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Chi sei quando non sei con me?Letto per voi “cosi fan tutti” Ripensare l’infedeltà di Esther Perel

Chi sei quando non sei con me, è una delle frasi che si legge nel libro uscito a maggio, edizioni Solferino, pubblicato da Esther Perel, psicoterapeuta belga, trapiantata da anni ormai a New York, una delle studiose più originali del momento sulle relazioni interpersonali di coppia.
Il libro s’intitola “cosi fan tutti” ricorda l’opera buffa di Mozart.
Una raccolta di storie di casi di terapie di coppie, che hanno conosciuto l’esperienza del tradimento e si raccontano nelle sedute alla ricerca di un perchè, di una spiegazione della vicenda fallimentare che li ha travolti.
Un fallimento laddove c’è un tradimento c’è sempre da parte di entrambi, anzi potremmo dire dell’intero triangolo.
Un “perchè”, che ci convinca e funga da balsamo alla rabbia che accompagna questo evento non c’è in nessuna delle storie raccolte, il tema ricorrente è sempre lo stesso, difficoltà palesi e non nella coppia, voglia di trasgredire, desiderio di essere altro da quello che si è nella vita quotidiana, voglia di sentirsi giovani sessualmente o come si legge nella frase di una paziente “ho tradito per capire chi volevo realmente al mio fianco per tutta la vita”, con questa frase ci ridomandiamo “allora esiste l’amore per tutta la vita?”.
Per quanto la nostra società ci appaia su molti versanti più aperta su molti aspetti della vita di coppia, appena si parla di infedeltà, qualcosa sembra rompersi, li la modernità decade. Decade perchè il tradimento lede il principio primo per il quale cerchiamo l’altro e decidiamo di stargli vicino, abbiamo bisogno di sapere di poterci fidare di qualcuno, di sapere di essere al centro del suo mondo mentale e fisico, desideriamo l’esclusività.
L’infedeltà rompe tutti questi principi, è un’atto di narcisismo, doppiezza, immoralità, perfidia .
Il tradimento può essere innescato da futili forme di ribbellione, disaffezione, richiede capacità di calarsi in un labirinto di forze irrazionali, richiede energia perchè mentire ci impone di usare molto bene strategie cognitive e comportamentali per non essere scoperti.
Chi ha subito il tradimento deve elaborare tante emozione prima fra tutte la rabbia, che in alcuni casi funge da analgesico, in altri può arrivare ad annientare l’essere umano.
La persona tradita attiva meccanismi tipo ruminazione mentale, lo schoch galvanizza il nostro cervello rettileano innescando reazioni del tipo scappa, combatti o resta immobile, qualunque sia la reazione i costi emotivi sono altissimi.
All’indomani del tradimento dobbiamo trovare il modo di ristabilire il nostro senso di autostima, il non volere capire spesso è legato ad un istinto di autoconservazione e autoprotezione per non soffrire più del dovuto, non soffrire è tuttavia impossibile.
Le reazioni al tradimento possono essere tante, nessuna è mai veramente quella adeguata,l’isolamento sociale spesso è nocivo tanto quanto i consigli frettolosi degli altri che danno spesso soluzioni semplicistiche.
Si accavallano i sensi di colpa per non avere capito, per avere contribuito affinchè si creasse un terreno fertile all’entrata di una terza persona, cos’ha meglio di me lui, lei? La domanda ricorrente .
L’amore respinto scatena spesso il castigo “non te la caverai impunemente, te la farò pagare”, dietro la vendetta si annida un profondo dolore, che in molti tristi casi vede i figli buttati in una lotta tra genitori crudele, brutale.
Dobbiamo imparare ad essere pronti a vivere il cambiamento, niente è per sempre, questa è l’unica verità, è riuscita a farcelo vedere e sentire bene la scrittrice Elsa Morante nel libro, poi film interpretato magistralmente da Margherita buy e Zingaretti “I giorni dell’abbandono” nessuno di noi è mai veramente preparato a vivere i cambiamenti.
Nessuno può mai sentirsi talmente sicuro di sé da non poter dire: “ a me non capiterà mai”, in una pagina del libro la protagonista ripensa a lei da ragazza e a quello che pensava di altre donne che avevano subito il tradimento:” donne stupide mi sembravano sentimentalmente. Signore di condizione agiata, si rompevano come ninnoli nelle mani dei loro uomini distratti da altro, avrei voluto essere diversa, non lo sono stata”. Conosciuto il dolore del tradimento continua :”dovevo strapparmi il dolore dalla memoria, scartavetrare i graffi che mi guastavano il cervello”.
Chi legge il libro della Perel vorrebbe un consiglio, la psichiatra non offre nessun consiglio, si limita a raccontare vicende trasversali a tutte le fasce sociali, con risvolti diversi a seconda dei casi, l’unica cosa che alla fine emerge in maniera prepotente è l’unica verità, l’amore duraturo esiste ed è un privileggio viverlo, fatto di impegno, desiderio, fuoco che dobbiamo tenere sempre acceso, il tradimento è una “variabile” che può intervenire nel nostro cammino nonostante tutte le nostre buone intenzioni, nessuno deve farsi annientare come la protagonista nel film dice : “devo reimparare il passo tranquillo di chi crede di sapere dove stà andando e perchè”, la miglior vendetta è tornare ad essere se stessi e possibilmente nel tempo felici, è una moneta che dobbiamo spendere come dono della vita.