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Si parte dal Grand Tour e si arriva ai nostri giorni. Per scoprire che la fascinazione di quelli che sarebbero poi diventati i tanti “cuori” del percorso seriale arabo – normanno riconosciuto dall’Unesco, è già tangibile tre secoli addietro. Quando viaggiatori come i francesi Jean Houël e Jean Claude Richard de Saint-Non o l’inglese Henry Swinbourne, “subirono” – è proprio il caso di dirlo – un vero incantamento dai siti. La mano romantica prima, documentaristica poi, ha fatto sì che i monumenti attraversassero indenni i secoli, padroni di bellezza. Una mostra – fortemente voluta dal Comitato di Pilotaggio del sito seriale “Palermo arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale”, e realizzata dalla Fondazione Patrimonio Unesco Sicilia – racconta il lungo cammino di riscoperta e rivalutazione dell’itinerario monumentale che, nel 2015, è stato iscritto nella prestigiosa Word Heritage List dell’Unesco. Attingendo ad archivi, Fondazioni private, collezioni pubbliche, rintracciando opere che raccontano questo processo di fascinazione. Partendo proprio dal concetto di “viaggio”: per immagini, per luoghi, appunto, ma anche attraverso le testimonianze abbandonate lungo il percorso.
“Viaggio per immagini. Dal Grand Tour al riconoscimento Unesco” si inaugura domani, venerdì 19 ottobre a Villa Zito, a Palermo, dove resterà fino al 13 gennaio. Vernissage alle 18, preceduto alle 17 da un incontro/presentazione a cui interverranno il presidente del Comitato di pilotaggio, sindaco Leoluca Orlando, il presidente di Fondazione Patrimonio Unesco Sicilia, Gianni Puglisi, il curatore della mostra Aurelio Angelini, ospiti del presidente di Fondazione Sicilia, Raffaele Bonsignore. Sarà presente Emanuela Rosa-Clot, direttrice di Bell’Italia, il mensile che più di ogni altro ha raccontato e racconta l’Italia della cultura. La mostra è stata inserita nel calendario di Palermo Capitale Italiana della Cultura ed entra nel circuito del festival Le Vie dei Tesori, per tre weekend, fino al 4 novembre.
“Viaggio per immagini” racconta una Palermo, ancora oggi con un marcato timbro arabo-normanno, che mantiene viva la memoria di una città aperta, multietnica, riflesso e manifestazione di un sincretismo culturale che, nei secoli, l’ha resa unica – dice il sindaco Leoluca Orlando, nelle vesti di presidente del Comitato di Pilotaggio – e meritevole di essere custodita, valorizzata e riconosciuta come patrimonio dell’umanità. Insomma, ci permette di rintracciare le radici culturali di una Palermo davvero Capitale senza tempo”. Attraverso testimonianze figurative – stampe, disegni, dipinti, fotografie – verrà coperto un arco temporale di quasi tre secoli. “Mostrare i monumenti arabo-normanni ieri e oggi significa muoversi nel sito, calarsi dall’alto e addentrarsi nei luoghi – interviene il presidente di Fondazione Patrimonio UNESCO Sicilia, Gianni Puglisi -. La mostra si svolge su un doppio registro, in continuo accostamento tra reale e figurato, materiale e immateriale”. Un dialogo ininterrotto e continuo tra i siti, colti nella loro fisicità e imponenza, e la loro rappresentazione aleatoria, leggera, che attiene al mondo dell’arte, della pittura, della narrazione iconografica.
Padrone di casa, il presidente della Fondazione Sicilia, Raffaele Bonsignore che dice “Il viaggio per immagini che si snoda nel percorso arabo-normanno proposto dalla mostra, organizzata con la Fondazione Unesco in occasione di Palermo Capitale Italiana della Cultura, vuole testimoniare che la nostra cultura è il frutto di un incontro e di uno scambio di diverse civiltà che hanno saputo dialogare tra loro, dando luogo a capolavori che, meritatamente, sono stati riconosciuti patrimonio dell’umanità”.
“Viaggio per immagini” è divisa in quattro sezioni temporali – spiega il curatore Aurelio Angelini, direttore della Fondazione Unesco Sicilia – e cerca di analizzare il diverso grado di attenzione rivolto ai siti, nel periodo che intercorre dal Grand Tour di fine Settecento ai nostri giorni”. La prima sezione, “Dal Grand Tour alla riscoperta dei monumenti siculo-normanni” raccoglie testi a stampa, opere grafiche e tele realizzate durante l’epoca del Grand Tour e il periodo di riscoperta del medioevo europeo. Sono gli anni in cui i “viaggiatori” europei approdano in una Sicilia ancora impermeabile e la osservano con occhi incantati, affascinati dal “pittoresco”, affidando ai loro cahiers de voyage, appunti, schizzi, illustrazioni ammirate.
Il secondo capitolo dedicato a “Rivalutazione e restauri nell’Italia postunitaria” è segnato da una forte passione per il Medioevo e per l’architettura romanica e gotica; si srotola lungo una raccolta di dipinti e fotografie che documentano l’avvio del restauro dei monumenti medievali dopo l’Unità nazionale, soprattutto ad opera dell’architetto palermitano Giuseppe Patricolo, direttore dell’Ufficio regionale dei Monumenti della Sicilia. I pittori del tempo, Nicolò Giannone a Salvatore Marchesi, Francesco Lojacono, Rocco Lentini ed Ettore De Maria Bergler realizzano numerose vedute reali o ideali dei monumenti arabo-normanni. Si impegnano anche i fotografi, i palermitani Giuseppe e Francesco Incorpora, i fiorentini Alinari e Brogi o l’editore palermitano Enrico Melendez. Alcuni scatti documentano i siti immediatamente prima e subito dopo l’intervento del Patricolo: Santa Maria dell’Ammiraglio restaurata tra il 1870 e il 1873, San Giovanni degli Eremiti tra il 1877 e il 1882 o San Cataldo, tra il 1881 e il 1884. Una proposta ardita (ma mai realizzata) si ritrova in quattro tavole: il “Progetto per il ripristino esterno della Cattedrale di Palermo e della cupola” dell’architetto Antonio Zanca tra il 1901 e il 1903, che prevedeva il rifacimento, in due diverse versioni neogotica e arabo-normanna del lato sud e della cupola.
La terza sezione, su “Esaltazione e ripristini nell’età dei Nazionalismi tra le due guerre” racchiude soprattutto disegni, dipinti, fotografie e stampe che corrono sull’onda dello spirito patriottico: l’architetto palermitano Francesco Valenti, allievo di Giuseppe Patricolo, si sostituisce al maestro. Valenti – mosso dall’ambizione di voler riportare i monumenti al loro presunto aspetto originale – interviene su Palazzo Reale e la Cappella Palatina, e in misura minore sul Palazzo della Zisa e sulla Cattedrale di Palermo. Sono di questo periodo due dipinti di Rocco Lentini che ricostruiscono idealmente la Cuba e la Zisa, e due disegni di Pietro Lo Iacono, assistente di Valenti, soprintendente ai monumenti, su Palazzo Reale e la Cappella Palatina. Oltre agli Alinari, lavorano il fotografo romano Domenico Anderson e il palermitano Eugenio Bronzetti: forniranno una documentazione a tappeto dei siti, straordinaria e inesauribile.
La quarta ed ultima sezione, Il riconoscimento dell’eccezionale valore universale, è storia di questi anni: il 5 luglio 2015 a Bonn, il sito Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale, viene iscritto nella World Heritage List Unesco. Punto di partenza, quel sincretismo socioculturale che, durante il regno normanno di Sicilia (1130-1194), dette vita ad una straordinaria stagione artistica e architettonica. Nove monumenti, di cui sette sul territorio palermitano, parlano di convivenza pacifica, scambio tra culture, integrazione e stratificazione.
Li raccontano le foto di Rosellina Garbo e una scultura di Franco Lo Coco, Gaia e Urano, in rame, acciaio e mosaico.