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Lunedì scorsi è stata inaugurata, nei locali del Palazzo comunale della cittadina normanna, la personale dell’artista Francesco Biondo: “La Storia dipinta. Chi l’ha detto che le date sono solo numeri!”
La mostra, visitabile fino al 29 agosto negli spazi dell’ “Ottagono di Santa Caterina” (piazza Duomo), racchiude il profondo significato delle opere di Biondo, che rappresentano uno straordinario veicolo di conoscenza e di emozioni, connubio tra intelletto e immaginazione, tra archetipo e testimonianza storica i quali rendono uniche e autentiche le sue opere pervase da una vibrante gestualità.
Nella gremita sala delle Capriate, l’Assessore Tania Culotta, moderatrice dell’evento, dopo i saluti di rito, ha presentato Francesco Biondo, eclettico, instancabile e originale artista, ricordando quando da studentessa era affascinata dalle sue vignette satiriche contenute nel giornale: “In architettura”, che si diffondeva a Cefalù negli anni ’80.
Dopo un’assenza durata 20 anni, il maestro Biondo ritorna nella sua Cefalù con la sua personale composta da una ventina di quadri intrisi di colore, spesso materico, dove si sovrappongono carte, fotografie, oggetti o frammenti organici (sassi, legno, ossa di animali) usati per raccontare o denunciare, in modo del tutto personale ed introspettivo, pagine di storia o fatti drammatici spesso poco conosciuti al grande pubblico.
Il Vicepresidente del Consiglio comunale, Daniele Tumminello, gioioso di condividere questo momento così significativo con la propria città, ha poi sottolineato che Francesco Biondo è un artista completo, aperto al confronto con i più svariati linguaggi dell’arte internazionale.
E’ lo stesso Francesco Biondo, nel suo intervento, a spiegare il motivo che lo ha inizialmente spinto a interpretare l’evento storico nei primi anni del nostro secolo: apprendere dai media l’esito di grandi processi giudiziari come la sentenza sulla strage nei cieli di Ustica del 15 dicembre 2005, o la strage di Piazza Fontana, solo per citarne alcuni, conclusisi con clamorose assoluzioni.
Dalle sue indignazioni nasce appunto il ciclo pittorico: “Gli indignati”, punto di partenza delle successive riflessioni legate alle “date” che diventano epigrammi e denunce di episodi storici-sociali: frammenti e dettagli di un excursus storico più generale che può generare, nell’osservatore, letture trasversali e personali.
La tipologia del linguaggio di Francesco Biondo, informale ed espressionista astratto, è il frutto di una grande libertà espressiva ed interpretativa nella quale lo spettatore si riflette e allo stesso tempo si emoziona.
L’artista, nell’allestire la mostra, si è lasciato suggestionare dallo spazio geometrico, ottagonale, dell’ex Convento di Santa Caterina: in ognuna delle quattro nicchie, infatti, ha voluto inserire una serie di date dalle quali si snodano quattro campi temporali legati ai rispettivi fatti storici che, a loro volta, si proiettano nel ceppo, parzialmente bruciato, collocato al centro dello spazio espositivo.
Le opere di Francesco Biondo, come ha ricordato in conclusione l’Assessore Vincenzo Garbo, fanno parte della recente e fortunata trilogia di mostre realizzate quest’anno da artisti cefaludesi, insieme a Cosimo Cimino e Giuseppe Collara, che per diversi motivi sono ora lontani dalla piacentissima Cefalù.
Dopo l’augurio da parte dell’Assessore Garbo di rivedere presto il maestro Biondo con una sua antologica, ha preso vita il reading letterario: “La storia dipinta”, interpretato dai giovani Alberto Culotta e Gaia Biondo accompagnati dalle dolci melodie musicali di Michele Orlando. Il pubblico, attento e commosso, ha ascoltato citazioni in omaggio al partigiano Giovanni Pesce, all’intellettuale Primo Moroni, al patriota cefaludese Salvatore Spinuzza e alla poetessa Alda Merini.

Miriam Cerami