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Nella chiesa di Santa Maria della Cava è stato firmato il protocollo d’intesa per la valorizzazione del sito tra la Soprintendenza ai beni culturali e ambientali di Palermo e il Comune di Geraci Siculo.
L’eccezionale monumento, che sorge in un contesto ambientale di pregio, all’interno di un bosco di querce e sugheri a ridosso del vallone dell’Annunziata, è stato recuperato dopo un secolare abbandono alla fine degli anni novanta del Novecento e adesso sarà fruibile attraverso per iniziative culturali nella convinzione che la sola frequenza costante ne potrà garantirne la salvaguardia.
La cerimonia della firma e della consegna delle chiavi si è svolta alla presenza di un numeroso pubblico e ha visto gli interventi del Soprintendente, arch. Lina Bellanca, e dei rappresentanti dell’Amministrazione comunale: l’ing. Giuseppe Puleo (presidente del Consiglio Comunale), l’avv. Bartolo Musciotto (Assessore alla Cultura) e il Sindaco Luigi Iuppa, che hanno sottolineato la sinergia tra Istituzioni regionali e locali per la salvaguardia, conoscenza, valorizzazione e fruizione del sito e del patrimonio artistico del paese.
È intervenuta anche la professoressa Maria Concetta Di Natale (Università degli Studi Palermo), concittadina onoraria di Geraci e instancabile studiosa delle arti madonite, nonché i membri della famiglia Restivo, che in passato hanno generosamente donato la chiesa alla Soprintendenza affinché ne potesse effettuare i restauri attraverso fondi pubblici, trasformando un bene privato in patrimonio collettivo.
L’escursione è stata resa possibile grazie all’impegno della Proloco, che ha curaro il pranzo a base di prodotti tipici, e della locale Protezione Civile, che assieme ai mezzi dell’Ente Parco delle Madonie ha garantito il trasporto dei numerosi presenti.
A chiusura della manifestazione,il prof. Giuseppe Antista (Accademia di Belle Arti di Palermo) ha tratteggiato la storia del complesso architettonico e posto l’accento sugli elementi artistici presenti. La chiesa, fondata intorno al 1090, a pochi decenni dalla riconquista normanna della Sicilia, doveva essere annessa a monastero dell’ordine di San Basilio Magno; risulta quindi una delle più antiche della diocesi e precede temporalmente la stessa cattedrale di Cefalù.
A metà della navata sono presenti dei pilastri aventi l’alloggiamento per una trave trasversale, che possono essere interpretati come le parti residue dell’iconostasi in uso nelle chiese di rito ortodosso e inoltre nello spigolo settentrionale della facciata resta un’iscrizione in lingua greca.Non a caso la Cava presenta delle precise analogie con alcune chiese del Val Demone annesse a cenobi basiliani, tra cui Santa Maria a Mili San Pietro (già esistente nel 1092).

Nel 1366 la Cava divenne un priorato benedettino per volontà del conte di Geraci e Collesano Francesco II Ventimiglia, che lo arricchì «di pingue dote»; a questa fase risalgono gli affreschi che rivestivano la grande abside e le due minori, nei cui frammenti pittorici è possibile riconoscere la Vergine affiancata dagli Apostoli e il Cristo pantocratorenel catino.
Fino a tutto l’Ottocento il monastero ricoprì un ruolo quasi esclusivamente economico, legato al vasto feudo boschivo che si estendeva attorno alla chiesa, amministrato e concesso in gabella dai priori, i quali venivano direttamente nominati dai Ventimiglia; proprio alla loro committenza va collegata la pregevole tela dell’Annunziata–dal 1837 spostato in chiesa Madre– che reca delle straordinarie analogie con il quadro dello stesso soggetto dipinto da Giorgio Vasari per Santa Maria Novella ad Arezzo e oggi conservato al Louvre (Parigi).
Fede, Arte e Natura si fondono in un luogo straordinario e dalla storia millenaria, da riscoprire e salvaguardare.