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Un libro di fotografie nel quale i “punti di vista” del suo autore, Michele Di Donato, raccontano un immaginario pieno di sfumature. In tutto 112 immagini in bianco e nero, raccolte in un volume curato da Fabiola Di Maggio

 

L’immagine come occasione per riflettere sui temi di una poetica visiva in cui  la realtà tangibile si lega a quella onirica passando anche per la terra e le genti che abitano l’antica Trinacria densa di voci, di tradizionali tableau vivant, veri scenari viventi di storie immobili e stanziali che di fronte alla sua fotocamera divengono immagine.

Un mondo ricco e pieno di sfumature, quello del quale Michele Di Donato ci rende partecipi attraverso FAUTOGRAPHIE, il suo primo libro fotografico che verrà presentato alle 18 di sabato 17 novembre negli spazi della “PUTIA art gallery”, in cortile Poggio San Pietro 3 bis, a Castelbuono. Insieme a lui, ci saranno la curatrice del volume, Fabiola Di Maggio, e Michele Spallino.

«Di immaginari e di immaginazioni Michele Di Donato ha da sempre nutrito la sua vista. I suoi singolari e inimitabili “punti di vista” così come la sua creatività visiva – scrive Fabiola di Maggio – dall’obiettivo delle macchine fotografiche si sono fatti immagini, arte. Forme che inevitabilmente catturano lo sguardo dello spettatore, proiettandolo in una serie di narrazioni che rappresentano il pensiero del suo autore, ma che al contempo sono specchi nei quali ognuno di noi si riflette o dei quali magari si sente riflesso. La fotografia di Di Donato non è mai solo quello che si percepisce, in essa si materializza puntualmente un surplus, esito di tutto quello che un’immagine suggerisce al di là della forma. E dunque, laddove il contatto con la realtà sembra venire meno, ecco che un appiglio ci riporta saldamente con i piedi per terra».

In tutto 112 le fotografie, tutte in bianco e nero, che Di Donato ha realizzato nell’arco di 6 anni in Europa, portandolo a individuare quel senso di atemporalità e straniamento anche in luoghi che stanno perdendo o hanno già dimenticato la loro identità, territori di passaggio di cui nessuno si cura, vuote campiture fatte di lampioni, panchine e piazzali nei quali l’umano che diviene esso stesso sagoma, è solo in transito.

Punto di forza di questo libro è l’ultimo lavoro in ordine di tempo che l’autore, siciliano d’adozione, ha chiamato REM–Rapid Eye Movement, ossia quel rapido movimento che gli occhi compiono durante la fase del sonno nella quale i sogni invadono la mente. In queste immagini i contorni del reale si sfumano, si apre un canale – tutto onirico – che ci indirizza alle profondità di un mare inconscio dove è solo silenzio, dove si abbattono le barriere della razionalità.

«Nei sogni non ci sono limiti né di spazio, né di tempo. Io vivo così – afferma Di Donato -, faccio molta fatica a rientrare nella realtà, infatti tendo continuamente a sconfinare nel sogno».

Una fotografia, la sua, che traduce visivamente questo transito continuo, assumendo le medesime caratteristiche estetiche. Per questa ragione siamo davanti a bianconeri particolarmente contrastati, “come se si stesse per entrare in quell’imbuto che è la mente umana”.

«Di Donato si definisce un fautographo, un “fotografo dell’errore”.  Cadendo in errore – sottolinea la curatrice del volume – , infatti,  la fotografia “esplora il suo confine e tocca il limite dell’illecito”. Per questo osare in un campo rischioso, quello per l’appunto dell’errore, le immagini generano “misteriose entità che si esprimono secondo tempi e modi inaspettati, varcano i limiti del medium e alludono ad altri mondi possibili».

Di Donato, non ci sono dubbi, è anche un sognatore e promotore di spazi.

«Quando scatto, concentro la mia attenzione sulle emozioni che il luogo mi comunica – spiega lui stesso – e questo pensiero diventa il punto di partenza per una riflessione su come l’uomo riesca a personalizzare un determinato spazio che prima non aveva identità, era anonimo».

Nel caso di Michele Di Donato la comunicabilità delle sue fotografie, anche quando queste sembrano non avere nulla a che fare con il reale perché rappresentano i frame dei suoi film interiori, è legata a un riscontro fattivo, a un sentimento di familiarità che, nonostante una certa perturbabilità iniziale, conquista l’osservatore che la recepisce e “la condivide”.

«Bisognerebbe provare a figurarsi l’attimo esatto in cui Michele Di Donato scatta una fotografia. In quel momento, se fosse possibile – conclude Fabiola Di Maggio –  si vedrebbero nello spazio flussi di immagini, come fantasmi, rincorrersi, scontrarsi e stabilizzarsi davanti all’obiettivo. In quel clic decisionale, dove accade la fotografia, Di Donato ha appena rivelato una storia: la sua, la mia, la vostra o magari proprio quella di nessuno. Le sue fotografie, come i sogni senza titolo di Man Ray, stanno lì a ricordarci che l’immagine, la vera immagine, ha molto più a che fare con tutto ciò che non ci sta mostrando e che qualcuno, guardandola, sta immaginando».

La presentazione di FAUTOGRAPHIE avviene nell’ambito della rassegna “Leggere e amare” che PUTIA art gallery sta dedicando ai libri, in una relazione sempre presente e originale con altre arti.