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E’ stata rinnovato il protocollo di intesa tra il rifugio sanitario e per ricovero di Isnello e Petralia Sottana, gestito dal Sig. Michele Macaluso e L’ Associazione i Delfini Distaccamento di Castelbuono;
Che a tal proposito l’associazione prenderà contatto nei prossimi giorni con i vostri uffici di competenza per affrontare il sempre più dilagante e purtroppo sottovalutato problema del randagismo e le opportune operazioni da adottare per poterlo contrastare.
Si rende noto che a breve sarà effettuato un censimento di tutti i cani randagi presenti sul territorio, e con l’ausilio di una commissione scientifica verrà valutato il grado di pericolosità per l’incolumità pubblica dei cittadini residenti sul territorio e tali relazioni, per conoscenza, verranno inviate alle autorità competenti. 
Si ricorda che la legge regionale 15/2000 sul randagismo IMPONE che gli Enti Locali (Comuni) provvedono al ricovero dei cani vaganti nel proprio territorio comunale presso un canile autorizzato e che la responsabilità civile e penale dei danni provocati da un cane randagio è unicamente a carico del Sindaco competente per quel territorio.
In questi anni abbiamo assistito ad un processo di intensificazione del problema e le cause, nonostante il grande lavoro svolto, sono da imputare ad una sempre maggiore azione dell’uomo che, contestualmente alle sue esigenze, immette sul territorio (abbandono) una quantità di cani tale da vanificare l’impegno e il lavoro di quanti ogni giorno si spendono per limitare il fenomeno randagismo.
Siamo di fronte ad una vera e propria realtà condizionante che ha bisogno di essere affrontata seriamente e subito prima che diventi ingestibile e “pericolosa”. Ricordiamo che in questi anni tante sono state le aggressioni perpetrate ai danni dell’uomo (tralasciamo i motivi) molte con gravi conseguenze altre con conseguenze per la vita. 
In questo generale giro di informazioni entriamo nello specifico del nostro territorio considerando che Le Madonie, come Sciacca e Palermo ecc.. vive uno stato di assoluta necessità sociale se consideriamo l’alto numero di randagi presenti e che comporta non solo un peso economico quasi insostenibile ma anche un peso sociale al quale occorre porre rimedio.
Molti Comuni, hanno affrontato il problema attuando ogni riferimento legislativo (canile sanitario, convenzioni con l’ASP, conferenze di servizio, ecc..) e lo hanno fatto con precisa applicazione. Ma tutto ciò da solo non basta occorre fare di più e soprattutto in maniera sinergica coinvolgendo tutti gli uffici preposti e stilando un piano progettuali che abbia effetti a breve e medio termine.
La sintesi del dibattimento pone quindi alla base del problema tre aspetti fondamentali:
L’informazione; 
La carenza di strumenti e comparti ricettivi. 
L’applicazione delle sanzioni per i privati che non si attengono alla normativa vigente;
L’informazione è il processo attraverso il quale si avvia un processo di sensibilizzazione verso il problema, attraverso manifestazioni, consulte, dibattiti, tavoli tecnici, materiale pubblicitario ecc… una sorta di progetto divulgativo strutturato sulla base dell’analisi e della conoscenza. Sensibilizzare dunque le coscienze attraverso, iniziative, confronti, attraverso un processo identificativo che suggerisca al cittadino un “comportamento” corretto e lo induca ad agire secondo una coscienza sociale e non secondo una propria esigenza.
La carenza di strumenti (utilizzo di personale e strumenti di lavoro) ad esempio l’aumento di Veterinari per l’effettuazione chirurgica delle sterilizzazioni, aree attrezzate per la permanenza sociale dei cani (spiagge, giardini, ecc…) l’incentivazione delle adozioni anche attraverso un bonus o delle convenzioni specifiche. Infine l’applicazione delle sanzioni previste per legge a tutti coloro che non si atterranno al rispetto della normativa e nei casi più gravi (abbandono) l’attribuzione penale del reato.
Come procedere non è semplicissimo ma occorre farlo. Sono 6 i passaggi obbligati per la formazione di un progetto esecutivo:
Individuazione di un Tutor che disponga di ampi poteri decisionali;
Individuazione dei soggetti preposti e attribuzione di una squadra di vigilanza;
convenzioni con un canile rifugio e sanitario anche attraverso la partecipazione di più Comuni o Comuni consorziati;
La divulgazione di materiale a carattere informativo con le istituzioni di tavoli tecnici e il coinvolgimento delle scuole e di tutte le associazioni che intendono collaborare;
Un bonus per le adozioni o specifiche convenzioni (si andrebbe a risparmiare sul mantenimento);
I tempi per raggiungere un vero equilibrio sociale e ridurre o addirittura risolvere il “fenomeno randagismo” possono variare da due a cinque anni.
I costi dipendono dalla tipologia del progetto, dal personale impegnato e dagli strumenti utilizzati e possono variare in funzione dell’applicazione del progetto.
Teniamo a precisare che l’intento finale dell’associazione è quello di instaurare un rapporto collaborativo con le varie amministrazioni e di affiancarle dove possibile nell’affrontare il problema del randagismo.
L’associazione fin sa subito si rende disponibile per fornire qualsiasi chiarimento in merito alle metodiche che intende adottare.