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Gli edifici scolastici siciliani dotati di certificazione antincendio sono appena il 14%, di cui il 10% con nulla osta provvisori. Il dato arriva dall’assessorato regionale alla Pubblica istruzione, da cui emerge inoltre che il 56,2% degli edifici adibiti a funzioni scolastiche è privo di certificato di collaudo e che il 65,6% non è adeguato alle normative antisismiche. Il 45,8%, invece, risulta costruito tra il 1946 e il 1975. Dai dati elaborati dall’assessorato emerge inoltre che solamente il 28,2% degli immobili è accatastato, mentre gli edifici senza una verifica sismica sono il 73,9% e quelli con collaudo statico sono appena il 44%. I dati allarmano l’Asael, associazione che riunisce gli amministratori locali siciliani, che ricorda il limite temporale del 12 dicembre 2018 imposto dal cosiddetto ‘decreto Milleproroghe’: entro cui dovranno essere sottoposti a verifica tutti gli immobili adibiti a uso scolastico situati nelle zone a rischio sismico 1 e 2.

I numeri in possesso dell’assessorato dicono che in Sicilia l’85% degli edifici scolastici ricade in zona sismica di secondo grado. “Il giustificato grido d’allarme del presidente della Regione Nello Musumeci sulla precaria condizione di agibilità degli edifici scolastici nella nostra regione – sostiene l’Asael – richiama da un lato il senso di responsabilità degli amministratori dei Comuni e delle ex Province, per gli adempimenti di loro competenza, mentre dall’altro evidenzia quanto problematico e irto di difficoltà sia il percorso che Regione ed enti locali dovranno effettuare per raggiungere una pur minima normalità ed efficienza nella condizione dell’edilizia scolastica in Sicilia”. L’associazione ritiene quindi “quanto mai opportuno ed urgente chiedere almeno una congrua proroga del termine imposto dal decreto ‘Mille proroghe’ al fine di consentire una legittima ripresa dell’attività scolastica per l’intero prossimo anno, nelle more di provvedere agli adempimenti di legge per la messa a norma delle strutture”. Sul fronte delle risorse per finanziare gli interventi, Stato e Regione hanno messo a disposizione 276 milioni di euro, che secondo l’Asael “di certo non possono essere sufficienti per colmare le lacune evidenziate dai dati”. Secondo l’associazione “è urgente, ad esempio, una rivisitazione dello stesso Programma operativo regionale del Fesr per reperire le risorse necessarie, oltre alla richiesta di più fondi al governo nazionale”.

Il presidente dell’Asael, Matteo Cocchiara (nella foto), evidenzia poi la necessità di “colmare con urgenza la mancanza di personale tecnico e amministrativo nei Comuni al fine di predisporre inventari e progettazioni degli interventi necessari per la messa in sicurezza degli edifici, assicurando una vera e propria sinergia Regione-enti locali utile ad affrontare con maggior vigore la grave situazione dell’edilizia scolastica in termini di sicurezza e funzionalità. Rispetto alla esposta complessità del problema – sottolinea Cocchiara – l’Asael manifesta la propria disponibilità a dare quel contributo e quella collaborazione che Regione e Comuni dovessero ritenere utile ed opportuna per contribuire ad avviare a soluzione il grave problema”.