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Domenica 16 dicembre alle ore 17.00 alla Galleria di Cefalù verà presentato il libro di Michele di Donato ” Fautographie”. Michele fotografa per necessità, e questo suo modo viscerale di scrivere con le immagini gli ha consentito di ricevere apprezzamenti a livello nazionale e internazionale fra i quali il Moscow International Foto Award 2015 e 2016 in RUSSIA, la 16° edizione del China International Photographic Art Exhibition, l’International Salon of Fine Art Photography 2016 in India, il 6th China International Digital Photography Art Exhibition 2017 in Cina, il Tokyo International Foto Award 2017 in Giappone  e il Sony World Photography  Award 2017 nel quale ha conseguito l’onoreficenza di “Commended as Top 50 in the World” nella categoria Open Architecture. Le sue immagini sono state pubblicate su magazines come Reflex, Foto Cult, Click Magazine, Die Angst Munich, L’Oeil de la Photographie Paris, 1340Art Magazine, fanno parte di molte collezioni pubbliche e private e sono state esposte in numerose mostre personali in tutto il mondo. Attualmente è rappresentato dalle seguenti gallerie d’arte: Singulart (Parigi), Saatchi Art (New York), Blank Wall Gallery (Atene), NewBloodArt (London).
“Fautographie” Di Donato propone una serie di riflessioni visive su temi ricorrenti nellasua poetica visiva: le immagini che si susseguono nelle pagine del libro, infatti, sono quelle dei progetti più significativi realizzati fra il 2010 e il 2016 quali Non luoghi, I Siciliani, Rem, Child, Life in nowhere land, Nightlife e Theatre. La struttura del discorso, sia pure nelle sue molteplici interlocuzioni, resta unica: siamo di fronte a una vera e propria opera antologica, sia pure di un autore anagraficamente giovane ma fotograficamente completo e maturo.
Il libro è stato realizzato in sei anni ed è il primo libro fotografico di Michele Di Donato. Nelle 112 fotografie che lo compongono Di Donato lega la realtà tangibile a quella onirica, passando anche per la terra e le genti che abitano l’antica Trinacria, densa di voci, di tradizionali tableau vivant, veri scenari viventi di storie immobili e stanziali che di fronte alla sua fotocamera divengono immagine. Contemporaneamente Di Donato sa individuare quel senso di atemporalità e straniamento anche in luoghi che stanno perdendo o hanno già dimenticato la loro identità, territori di passaggio di cui nessuno si cura, vuote campiture fatte di lampioni, panchine e piazzali nei quali l’umano che diviene esso stesso sagoma, è solo in transito.
Punto di forza di questo libro è l’ultimo lavoro in ordine di tempo che l’autore, siciliano d’adozione, ha chiamato Rem–Rapid Eye Movement, ossia quel rapido movimento che gli occhi compiono durante la fase del sonno nella quale i sogni invadono la mente. In queste immagini i contorni del reale si sfumano, si apre un canale – tutto onirico – che ci indirizza alle profondità di un mare inconscio dove è solo silenzio, dove si abbattono le barriere della razionalità. “Nei sogni non ci sono limiti né di spazio, né di tempo. Io vivo così. Faccio molta fatica a rientrare nella realtà, infatti tendo continuamente a sconfinare nel sogno”, commenta l’autore. La sua fotografia traduce visivamente questo transito continuo, assumendo le medesime caratteristiche estetiche: per tale ragione i bianconeri di Michele Di Donato sono particolarmente contrastati, proprio “come se si stesse per entrare in quell’imbuto che è la mente umana”.
Di Donato si definisce un fautographo, un fotografo dell’errore. Cadendo in errore, infatti, la fotografia “esplora il suo confine e tocca il limite dell’illecito”. Per questo osare in un campo rischioso, quello per l’appunto dell’errore, le immagini generano “misteriose entità che si esprimono secondo tempi e modi inaspettati, varcano i limiti del medium e alludono ad altri mondi possibili”.