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Si inaugura venerdì 28 dicembre 2018, alle ore 18.00, presso il
Museo Mandralisca di Cefalù, la rassegna di Momò Calascibetta e
Dario Orphée La Mendola “Cenere – Regalami un sorriso”, a cura di
Andrea Guastella.Cosa c’entra Regalami un sorriso, la canzone di
Drupi, con la Cenere penitenziale? A uno sguardo superficiale,
niente. Cenere è infatti un violento J’accuse contro il sistema
dell’arte siciliano, i cui protagonisti – critici e collezionisti,
mercanti e curatori – sono seppelliti senza essere morti e, il chi è
peggio, condannati dalla penna e del pennello degli autori – Dario
Orphée ha raccontato nel suo racconto di una mostra nata morta, Momò
Calascibetta invece i morti li ha risuscitati, sigillandoli in
loculi di 69×69 cm ciascuno – a ripetere in eterno i medesimi
esercizi.E tuttavia, come accade ai politici accolti nei presepi di
San Gregorio Armeno, anche in Cenere il disprezzo si converte sempre
in scherzo, lo sdegno in un sorriso.Lo stesso imperscrutabile
sorriso del capolavoro di Antonello ospitato a Cefalù, sotto il cui
sguardo vigile Momò Calascibetta aveva già esposto nel lontano 2007
presentato da Vincenzo Consolo, e a cui ritorna coi suoi
coloratissimi dipinti più divertito che mai.
Interverranno alla serata inaugurale, oltre agli autori e al
curatore, il Presidente della Fondazione Mandralisca, Antonio
Purpura e il Sindaco di Cefalù, Rosario La Punzina, che recheranno i
saluti dell’Ente ospitante e dell’Amministrazione Comunale.
La rassegna, itinerante, inaugurata alla Farm di Favara lo scorso 16
giugno, e che ha già toccato il Polo Museale A. Cordici di Erice,
l’ex chiesa di San Giovanni a Gela e Palazzo La Rocca a Ragusa,
toccherà i principali musei della Sicilia per poi spostarsi in
Italia e in Europa.
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Momò Calascibetta nasce a Palermo. Si laurea in architettura con
Gregotti ma sceglie di dedicarsi esclusivamente alla pittura;
pittura che Leonardo Sciascia definirà “il racconto dettagliato
dell’imbestiamento di una classe di potere già sufficientemente
imbestiata nella più lata avarizia e nella più lata rapacità…”. I
suoi personaggi hanno assistito “alla caduta degli dei” ma
conservano l’imprinting del mito più alto; i suoi “relitti umani”
divorano con cupidigia, godono e si preparano all’atto unico, forse
finale, dell’effusione amorosa, della totale consunzione carnale
dell’individuo, del deliquio dei sensi nella sfrenatezza di un’avida
passione. Nel 1982 si trasferisce a Milano dove nascono Comiso Park,
Piazza della Vergogna, De l’amour, Labirinto Verticale: serie di
opere che verranno esposte alla Fondazione Corrente, alla Fondazione
Mudima, alla Galleria Jannone, alla Galleria Daverio ed in fiere
internazionali come Arte Fiera di Bologna, MiArt, Artexpo New York
Coliseum, Art Basel, Arco Fiera di Madrid. Nel 2002 la Fondazione
Mudima, a cura di Philippe Daverio, organizza una mostra-evento dal
titolo Terromnia, dove vengono per la prima volta raccolte le
sculture e i dipinti più rappresentativi di tutte le serie. La
mostra susciterà l’interesse di Gillo Dorfles, Alessandro Riva,
Marco Meneguzzo, Liana Bortolon e Giovanni Quadrio Curzio. Nel 2004
è ospite coi suoi lavori alla trasmissione Passepartout di Philippe
Daverio su RAI 3 e nel 2005 un suo grande dipinto, Il gelato di
Tariq, viene utilizzato per l’allestimento del set delle nove
trasmissioni estive di Passepartout. Memorabile la sua esperienza di
(non) partecipazione alla Biennale di Venezia del 2005, in occasione
della quale organizza il progetto collaterale Esserci al Padiglione
Italia, mostra di protesta contro un “mondo dell’arte” dominato da
lobby finanziarie cieche ed arroganti, sempre più separate dalla
vita reale. Nel 2005 col progetto Plotart a cura di Gianluca
Marziani è coinvolto in diverse gallerie d’arte in Europa (Studio
Senko, Danimarca; Dot Galerie, Svizzera; Fondazione Carlo Molineris,
Svizzera; Galerie Kiron, Francia; Rar Galerie, Olanda; Galerie
Hartdiest, Belgio; Blanca Soto, Spagna; Galleria Arturarte, Italia;
La Sala Naranja, Spagna). Data al 2007 un’antologica intorno al tema
del “sorriso” a cura di Vincenzo Consolo al Museo Mandralisca di
Cefalù e al 2009 l’acquisizione di una sua opera al Museo Guttuso di
Bagheria. Nel 2016 è il turno di Momeide, un’antologica alla Civica
Raccolta Cappello a Ragusa, a cura di Andrea Guastella, e nel 2017
di un’istallazione alla Farm Cultural Park di Favara da titolo
provocatorio Agrigentèrotique, a cura di Dario Orphée. Cenere,
l’ultimo progetto itinerante realizzato in collaborazione con lo
scrittore Dario Orphée e a cura di Andrea Guastella, lo vede
presente dal 2018 al 2019 nei principali siti espositivi e musei
della Sicilia, terra in cui l’artista, come hanno rilevato Sciascia,
Bufalino e Consolo, è profondamente radicato. E anche in questo
ciclo non vengono meno i tratti del disegnatore satirico di razza
evidenziati un po’ da tutti i critici – da de Micheli a Soavi, da
Dentice a Testori, da Daverio a Dorfles a Meneguzzo – che lo hanno
seguito da vicino.
Nato ad Agrigento, Dario Orphée ha conseguito la maturità
scientifica e la laurea magistrale in filosofia. Insegna Estetica ed
Etica della Comunicazione presso l’Accademia di Belle Arti di
Agrigento e Progettazione delle Professionalità presso l’Accademia
di Belle Arti di Catania. Critico e curatore indipendente, collabora
con numerose riviste – scrivendo di critica d’arte e teatrale,
estetica, filosofia della natura e filosofia dell’agricoltura – tra
cui “Segno”, “Il Pickwick”, “Permacultura & Transizione” e “Balarm”.
Attualmente si occupa dello studio del sentimento, di gnoseologia
dell’arte, di estetica ecobiologica e di scienze naturali.