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Il cinema va acquistando sempre più peso nell’industria turistica. Può il cinema influenzare il turismo e determinare ricadute positive sul territorio? Questa la domanda. La risposta è ampiamente affermativa: il cinema ha la capacità di mobilitare consistenti risorse umane e finanziarie, favorendo di riflesso la nascita di nuove attività economiche e turistiche.Andrea Rocca in un suo approfondito studio e un’altra documentata ricerca della neozelandese Sue Beeton, Multilingual Matters Limited, dimostrano come il turismo originato da un’opera per il grande o piccolo schermo possa rivitalizzare un territorio. Ospitare una produzione cinematografica può significare per la zona interessata acquisire una serie di apporti culturali, sociali e turistici di grande spessore. Che una buona pellicola richiami sul territorio il turismo, e quindi un’ opportunità di sviluppo, ne abbiamo molti esempi probanti. La Salina del “Postino”, la Napoli di “Un posto al sole”, il “Commissario Montalbano”, “Carabinieri”, le langhe piemontesi di “Elisa di Rivombrosa”, l’Inghilterra di Harry Potter, la Tokio di “Lost in Translation”, le Highlands di “Braveheart”, “Heidiland” ispirata alla storia del romanzo di Johanna Spyri
e altri numerosi esempi, sono la riprova di un turismo legato ai luoghi che hanno fatto da sfondo a filmati o a semplici fiction.

VIlla Volpicelli, location di

Ospitare una produzione filmica induce una serie di vantaggi e benefici direttamente correlati al territorio. Si verificano ricadute dirette, indirette e indotte derivanti da una simile attività, segnatamente dalla presenza di una troupe che movimenta l’economia con la richiesta in loco dei più svariati servizi. Tutto ciò è stato indagato a fondo da un importante progetto di ricerca promosso dal Settore Cinema della Biennale di Venezia, presentato alla 63ª Mostra del Cinema del 2004. Lo studio, che aveva per tema Film-induced tourism, sviscera le relazioni e i rapporti tra chi rappresenta il territorio (politici, aziende di turismo, film commission) e gli enti di produzione, deducendone, anche per mezzo di una casistica internazionale, idee e spunti per progetti e politiche specifiche.

E’ stato indagato in particolare il ruolo e la capacità del film di elevarsi a vero e proprio driver, o idea guida per la programmazione di una vacanza: quattro individui su cinque affermano di provare il desiderio di visitare un luogo o i luoghi presentati in un film; uno su cinque dichiara di lasciarsi influenzare costantemente dal cinema nella scelta delle vacanze; il 15% ha asserito di aver visitato, negli ultimi tre anni, un luogo per averlo visto al cinema. Molto importanti pure i risultati emergenti in riferimento all’economia locale, ossia la ricaduta economica sul territorio, sia sotto l’aspetto strettamente monetario, sia sotto l’aspetto occupazionale.

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Focalizzando solo su due territori ospitanti produzioni cinematografiche, la Campania e il Piemonte, lo studio ha permesso di stimare il valore economico indotto dalle produzioni di lungometraggi, di fiction, di cortometraggi e di documentari. Nel 2005, da una spesa di 260 milioni di euro sostenuta per queste produzioni, si è calcolato un impatto economico (ossia tenuto conto degli effetti moltiplicatori della spesa sul territorio) di oltre 450 milioni. Sotto l’aspetto occupazionale, è stata stimata una creazione di circa 2000 posti di lavoro annui. E si tratta di valori minimali. Investire nel cinema, in particolare di tema etnico e territoriale, è dunque come investire in turismo, in cultura, in sviluppo del territorio. Nel 2004, in occasione dell’uscita del film “La Passione di Cristo”, girato nei “sassi” di Matera, il turismo nazionale e internazionale richiamato dalla location del film ha riversato nella provincia di Matera 32 milioni di euro, quattro volte tanto quello che era il ricavato del turismo ordinario. Per l’Italia in genere, è stato stimato un effetto ricaduta sul territorio generato dalle grandi produzioni cinematografiche, tra i 3,35 e i 3,55 euro per ogni euro speso nella produzione di una pellicola.

La spiaggia di Pollara,

Il governo ha recepito l’importanza di questo mezzo per produrre turismo e incentivare l’attività dei produttori e dei soggetti interessati al mondo del cinema. La finanziaria 2008 prevede incentivi fiscali alle aziende che investono in questo settore, favorendo così indirettamente il turismo. Sono agevolazioni sotto forma di credito d’imposta verso le aziende che si attivano nella filiera cinematografica.
Queste agevolazioni sono in grado, a loro volta, di traslare impulsi di crescita ad altri settori direttamente o indirettamente collegati a quello agevolato. La norma prevede che le imprese di produzione esecutiva e di post-produzione possano avanzare un credito di imposta pari al 25% del costo di produzione “sotto linea”, ossia tolte le spese per gli autori e gli attori principali, con un tetto massimo, per ogni singolo film, pari a 5 milioni di euro.

fonte: Cinemecum