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Si fa un gran parlare di “bellezza”, tutti la osannano e la venerano, ma chi è, e cos’è la bellezza? Vito Mancuso, teologo, come tanti altri scrittori, prova a dare una spiegazione nel suo ultimo libro “La via della bellezza”, un viaggio verso le sue varie forme.
Una cosa è certa scrive Mancuso, quasi ad inizio del suo libro, quando qualcosa è bella si scatena un meccanismo di avvicinamento energetico verso quel qualcosa, viceversa, una cosa non bella ce la fa allontanare, è un istinto fisiologico, poi magari accade che per curiosità ci avviciniamo anche a ciò che è brutto ed anche li diventa difficile definire in maniera canonica ciò che è brutto .
La bellezza riesce sempre a rompere le barriere dell’ego e genera un potere salvifico, ecco perchè in ogni situazione anche la più noiosa dovremmo ricercare la bellezza che in molti casi diviene cura.
La bellezza non è solo nelle cose, ma nella mente di chi osserva e riceve energia, occorre certo una predisposizione a cogliere il bello, ogni mente percepisce le cose in modo diverso infatti. Umberto Eco, a tal proposito scriveva, che non esiste un’idea assoluta di bellezza, come non lo esiste per le cose brutte, essa ha assunto volti diversi a seconda del periodo storico, della cultura della persona, dell’esperienza che di essa si fa, dall’educazione che di essa si è ricevuta. La bellezza è un’evento che accade, e non accade a tutti perchè è fortemente legata ad una disposizione d’animo interiore.
Educare alla bellezza è spesso associata all’idea di rintracciare nella realtà qualità positive, l’impulso estetico umano è innato, ma l’esercizio e la cura di ciò aiuta a potenziare questa qualità innata.
Immersi in una valanga di squallore e bruttezza del linguaggio, del vestire del vivere, ci si abitua forse troppo alla banalità e al brutto e ritrovare il bello diventa difficile a meno chè non si è abituati a ricercarla.
La bellezza si accompagna spesso alla forza ed alla bontà, la storia ci ha dato illustri esempi di questa forma di bellezza non fatta solo di armonia delle forme estetiche, ma di bontà, madre Teresa di Calcutta o Gandhi non erano belli in senso estetico ma buoni, una bellezza diversa che è stata fatta di gesti, parole, fatti.
In questi giorni ricorderemo ancora nel giorno della memoria le tragedie della shoah piuttosto che ricordare come sempre l’aspetto tragico e disumano di questa tragedia, è bene ricordare anche l’altro aspetto, la bellezza dei gesti di solidarietà di quanti sono andati in soccorso ai perseguitati, nascondendoli , dando loro ospitalità, tra i tanti ricordiamo il noto ciclista Gino Bartali, vincitore del giro d’italia e tour de France, l’eroe silenzioso che partecipò alla rete clandestina che permise a molti ebrei di avere i documenti per non essere deportati, il bene, diceva non si deve solo raccontarlo, ma farlo in silenzio perchè no ne perda il valore.
Oggi abbiamo i nuovi migranti che scappano dalle loro terre in cerca di un asilo ed assistiamo a scene di uomini e donne intrappolate nelle navi o barconi in attesa di trovare pace, nulla sembra essere cambiato, traghettatori di morte come Caronte continuano a serpeggiare tra noi.
Un’indignazione insufficente tuttavia quella che accompagna questa triste vicenda, dove tanti parlano e pochi si muovono, si muove la parte bella di alcuni esseri umani che non restano a guardare indifferenti a tanto squallore.
La bellezza è nei gesti di tanti volontari che si occupano dell’accoglienza, di quegli operatori di pace che spendono parole ed azioni quotidiane per fare una politica umana di interventi . Loro sono la parte bella della società che non dorme e che non resta a guardare, perchè anche il non intervento è un modo per non far cambiare le cose.
Il mediterraneo sta diventando la tomba, dove centinaia di uomini non trovano più pace, come si può rimanere insensibili a tanta tragicità? La volontaria che salva un bambino questo è bello, inutile fare solo dibattiti su una memoria passata se non sappiamo indignarci per quello che accade sotto i nostri occhi, rendiamo conto alla nostra coscienza, la partita del vivere bene si gioca nel qui e ora.