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Reddito e pensione di cittadinanza gli argomenti al centro di un incontro che si è svolto a Cefalù , sabato sera nella sala conferenze dell’hotel Riva Del Sole , organizzato dal Movimento 5 stelle per spiegare ai cittadini, anche, i primi mesi del governo gialloverde.
Presenti il Deputato regionale Salvatore Siragusa, i nazionali Azzurra Cancelleri, Vittoria Casa, Caterina Licatini e Davide Aiello. L’incontro ha fatto chiarezza su alcuni dubbi dei cittadini riguardo le modalità di attuazione del programma sul reddito di cittadinanza. Anzitutto, hanno tenuto a precisare che non si tratta di una misura assistenziale mirata a permettere ai cittadini di non fare nulla, ma piuttosto di un supporto alla politica attiva del lavoro. Pertanto, oltre al diritto al reddito e all’affiancamento di un navigator incaricato di seguire i beneficiari durante l’intero ciclo del reddito di cittadinanza (che dura 18 mesi), gli interessati saranno tenuti ad assolvere alcuni obblighi.
Potranno, si è detto, fare richiesta i cittadini italiani, europei o lungo soggiornanti, che siano residenti in Italia da almeno 10 anni (di cui 2 in maniera continuativa); che abbiano un valore ISEE inferiore a 9360€ annui, un patrimonio immobiliare fino a 30.000€ (esclusa la prima casa) e un patrimonio finanziario fino a 6.000€ (che può arrivare a un massimo di 20.000€ se nel nucleo familiare è presente una persona con disabilità).
Il reddito percepito varierà a seconda delle spese di affitto o mutuo e del numero degli individui del nucleo familiare. Per chi vorrà fare domanda online, sarà prima necessario possedere l’identità digitale attraverso SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale). Sarà, invece, l’INPS ad occuparsi di controllare le richieste e verificare i requisiti, attraverso controlli estremamente accurati. Per contrastare i cosiddetti “furbetti”, è stato introdotto il reato di “falso in reddito di cittadinanza”, che prevede fino a 6 anni di carcere. Se la domanda verrà accettata, il beneficiario sarà informato dall’INPS relativamente al ritiro della carta, che sarà rilasciata dalle Poste e avrà lo stesso funzionamento di una carta prepagata, seppur con alcune limitazioni. Nel corso dei 18 mesi verranno proposte al beneficiario tre offerte di lavoro, la prima entro un raggio di 100 km dell’abitazione, la seconda entro 250 km e la terza su tutto il territorio nazionale.
L’intento è quello di favorire l’accettazione della prima offerta, ma nel momento in cui vengano rifiutate tutte e tre automaticamente decade il beneficio del reddito. Sarà comunque possibile fare una nuova richiesta e iniziare un nuovo iter, ma a quel punto le proposte di lavoro, fin dalla prima, potranno provenire da tutto il territorio nazionale.
Come si è potuto ignorare in Italia – dice Provenza- un aspetto così importante della vita di ogni cittadino europeo? In Italia non si sa neanche che chi in Europa (Francia, Germania, Gran Bretagna e non solo Danimarca, Svezia…) non guadagna abbastanza ottiene un’integrazione del reddito, e anche chi lavora part time ottiene un’integrazione del reddito. Poi si scopre che in Italia il reddito medio è da miseria. L’esistenza di quello che di fatto è un reddito di cittadinanza in Europa spiega la flessibilità europea (peraltro di gran lunga minore che in Italia), spiega l’assenza di lavoro nero, spiega l’assenza delle massicce raccomandazioni, spiega anche il fatto che le persone competenti occupino in genere il posto che compete loro (mentre così non è in Italia). Non capisco – precisa Provenza – perché nonostante l’Europa abbia raccomandato dal lontano 1992 all’Italia di introdurre un reddito di cittadinanza questo non è stato mai attuato. E soprattutto è incomprensibile che a sinistra nessuno ne abbia mai parlato.
A chi ha giovato? Evidentemente a qualcuno avrà giovato. Certo non ha giovato alle famiglie che sono rimaste senza un reddito. Le persone giudicano per paragoni e confronti.
Ma se il confronto con gli altri paesi è stato negato non ci si può lamentare che non cambi nulla. Sicuramente non si è voluta la tanta decantata democrazia europea ma si è guardato ad altro. L’unica forza politica che in Italia ha posto con coerenza il problema del reddito di cittadinanza sul modello europeo è stato il Movimento 5 stelle, da quando è entrato per la prima volta al Parlamento. Possibile – conclude Provenza – che nessuno abbia ritenuto importante ricordare che è dal 1992 che l’Europa raccomanda all’Italia di adottare il reddito di cittadinanza? Possibile che nessuno abbia capito che quello che manca in Italia è quella sicurezza economica che viene dalla rete dei sussidi che permette alle persone di cambiare lavoro con relativa tranquillità soprattutto da giovani? Questo è quello sta facendo il m5s, rendere l’uomo libero, liberalizzare significa aprire l’accesso alle professioni senza doversi fare un tessera di partito, pagare tangenti, essere parte di un sistema di potere, di una lobby famigliare, politica ma rendere l’uomo libero.
Questa è la politica che dobbiamo continuare a fare senza guardare sondaggi ma a testa bassa e con lo stesso impegno e portare la voce dei Cittadini in Parlamento.
Sull’incontro del M5S un ampio servizio nel Giornale di Cefalù