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Circa 200 spettatori a Geraci Siculo ieri sera hanno avuto il privilegio di assistere a queste testimonianze, pur in una serata fresca, siamo tutti rimasti colpiti e commossi nel conoscere i tratti di vita private del giudice Chinnici e del nostro caro Stefano Li Sacchi.
Mentre quelli di Chinnici, anche per questi tratti privati erano già noti, inedita e degna di ammirazione e riconoscenza mi è apparsa la figura tratteggiata dalla nipote di Stefano, Lucia “figlia Santa” come Lei, con una definizione tipica geracese, si è definita.
Mi ha molto colpito il senso del dovere, l’amabilità, il rapporto familiare che Stefano intratteneva con gli inquilini dello stabile dove svolgeva l’umile ma delicato compito di portiere. In particolare con la famiglia del Giudice. Si è appreso che Stefano era solito ogni sera aspettare aspettare, ben oltre l’orario l’orario di chiusura della portineria, che faceva ritardare la cena di tutta la famiglia. Si giustificava dicendo “…non posso far trovare il portone chiuso al Giudice….”.
Altro particolare toccante del racconto di Lucia è stata l’abitudine di Stefano di accompagnare alla macchina conversando amorevolmente, il Giudice Chinnici. Abitudine che alla fine gli è costata la vita in quel tragico e disgraziato 29 Luglio del 1983.
Ne è uscita fuori la figura di un cittadino di Geraci esemplare che ha fatto onore al suo paese per il suo senso del dovere e la sua dedizione al servizio che svolgeva quotidianamente.
Ringrazio Caterina e Lucia per le testimonianze autentiche e l’emozione che ci hanno trasmesso ieri sera, che ci ha permesso di riflettere e ricordale che la lotta alla Mafia si può fare se solo tutti i cittadini svolgono il proprio lavoro, con dedizione, sacrificio, correttezza ed impegno, testimoniando nei fatti che, solo così, si possono emarginare e sconfiggere il malaffare e la criminalita’ mafiosa e non.

Franco Scancarello