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La tradizione non si ferma, questa mattina un po’ ovunque si respirava aria bruciata, erano i resti della notte tra il 18 e il 19 marzo in cui “avvampa la vampa di San Giuseppe” coinvolgendo in questo rito giovani, adulti in un rito che sa di antico, qualche volta anche di primordiale per come viene fatto, e per quello che la cronaca di oggi ci ha rimandato, incidenti in alcuni quartieri popolari di Palermo, dove sono dovute intervenire le forze dell’ordine, come spesso accade ormai da anni per una mancanza di gestione dell’evento con criteri chiari e condivisi dalla gente e dalle regole del vivere civile. La vampa di San Giuseppe vanta una storia piuttosto antica. La storia folcloristica ci racconta che bruciare qualcosa è simbolo di cambiamento, trasformazione, coincide con il passaggio dall’inverno alla primavera. Dinnanzi al fuoco, simbolicamente gli uomini che vi assistono dovrebbero poter bruciare tutte quelle cose che producono angoscia, smarrimento, preoccupazione. Avevo deciso di non scrivere, poi arriva l’immagine scattata dal professore e fotografo Nino Pillitteri, giovani dell’Arenella che si appropinquano a trascinare i resti di una barca dismessa, i loro volti immortalati in un’attimo di movimento, racconta più di tante parole, non possono che accendere il desiderio di parlare di uno uno dei riti più antichi che esistono. Il fuoco ha significati contrastanti, riscalda, distrugge, purifica, rende visibili le forme pur non avendone una, protende verso l’alto, il cielo, il luogo da cui speriamo arrivi l’aiuto . San Giuseppe patì il freddo e sembra abbia bruciato il suo mantello per riscaldare Gesù, aneddoto che pochi conoscono, a lui dunque si dedica il fuoco. Molti ragazzi sono attratti da questo evento che per molti diviene forse anche un gioco pericoloso, ecco perchè sarebbe l’ora che si regolarizzasse meglio questa tradizione particolare evitando incidenti e scontri inutili come quelli accaduti in alcuni quartieri, dove la rabbia del “bisogno” l’insoddisfazione di una vita per molti difficile fa desiderare l’idea di bruciare e poi farlo sul serio la qualunque mettendo a rischio l’ordine pubblico. Al di là di ciò, la vampa primordiale, ci ricorda che per quanto siamo tecnologici alcune cose restano nel dna, le tradizioni non devono morire, e per non morire del tutto occorre che si faccia un lavoro di educazione culturale che ancora manca completamente. Buon San Giuseppe.