindacali che, nel lungo dopoguerra siciliano, hanno lottato per i diritti e la libertà degli ultimi, degli sfruttati, contro la mafia degli agrari. Sono due esempi che indichiamo alle future generazioni, per riaffermare ancora oggi la necessità di lottare per il lavoro e lo sviluppo, per i diritti e la libertà”.
Andrea Raia. Quello di Raia fu il primo delitto di mafia avvenuto nel secondo dopoguerra in Sicilia. Il sindacalista era membro per conto del Pci del Comitato di controllo dei “Granai del popolo” e gli venne affidato l’incarico di distribuire ai poveri tutte le provviste alimentari che arrivavano: farina, pasta, zucchero etc. La sua azione entrò in contrasto con quella dell’amministrazione comunale ed è stato ufficialmente riconosciuto che l’uccisione di Raia fu decretata per la sua opposizione alle speculazioni contro i granai del popolo. Venne assassinato una sera d’agosto, davanti alla sua abitazione. Significativa la testimonianza ai carabinieri della madre, Rosalia Tomasello, che raccontò come, subito dopo il delitto, sul posto arrivarono i “temibili pregiudicati e maffiosi Tomasello Francesco e Onofrio, dimoranti nelle vicinanze dell’abitazione del Raia, i quali con contegno cinico, senza chiedere alla Tomasello che cosa fosse successo, dissero: ‘E’ morto, possiamo andare’, allontanandosi senza neppure salutare”. I fratelli Tomasello furono denunciati come presunti autori del delitto Raia, ma assolti per insufficienza di prove al processo. Nessuno pagò per la sua morte con il carcere anche se “La voce comunista” indicava i mandanti nei grossi proprietari fascisti.
Filippo Intili. Filippo Intili, segretario della Camera del Lavoro di Caccamo, stava rivendicava l’applicazione del decreto del ministro Gullo sull’equa distribuzione del raccolto. E per questo dava fastidio. Inoltre era in procinto di candidarsi come capolista del Pci alle elezioni comunali del Comune di Caccamo. In contrada Margi, un monte di Caccamo, dove lavorava presso un’azienda agricola, il 7 agosto 1952, dopo che il figlio Benedetto si era avviato verso Caccamo con i muli carichi di sommacco, Filippo Intili venne ucciso e tagliato in due a colpi d’accetta dalla mafia che imperava in quegli anni nel mandamento più potente della Sicilia. Il suo corpo rimase a terra per circa 24 ore, fino all’arrivo dei carabinieri. Poi fu portato al cimitero di Caccamo e seppellito nella nuda terra. Fu assassinato dai killer di don Pepppino Panzeca. Dopo l’uccisione di Intili, in paese venne divulgata la notizia che era stato assassinato perché aveva rubato delle pere. Intili fu ucciso a 51 anni. Da tempo partecipava alle proteste contadine per l’applicazione dei decreti Gullo e l’approvazione della legge di riforma agraria. “Aveva un forte ascendente sui contadini e la sua intelligenza politica, sostenuta dagli ottimi rapporti relazionali che teneva con la gente, irritò il capomafia don Peppino Panzeca e il sistema politico-mafioso del tempo che gli ruotava intorno, che ne decisero l’eliminazione fisica – scrive Dino Paternostro in una nota storica- Le testimonianze delle persone che lo hanno conosciuto descrivono Filippo Intili come una persona leale e umanamente pronta a venire incontro ai bisogni della gente. Si racconta che quando la Dc inviava a San Giovanni Li Greci l’autobus per prelevare gli elettori ed accompagnarli al seggio, ai comunisti che insistevano per salire sull’automezzo veniva detto di smetterla, altrimenti avrebbero fatto la fine di Intili”.
Per 62 lunghi anni a Caccamo non si è mai più parlato di Filippo Intili. Solo nel 2014 Vera Pegna, che era stata consigliere comunale del Pci negli anni 60, ha voluto ricordare al sindaco di Caccamo Andrea Galbo la figura di Intili, il cui ruolo aveva messo in evidenza nel suo libro “Tempo di lupi e di comunisti. La storia mitica della ragazza che sfidò la mafia”. Ed è stato riscoperto il luogo del delitto, dove tre anni fa è stato collocato un un cippo commemorativo. Tre anni fa, su iniziativa della Cgil e in collaborazione con l’amministrazione comunale di Caccamo, il corpo di Filippo Intili è stato spostato e seppellito in una tomba dignitosa, messa a disposizione dal Comune.